Ciao Claudio, voce dei magnifici quattro

La poesia è ora al completo. Dal campo principale Enrico Ameri, seconda voce (ma guai a chiamarla così), Sandro Ciotti, poi Alfredo Provenzali e infine Claudio Ferretti.

Questi erano i magnifici quattro radiocronisti della Serie A del primo storico periodo di Tutto il Calcio Minuto per Minuto. Essendo pignoli, la splendida scaletta era un quattro più uno, perché mancava Ezio Luzzi, il numero uno della serie cadetta.

Altri tempi, altro calcio e altra poesia. Claudio Ferretti è stato cantore di quell’epoca, lui che doveva combattere innanzitutto con l’esser figlio d’arte e che figlio d’arte, quel padre Mario Ferretti, voce che ha preceduto un altro magnifico periodo radiofonico, quello iniziale, dove tanti sogni erano legati alla radio.

L’esser superiore al padre non ha mai riempito i pensieri di Claudio, anche per quel papà, per tutti colui che coniò la frase: “Un uomo solo al comanda, la sua maglia è biancoceleste, il suo nome è Fausto Coppi“.

Per il piccolo Ferretti però è stata una meteora nella propria crescita, con la fuga amorosa di Mario in America Latina, insieme all’attrice Doris Duranti, più precisamente a Santo Domingo, dove Ferretti senior apre prima un ristorante, Vecchia Roma, poi spostatosi in Guatemala (e lasciata Doris) ricomincia la carriera di giornalista diventando in breve tempo uno dei personaggi più influenti di Radio Caribe.

Claudio, nato il 21 aprile 1943, vide all’opera il padre in due sole occasioni, sempre col ciclismo, tra Giro del Lazio e Giro dell’Appennino

Disse del padre e del periodo, quasi mistico, della radio,riportato sul libro Le Voci della Domenica: “Tutta la radio dell’epoca di Carosio era un po’ teatrino, un po’ bugia, un po’ letteratura, qualche volta anche giornalismo”.

Claudio è stato più “tranquillo”, entrato in Rai nel 1963, vincendo il concorso per radiocronisti nel 1968, dove emerge insieme a Bruno Vespa e Bruno Pizzul. Si ritrova nella squadra da sogni del microfono, più vicino, a suo dire, al modo di vivere lo sport di Ciotti rispetto ad Ameri. Senza la possibilità di spostarsi in trasferta segue il calcio all’Olimpico, senza mai confessare la sua fede calcistica…a tinte biancocelesti.

Erano gli anni d’oro della radio, dove ogni parola doveva esser ponderata, misurata, altrimenti guai. Come l’intervento di Ferretti ad Ascoli, con qualche frase di troppo non a piacere dei tifosi e immediatamente fatta osservare alla postazione di Provenzali la gara successiva, con sasso contro la vetrata.

Tu, singolo radiocronista, vivevi la partita a mosaico, a pezzettini, ad unire le tessere rappresentate dalle partite degli altri. Avevi la sensazione di una trama singola che andavi a raccontare. Una piccola tessera incastonata in un insieme”. Così Ferretti si racconta su Clamoroso al Cibali.

Ma non solo, Ferretti fu anche il narratore della tragedia di Monaco 1972, con gli attentati al villaggio olimpico nella palazzina degli atleti israeliani, quando la radio la fece da padrona nella cronaca mondiale, ancor prima della tv, la drammatica morte di Paparelli nel derby del 1979, o ancora nello scandalo calcioscommesse di inizio anni 80, quando il racconto di Roma-Perugia diede inizio ad una domenica di arresti in campo, fino ad arrivare ad una comparsa su “Super Fantozzi”, con Paolo Villaggio nel 1976.

Tutto raccontato con sereno distacco, come con l’amato ciclismo.

