Mar. Mag 11th, 2021

Imola, ore 14:17, Ayrton Senna affronta l’ultima curva della sua vita. Vallo a spiegare al bimbo che lo venera. Nel 2020 la Formula Uno ritorna proprio a Imola.

La storia per quanto complicata che sia, racconta l’amore spasmodico di un bambino, Francesco, per il suo mito Ayrton Senna.

Per arrivare a Senna bisogna riavvolgere il nastro di un paio d’anni, quando cioè al bimbo regalarono una macchina di Formula Uno, la Ferrari di Berger, facendo conoscere uno sport strano, fin lì sconosciuto a chi cresce solo a pane e calcio, e soprattutto la curiosità di vedere quelle macchine così bizzarre.

Nell’attesa di capire chi fosse Berger in tv il bambino faceva notare che per un giro della Rossa un’altra macchina passa già più volte. Perché?

Eh, ma quello è Senna!“.

L’esclamazione, scontata “per i grandi”, quel bimbo mica poteva capirla. Cosa significava “Quello è Senna“, cos’è? Un modo di dire?

No – spiegarono al bimbo – Quella macchina che a te sembra ancora più strana della Rossa è guidata da un pilota di nome Ayrton Senna, è il pilota più forte di tutti in questo momento“.

La reazione del bimbo fu istintiva, dicendo: “Scusate, ma allora perché diamine mi avete regalato questa macchinetta, io voglio quella di Senna, io voglio quella col casco giallo“.

La vita, per quanto complicata e senza logica possa sembrare, ha sempre un perché e da quel momento, da quell’istante, il bimbo ha occhi solo per Senna, tanto da disegnarlo a scuola, in mezzo a chi disegnava il sole o il mare lui metteva in mezzo sempre la McLaren bianca e rossa.

Segni del destino.

Maggio 1994, le rose nel cortile sono già profumate e il bimbo che ormai dello sport fa malattia quotidiana, sa che a breve inizierà il Giro d’Italia, unendo le bici all’atmosfera che pare romantica.

Prima però c’è da far qualche miracolo per vedere il gran premio di San Marino. Colpa, o merito, di un occhio pigro che viene sollecitato tamponando quello sano, con conseguenza che da lontano non ci si vede una beata mazza.

Nel frattempo che la domenica faccia il suo decorso post pranzo ecco la rituale partita col Game Gear, con Kick Off per l’esattenza, dove si gioca a calcio e il bimbo s’inventa 13 partite di tutti i campionati nazionali, così da scriverli poi nell’agendina e raccontare poi una virtuale schedina la sera.

Cose normali mai eh.

La fortuna di passare il tempo ai videogames durante il gran premio, fu di non assistere in diretta allo schianto del Tamburello, quel bambino ancora non concepiva la morte nello sport e a stento capiva che fosse successo il giorno prima col povero Roland Ratzenberger.

Successe tutto in un istante, nella stessa agendina del bimbo, ormai undicenne, c’erano tutte le piste ritagliate e catalogate, c’era il posto per i primi tre, tutto creato pochi mesi prima, quando dopo l’annuncio di Senna alla Williams, gli aveva fatto fare i salti di gioia, con calcio al povero ferro da stiro che lì era accanto e che mai più avrebbe funzionato.

Colpa del brasiliano.

In quell’incidente, visto con difficoltà da lontano e grazie all’occhio pigro, il bambino non riesce a capire molto, c’è un immagine di un meccanico Williams che sta seduto, disperato, ma che viene scambiato per Senna.

Non si è fatto niente, meno male, ma cavolo ora toccherà vincere a Montecarlo” il ragionamento del piccolo tifoso, ma poi elicotteri in pista, dottori, ma che diamine sta succedendo?

E in quel momento un corpo disteso per terra, ha la tuta blu e quando lo sollevano per portarlo sull’elicottero un enorme macchia rossa riga la sabbia del circuito. In quel momento il bambino sente un freddo glaciale nonostante maggio, quel sangue non poteva essere suo, quel corpo non poteva essere il suo Ayrton Senna.

Poltronieri, l’allora telecronista, disse le parole che mai furono dimenticate: “Le condizioni di Senna sono estremamente gravi“.

Cosa diavolo vuol dire la parola estremamente? La disperata corsa del bambino fu verso la mamma che, spaventata per cosa potesse essere successo al figlio, fu quasi di anticipo verso una mandata a quel paese, perché in teoria i compiti erano ancora da svolgere ma chiedere cosa volesse dire “estremamente” la faceva da padrone su tutto.

