Mar. Mag 11th, 2021

E’ l’alba dell’otto ottobre 2000. Non un risveglio normale, anzi, non una nottata normale visto che molti non son riusciti a chiuder occhio.

Colpa della rossa.

Non un femme fatale e neanche una birra. La Rossa è semplicemente la F1-2000, monoposto col numero 3 guidata da lui, dal Kaiser, da quel Michelino che noi vorremmo adottare, ma che è tedesco di Kerpen, antipatico all’inizio, simpatizzato durante e amato dopo: Michael Schumacher.

Sulla Ferrari c’è una sorta di maledizione che dura dal 1979, da quando in trionfo la portava Jody Scheckter, compagno di squadra di un tale di nome Gilles.

Quel Gilles, doveva prender in mano il sogno rosso dopo il ritiro del campione e tutto faceva presagire l’alba di una nuova favola.

Invece, tra macchine progettate malissimo e trionfi epici il fato rubò l’Aviatore canadese in un mattino di Zolder, facendo cadere nella depressione il tifo della scuderia più amata del circus.

Ci provò il volenteroso Alboreto, il Professor Prost, il cinghiale Mansell (senza offesa, uno come Nigel è oro puro nella Formula Uno), il talentino Alesi, ma niente da fare, a vincer erano sempre gli altri.

Ma costa veramente così tanto questo tedesco?“, le parole di Gianni Agnelli verso Montezemolo per l’ingaggio di Schumacher. Anche in questo caso il fato aveva indotto il matrimonio, togliendo al sogno un Ayrton Senna in Ferrari e lasciando strada spianata alla nuova unione.

Schumacher nel 1996 guida un assoluto paracarro, che perde pezzi in alcuni circuiti, ma che porta al trionfo a Barcellona, a Spa e a Monza, una tripletta che nessuno scorda.

E’ il miglior pilota in una macchina in crescita costante, ma se nel 1997 il suo black out (già successo in Australia, nel 1994) gli fa gettare alle ortiche il mondiale contro un altro Villeneuve, Jacques, tutto sembra apparecchiato per trionfare nel 98 e 99, quando un altro stop (Giappone, spegnimento motore in partenza) e un grave infortunio (Inghilterra) fanno sospettare che mai si arriverà all’epico trionfo.

Come accaduto in tempi recenti con Alonso e Vettel, la Rossa deve sudare per entrare nella storia, nel 2000 tre vittorie nelle prime tre sfide, poi la Mclaren di Hakkinen cresce e umilia il tedesco in Belgio, quando il finlandese compie il sorpasso più bello della storia della Formula Uno.

Sorpasso anche in classifica mondiale oltre che moralmente, ma Schumacher pensa che quest’anno è ora o mai più e una tragica Monza (morte del leone CEA Paolo Gislimberti) danno al tedesco vittoria, eguagliando Senna e meno due in classifica da Hakkinen, riaprendo il campionato.

Indianapolis, cavallo di ritorno in Formula Uno, dà al vento la direzione giusta. Contemporaneamente al gran premio la tv trasmette il film Jolly Blu degli 883, Schumacher vince, Hakkinen rompe e la canzone Sei un mito ora è perfetta.

Ma manca ancora l’apoteosi. Giappone 2000, o Hakkinen vince o è trionfo rosso, con Schumacher ancora in pole e ancora una volta tradito dai nervi, superato in partenza dal finlandese.

Chi se ne frega, oggi deve andare come deve andare, Schumi non molla Mika, come in F3, un rispetto nato dallo status di gentiluomo di Hakkinen, mai polemico e mai sopra le righe. Non è duello Senna-Prost ma è ugualmente bello.

Tutta Italia spinge il tedesco, il distacco si assottiglia da due a un secondo, poi Hakkinen va ai box.

Dai Schumi, spingi per noi, fallo per Corinna che ti guarda con occhi dolci, fallo per le critiche, per le lodi, fallo per te, fallo per noi“, Schumacher fa quello che ci ha abituato, come uno scatto di un ciclista in montagna per il tedesco l’abitudine è diventare un caccia al momento in cui deve far impazzire la rossa nei giri che precedono i box.

In quel momento, tutti si ricordano cosa accade, c’è chi fa volare un letto, chi lancia qualcosa per aria, Schumi può farcela.

L’uscita dai box è come un rigore in coppa del mondo. Hakkinen è lontano, porca miseria, Hakkinen è lontanissimo!

Gianfranco Mazzoni, telecronista dell’epoca, regala al mondo del giornalismo e della tv parole uniche, che valgono quanto Martellini nel calcio nel 1982 o Galeazzi nelle Olimpiadi con i fratelli Abbagnale, Michael Schumacher da Kerpen è primo a 13 giri dalla fine.

Quei giri sono un marasma di emozioni, Schumi è causa del volume al massimo delle tv e poco importa se c’è gente che dorme, l’alba rossa vede meccanici pietrificati attendendo Michael, l’obiettivo dopo 5 anni è lì, dietro l’angolo, forza Michael, ti stiamo spingendo tutti.

Quei giri non passano mai. Quei giri ti stanno consegnando alla storia.

La telecronaca è un atto d’amore verso Schumacher, ed è giusto così dopo tante illusioni, al diavolo l’imparzialità, vogliamo il Mondiale. C’è pioggerellina, attenzione Michael, anche quando Mika rallenta, keep calm, maledizione, non piove solo in Giappone, anche nel mio viso, sto piangendo, maledizione Michael stai attento, non illudermi anche oggi.