Proprio il ciclismo lo fa ricordare agli appassionati, perché dopo la radio ecco l’approdo alla tv nel 1988, alla conduzione del TG3, di programmi come E’ quasi gol, in coppia con Ciotti, Anni AzzurriTelesogni e L’Una Italiana, poi approdo al pool sportivo del TG3 e la ciliegina sulla torta di condurre dal 1998 al 2000 Il Processo alla Tappa, proprio negli anni del boom Pantani.

Il microfono di Tutto il Calcio Minuto per Minuto lo ritrovò per i 50 anni della trasmissione, il 10 gennaio 2010 quando per festeggiare il programma affiancò Riccardo Cucchi da Firenze per Fiorentina-Bari puntata speciale che si aprì con queste parole di Alfredo Provenzali:

…E così ci siamo, arrivati al mezzo secolo, sono nozze d’oro per la nostra trasmissione, con la consapevolezza che ogni singolo ascoltatore ha contribuito, con la sua personale pepita, a far ricco un programma che, inizialmente, ha cambiato le abitudini domenicali degli italiani e poi via via è diventato un modo di essere, di raccontare, di aggregare e che questa speciale occasione ha il dovere di raccogliere a festa, chi, a diverso titolo, ha portato al successo la trasmissione. Ma vorremmo fare qualcosa di più, in un corale attestato di riconoscenza per chi, con la sua fedeltà, la sua simpatia, il suo incoraggiamento, ha costruito la più genuina dote di Tutto il Calcio Minuto per Minuto e per chi apprezza i radiocronisti di oggi ma non dimenticano quelli di ieri, ecco il dono di riavere in scaletta la voce autorevole, sinonimo di garanzia, di Claudio Ferretti per Fiorentina-Bari

Proprio il collega Riccardo Cucchi lo ricorda così: “Claudio Ferretti apparteneva a quella generazione di narratori di sport che aveva alimentato i sogni di un’altra generazione: quella nata senza tv. Nel chiuso nelle nostre stanze ascoltavamo Tutto il calcio o il Giro d’Italia ignorando la televisione anche quando fece la sua comparsa nelle nostre case. Era in bianco e nero, non ci piaceva. Perché la radio era stata sempre a colori per noi. Quelle parole si tramutavano in immagini ed erano più belle di quelle, sgranate, della tv sistemata nella “stanza buona”.
E poi un giorno me lo sono trovato davanti, insieme a Ciotti, Guglielmo Moretti, Ameri, Mario Giobbe, Provenzali, Rino Icardi, Luzzi, Roberto Bortoluzzi. Miti, autentici miti ai quali guardavo con timore. La loro bravura era troppo per un giovane che voleva fare il loro stesso lavoro. Era come entrare nel mondo dei sogni e provare a viverli.
Grazie Claudio per aver capito che la mia timidezza era ammirazione. Per te
.

Sullo schermo è stato possibile ammirare Ferretti anche nella puntata di “Gli Occhi Cambiano, programma di Walter Veltroni (il papà Vittorio fu colui che convinse la Rai a riprendere papà Mario), dove Claudio cammina, sorridente e pensieroso, nella pista di atletica, poi siede sugli spalti, guarda il campo e prende appunti.

E’ una delle immagini più belle di Ferretti. La radio, le voci dei radiocronisti, dovrebbero essere patrimonio dell’umanità senza invecchiare. Oggi c’è internet e lo sport è visibile ovunque, potremmo anche rivedere le stesse partite narrate alla radio, ma sarebbe peccato mortale.

La radio è ciò che si vuole immaginare. Ognuno di noi avrà una visione diversa dagli altri ed è qui che incontrerà la magia.

Claudio Ferretti ora chiederà, col solito garbo, il permesso di trovar posto in scaletta, osservando quei tre che il Signore ha voluto a sé, con Ciotti e Ameri che litigano per il campo principale e Provenzali che li guarda, bonariamente, porgendo la mano a Ferretti e ricordandogli che ora è diventato immortale. Perché le radiocronache del nostro meraviglioso sport non moriranno mai.

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