Significa molto grave, gravissimo“. No, Senna gravissimo non può diventarlo, così via di domande, dubbi, assilli, anche al padre, col povero papà che smadonnava per avere un erede che aveva la testa solo nello sport.

Guardati l’Inter dai – disse – non pensare a Senna“, con netta risposta molto negativa verso un’annata, quella 93/94, abbastanza tragicomica dei nerazzurri. “L’Inter guardatela tu, rimetti il gran premio in tv“, perché “i grandi” avevano già capito che Senna sarebbe morto, ma il bambino no. Guai a togliergli il suo mito.

Passarono i minuti, le parole encefalogramma piatto e altre stramberie mediche, uno di 11 anni non poteva capire, ma purtroppo, lo zio giornalista, colui che gli risolveva i dilemmi sportivi e che ne amplificava la curiosità sportiva, era mancato 3 anni prima e al ragazzo non restava che aspettare e immaginare il suo Senna pronto a parlare e dichiarare guerra a Schumacher.

L’estremo tentativo, ebbene si, di un miracolo, fu andare al rosario che si sarebbe recitato nella chiesa poco distante alle ore 18 e chi se ne frega se anziché alla Madonna le mani giunte erano perennemente rivolte al suo Senna.

Si uscì dalla chiesa con la convinzione che ora, accendendo la tv, Senna sarebbe stato in piena forma, d’altrone il prossimo gran premio sarebbe stato a Montecarlo, terra di trionfi brasiliani.

Senna è morto“, gli disse la mamma sulla porta di casa, quasi aspettando il bambino che sorrideva, ma quelle parole, così dirette, lo riportarono a tre anni prima, quando la parola morte era entrata di prepotenza nella sua vita.

E’ difficile dire che un mito è morto, è complicato spiegare il cerchio della vita, che la morte fa parte della vita, è la parte finale, è l’ultimo capitolo che quando arriva, arriva.

Ma per Senna no. Non poteva esistere morte.

Pochi giorni più tardi, dopo tutti i programmi su Ayrton furono vivisezionati dal bambino, accadde un fatto poi ricordato dalla compagnetta di classe tra le risate, e che cioè in vista di una visita alla sede giornalistica de La Nuova Sardegna, a tutti gli alunni fu richiesto l’acquisto di un quotidiano, senza però specificare quale.

Inutile dire che, mentre tutti si lanciavano sul quotidiano sardo, il bambino, tifoso di Senna, si premurava di avere il Corriere dello Sport, perché c’era Ayrton in prima pagina.

Fu un disastro.

Già, perché il bambino (il motivo oggi ancora mi sfugge), sedeva nel banco accanto alla maestra, ma che questa, spiegando in maniera perfetta come è strutturato un quotidiano, di botto rendeva il piccolo (anche nettamente per altezza) il primo bersaglio delle domande.

Non ci voleva un genio per capire che quel bambino era in un pianeta a sé, e alla domanda: “Cosa ho appena detto?” la conseguente risposta: “Non ne ho idea sto leggendo di Senna“, fu la bomba che fece strappare in due il quotidiano, perché mentre la maestra lo tirava a sé la mano ferma non voleva mollare le pagine del suo mito.

Altro che l’ambito Benissimo che la maestra come voto metteva con la B maiuscola.

Ayrton, da lassù, avrà sorriso, avrà promesso al Signore che anni dopo avrebbe fatto un regalo a chi, con così tanta insistenza lo venerava.

Anni dopo, perché quel bambino rivide il gran premio di Imola solo 20 anni dopo, riprovando lo stesso dolore allo stomaco, arrivò la scintilla del voler scrivere un articolo sul brasiliano e poi un altro ancora e poi ancora…ancora…fino al sogno.

Il sogno di una notte di marzo in cui il brasiliano apparve al bambino, ormai diventato grande (d’età, non di testa) chiedendo un’intervista.

Si, perché il ragazzo aveva poco da vantarsi, ma timidamente gli disse, “Sai, ora sono un giornalista” e il brasiliano: “Bene, allora crea un sito, perché di cose da raccontarti ne avrò tante“.

Quel bambino è chi ha appena scritto questo pezzo, quel sogno aveva appena fatto nascere ispirazionesportiva.com e oggi che Imola ripropone le frasi di Senna ad Ayrton posso solo dirgli: “Grazie!”.

Con buona pace dei quotidiani strappati da una super maestra.

