Gio. Giu 13th, 2024

SENNA DAY SU ISPIRAZIONE SPORTIVA.COM

Abbiamo chiesto al nostro stimato amico e scrittore Leonardo Guzzo un pensiero su Ayrton Senna, a 30 da quel tragico 1°maggio, lui che ha scritto il capolavoro Beco-Vita in romanzo di Ayrton Senna e che ora si ripropone con “Veloz como o vento: a vida de Ayrton Senna em romance”.

Ecco il suo pensiero.

Era un bel pomeriggio di sole quello del 1° maggio 1994. Avevo quindici anni e mi trovavo nella casa di campagna dei miei zii. Celebravo in famiglia la festa dei lavoratori, con un occhio alla televisione accesa sul gran premio di formula uno. Quel giorno a Imola si correva dentro una cappa di tensione, dopo la morte del pilota austriaco Ratzenberger nei turni di qualifica, ma in casa l’atmosfera era spensierata e fuori brillava un sole splendido. Bastarono sei giri per dissolvere tutto. L’incidente di Senna alla curva del Tamburello, il botto e lui fermo nell’abitacolo della Williams. “Ha mosso la testa”. “No, non si muove”. Ricordo ore di speranza inutile, la fitta di un dolore lancinante e la sensazione di assistere, tutto il tempo, a qualcosa di più grande di me.

Seguivo Ayrton Senna da anni. Non la Formula Uno, ma proprio lui, Ayrton. Mi affascinava il suo carisma, il suo magnetismo naturale. Era calmo, educato, riflessivo nella vita di tutti i giorni, e poi in pista diventava una furia.  Una specie di supereroe: saliva in macchina come fosse Clark Kent e diventava Superman.

Ho sempre seguito i piloti, non le scuderie: mi emozionavano Prost, Mansell, campioni con caratteri definiti e diversi. Ma Senna stava sopra tutti. Senna mi faceva sognare. Quando staccava di un secondo tutti gli altri nei giri di qualifica, quando danzava sulla pioggia mentre gli avversari arrancavano, quando faceva scintille ruota a ruota con Mansell o sorpassava Prost infilandosi in un varco impossibile o ancora quando s’intrufolava nei cunicoli di Montecarlo come un furetto inafferrabile.

Non correva solo per vincere campionati, Ayrton, ma per essere il migliore. Migliore innanzitutto di se stesso. La sua corsa era un’evoluzione, un’avventura interiore. Scoprire la sua essenza sfidando i suoi limiti. Spostare il limite del possibile, come fanno gli eroi.

Ho sempre pensato che la vita di Ayrton Senna, il suo enigma, il suo sogno realizzato e improvvisamente infranto, meritassero un romanzo. Ho provato a darglielo io stesso, per ringraziarlo di avermi insegnato a credere nei sogni. Così è nato “Beco. Vita in romanzo di Ayrton Senna” (Pequod, 2021), che racconta l’uomo e il pilota da quando era Beco, il bambino di San Paolo che camminava traballando per una forma di iperattività, fino agli ultimi momenti prima del tragico schianto del 1° maggio 1994. È un Senna intimo ed epico, raccontato come fosse un eroe antico, un po’ Achille e un po’ Ettore, spiegato da tanti che da diverse prospettive hanno incrociato la sua vita: parenti, amici, collaboratori, avversari, compagne di anni o di una sola notte. Ho tentato di entrare nella mente e nel cuore di Ayrton, di correre a fianco a lui nell’abitacolo delle sue monoposto per interpretare la sua psicologia e la sua straordinaria vicenda, per vivere l’emozione di “essere Senna”. Da qualche settimana quell’emozione ha attraversato l’oceano: col titolo di “Veloz como o vento: a vida de Ayrton Senna em romance” (Maquinaria, 2024), il mio libro è arrivato anche in Brasile.