Ultimo giro, 4.279 secondi di vantaggio su Hakkinen, si sentono le trombe in lontananza, al “Forza Michael” di Mazzoni le lacrime scendono copiose, maledizione, non erano messe in preventivo, ma quanto sono belle, ultime curve, quel tracciato si conosce a memoria dalla playstation, vai Michael, vaiiiii…“Ultime curve per Michael Schumacher, inseguito vanamente da Mika Hakkinen, il titolo mondiale non gli può sfuggire (e giù scongiuri), l’ultima chicane poi l’ultima curva prima del traguardo, Michael Schumacher ce l’ha fatta, siii Michael Schumacher campione del mondo! Riporta il titolo mondiale 21 anni dopo Jody Scheckter, campione del mondo! I colori dell’arcobaleno sulle insegne del cavallino rampante” e poi grida, abbracci, un salto sul podio che dà a Schumi un bagliore unico, una luce accecante.

Una luce che brilla ancora oggi che il buio è intorno al Kaiser, una luce che mai abbandonerà Schumi, il nostro Michelino, da vent’anni l’8 ottobre il nostro campione del mondo! E come disse Todt: “Da oggi, niente sarà più come prima!”

Keep Fighting Michael, I love you! (E mi stavi sulle palle!)

Di Francesco Fiori

Francesco Fiori è un giornalista sardo, classe 1983, con la passione per il racconto dello sport. Di tutto lo sport. Aveva 6 anni quando, sicuramente errore o destino, ebbe in regalo una semplice radio, senza pensare alle conseguenze successive del pianeta sportivo. Una domenica, finiti i compiti, giocando con quel mezzo, captò la voce roca di Sandro Ciotti. Aveva appena scoperto l’esistenza di Tutto il calcio minuto per minuto. La prima sfida arriva nella stagione calcistica 90/91, quando lo zio, incredibile giornalista locale, gli diede come compito raccontare la giornata calcistica appena conclusa. Quel tema, ad appena 7 anni, risultò migliore rispetto alle tabelline, mai entrate volentieri in testa. Il premio fu la presenza alla gara di cartello della squadra del suo paese, il Ploaghe, due settimane più tardi. Destino volle che la morte prese suo zio proprio il mercoledì prima, innescando in Fiori la voglia di diventare giornalista. A scuola alla domanda “Hai solo il calcio in testa?” rispondeva “No, anche il ciclismo” e gli anni di partite contemporanee la domenica e di Tele +2 col calcio estero crearono un piccolo “psicopatico sportivo”. Tra gli sport di cui si innamora c’è l’hockey americano, soprattutto nella mitologica figura di Mario Lemieux. Poco prima della morte del padre, nel febbraio 2001, Fiori trova su La Gazzetta dello Sport proprio un trafiletto con scritto del ritorno sul ghiaccio di Lemieux dopo aver sconfitto una forma tumorale e un ritiro di 3 anni. Da lì altra promessa, qualora arrivi la possibilità di scrivere un articolo, questo sarà su Lemieux il Magnifico. Diventato ragioniere capisce immediatamente che iva e fatture sono molto più noiose del previsto e la prima collaborazione col giornale “Sa Bovida” gli fanno capire le regole basi del giornalismo, cosa che Fiori ignorava ma che rispettava, chiedendo solo la possibilità di scrivere e far colpo. Chiusa la parentesi Sa Bovida per problemi logistici e di salute dell’immenso Antonio Delitala ecco il primo reale colpo di fulmine, il sito di hockey Nhl Playitusa che non ha un articolo su Lemieux. Il direttore, con una mail che Fiori ancora oggi custodisce, risponde: “Beh, perché non provi a scriverne uno tu?” Il resto è la storia scritta al pc dopo averne scritto 5 pagine in un quadernone a quadretti. Un cambio di lavoro, non per sua volontà, spariglia le carte in tavola, col ragazzo che stando fuori casa tutto il tempo deve abbandonare la scrittura, ma peggio ancora va col primo di 3 ictus che colpiscono la mamma proprio in quel periodo. Tempo al tempo e con un altro cambio di lavoro ecco l’opzione che lo colpisce, scrivere della sua amata Inter sul sito SpazioInter. Gli inizi sono complicati, scrivere secondo le regole e non avere carta bianca lo bloccano un pochino, fino all’esplosione che nel sito si chiama Live. Il Live sarebbe il racconto, minuto per minuto e in contemporanea, della partita in tv e a Fiori tocca esordire con Milan-Inter. Quella sera il divertimento raggiunge le stelle, anzi, le supera e da quel momento l’impegno è triplo, con le perle di interviste a Sandro Mazzola (che risate), Gigi Simoni (che gentilezza) e Riccardo Cucchi, suo idolo radiofonico. Il tesserino da giornalista gli fa mantenere la parola data a 6 anni e ancor più sorprendente è la proposta di essere addetto stampa proprio della squadra locale, andare a vedere quelle partite che il destino gli negarono nel 1991. Si chiede spesso se sia il destino a far scherzi oppure se semplicemente la vita va accettata per quella che è. Il 30 gennaio 2021, dopo un ricovero di un mese con tutte le aggravanti possibili, in ospedale viene a mancare la mamma di Francesco. Il colpo è brutale. Il conto è pesantissimo, la mente lontana, lo scrivere, anche solo un piccolo pensiero sulla giornata calcistica, è di una difficoltà che ad oggi è ancora lontana dall'essere superata. Il resto è storia o noia, dipende da che parte si vuol vedere, dagli articoli su Gazzetta Fan News al raccontare qualsiasi sport, perché per Fiori ogni sport ha un suo eroe e perché ora, con IspirazioneSportiva.com, sarà ancor più spettacolare dar libero sfogo a qualsiasi ispirazione, come dice il nome e come gli ha insegnato Riccardo Cucchi: “Nella vita mai smettere di sognare!”. Anzi, scusate il ritardo! Mail: fcroda@yahoo.it Fb: supermariolemieux pec: francesco.fiori@pecgiornalisti.it