Francesco Fiori

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Di Francesco Fiori

Francesco Fiori è un giornalista sardo, classe 1983, con la passione per il racconto dello sport. Di tutto lo sport. Aveva 6 anni quando, sicuramente errore o destino, ebbe in regalo una semplice radio, senza pensare alle conseguenze successive del pianeta sportivo. Una domenica, finiti i compiti, giocando con quel mezzo, captò la voce roca di Sandro Ciotti. Aveva appena scoperto l’esistenza di Tutto il calcio minuto per minuto. La prima sfida arriva nella stagione calcistica 90/91, quando lo zio, incredibile giornalista locale, gli diede come compito raccontare la giornata calcistica appena conclusa. Quel tema, ad appena 7 anni, risultò migliore rispetto alle tabelline, mai entrate volentieri in testa. Il premio fu la presenza alla gara di cartello della squadra del suo paese, il Ploaghe, due settimane più tardi. Destino volle che la morte prese suo zio proprio il mercoledì prima, innescando in Fiori la voglia di diventare giornalista. A scuola alla domanda “Hai solo il calcio in testa?” rispondeva “No, anche il ciclismo” e gli anni di partite contemporanee la domenica e di Tele +2 col calcio estero crearono un piccolo “psicopatico sportivo”. Tra gli sport di cui si innamora c’è l’hockey americano, soprattutto nella mitologica figura di Mario Lemieux. Poco prima della morte del padre, nel febbraio 2001, Fiori trova su La Gazzetta dello Sport proprio un trafiletto con scritto del ritorno sul ghiaccio di Lemieux dopo aver sconfitto una forma tumorale e un ritiro di 3 anni. Da lì altra promessa, qualora arrivi la possibilità di scrivere un articolo, questo sarà su Lemieux il Magnifico. Diventato ragioniere capisce immediatamente che iva e fatture sono molto più noiose del previsto e la prima collaborazione col giornale “Sa Bovida” gli fanno capire le regole basi del giornalismo, cosa che Fiori ignorava ma che rispettava, chiedendo solo la possibilità di scrivere e far colpo. Chiusa la parentesi Sa Bovida per problemi logistici e di salute dell’immenso Antonio Delitala ecco il primo reale colpo di fulmine, il sito di hockey Nhl Playitusa che non ha un articolo su Lemieux. Il direttore, con una mail che Fiori ancora oggi custodisce, risponde: “Beh, perché non provi a scriverne uno tu?” Il resto è la storia scritta al pc dopo averne scritto 5 pagine in un quadernone a quadretti. Un cambio di lavoro, non per sua volontà, spariglia le carte in tavola, col ragazzo che stando fuori casa tutto il tempo deve abbandonare la scrittura, ma peggio ancora va col primo di 3 ictus che colpiscono la mamma proprio in quel periodo. Tempo al tempo e con un altro cambio di lavoro ecco l’opzione che lo colpisce, scrivere della sua amata Inter sul sito SpazioInter. Gli inizi sono complicati, scrivere secondo le regole e non avere carta bianca lo bloccano un pochino, fino all’esplosione che nel sito si chiama Live. Il Live sarebbe il racconto, minuto per minuto e in contemporanea, della partita in tv e a Fiori tocca esordire con Milan-Inter. Quella sera il divertimento raggiunge le stelle, anzi, le supera e da quel momento l’impegno è triplo, con le perle di interviste a Sandro Mazzola (che risate), Gigi Simoni (che gentilezza) e Riccardo Cucchi, suo idolo radiofonico. Il tesserino da giornalista gli fa mantenere la parola data a 6 anni e ancor più sorprendente è la proposta di essere addetto stampa proprio della squadra locale, andare a vedere quelle partite che il destino gli negarono nel 1991. Si chiede spesso se sia il destino a far scherzi oppure se semplicemente la vita va accettata per quella che è. Il 30 gennaio 2021, dopo un ricovero di un mese con tutte le aggravanti possibili, in ospedale viene a mancare la mamma di Francesco. Il colpo è brutale. Il conto è pesantissimo, la mente lontana, lo scrivere, anche solo un piccolo pensiero sulla giornata calcistica, è di una difficoltà che ad oggi è ancora lontana dall'essere superata. Il resto è storia o noia, dipende da che parte si vuol vedere, dagli articoli su Gazzetta Fan News al raccontare qualsiasi sport, perché per Fiori ogni sport ha un suo eroe e perché ora, con IspirazioneSportiva.com, sarà ancor più spettacolare dar libero sfogo a qualsiasi ispirazione, come dice il nome e come gli ha insegnato Riccardo Cucchi: “Nella vita mai smettere di sognare!”. Anzi, scusate il ritardo! Mail: fcroda@yahoo.it Fb: supermariolemieux pec: francesco.fiori@pecgiornalisti.it