 

LEGGI QUI LA NOSTRA RECENSIONE SU BECO:

Leonardo Guzzo: Beco

Di Francesco Fiori

Francesco Fiori è un giornalista sardo, classe 1983, con la passione per il racconto dello sport. Di tutto lo sport. Aveva 6 anni quando, sicuramente errore o destino, ebbe in regalo una semplice radio, senza pensare alle conseguenze successive del pianeta sportivo. Una domenica, finiti i compiti, giocando con quel mezzo, captò la voce roca di Sandro Ciotti. Aveva appena scoperto l’esistenza di Tutto il calcio minuto per minuto. La prima sfida arriva nella stagione calcistica 90/91, quando lo zio, incredibile giornalista locale, gli diede come compito raccontare la giornata calcistica appena conclusa. Quel tema, ad appena 7 anni, risultò migliore rispetto alle tabelline, mai entrate volentieri in testa. Il premio fu la presenza alla gara di cartello della squadra del suo paese, il Ploaghe, due settimane più tardi. Destino volle che la morte prese suo zio proprio il mercoledì prima, innescando in Fiori la voglia di diventare giornalista. A scuola alla domanda “Hai solo il calcio in testa?” rispondeva “No, anche il ciclismo” e gli anni di partite contemporanee la domenica e di Tele +2 col calcio estero crearono un piccolo “psicopatico sportivo”. Tra gli sport di cui si innamora c’è l’hockey americano, soprattutto nella mitologica figura di Mario Lemieux. Poco prima della morte del padre, nel febbraio 2001, Fiori trova su La Gazzetta dello Sport proprio un trafiletto con scritto del ritorno sul ghiaccio di Lemieux dopo aver sconfitto una forma tumorale e un ritiro di 3 anni. Da lì altra promessa, qualora arrivi la possibilità di scrivere un articolo, questo sarà su Lemieux il Magnifico. Diventato ragioniere capisce immediatamente che iva e fatture sono molto più noiose del previsto e la prima collaborazione col giornale “Sa Bovida” gli fanno capire le regole basi del giornalismo, cosa che Fiori ignorava ma che rispettava, chiedendo solo la possibilità di scrivere e far colpo. Chiusa la parentesi Sa Bovida per problemi logistici e di salute dell’immenso Antonio Delitala ecco il primo reale colpo di fulmine, il sito di hockey Nhl Playitusa che non ha un articolo su Lemieux. Il direttore, con una mail che Fiori ancora oggi custodisce, risponde: “Beh, perché non provi a scriverne uno tu?” Il resto è la storia scritta al pc dopo averne scritto 5 pagine in un quadernone a quadretti. Un cambio di lavoro, non per sua volontà, spariglia le carte in tavola, col ragazzo che stando fuori casa tutto il tempo deve abbandonare la scrittura, ma peggio ancora va col primo di 3 ictus che colpiscono la mamma proprio in quel periodo. Tempo al tempo e con un altro cambio di lavoro ecco l’opzione che lo colpisce, scrivere della sua amata Inter sul sito SpazioInter. Gli inizi sono complicati, scrivere secondo le regole e non avere carta bianca lo bloccano un pochino, fino all’esplosione che nel sito si chiama Live. Il Live sarebbe il racconto, minuto per minuto e in contemporanea, della partita in tv e a Fiori tocca esordire con Milan-Inter. Quella sera il divertimento raggiunge le stelle, anzi, le supera e da quel momento l’impegno è triplo, con le perle di interviste a Sandro Mazzola (che risate), Gigi Simoni (che gentilezza) e Riccardo Cucchi, suo idolo radiofonico. Il tesserino da giornalista gli fa mantenere la parola data a 6 anni e ancor più sorprendente è la proposta di essere addetto stampa proprio della squadra locale, andare a vedere quelle partite che il destino gli negarono nel 1991. Si chiede spesso se sia il destino a far scherzi oppure se semplicemente la vita va accettata per quella che è. Il 30 gennaio 2021, dopo un ricovero di un mese con tutte le aggravanti possibili, in ospedale viene a mancare la mamma di Francesco. Il colpo è brutale. Il conto è pesantissimo, la mente lontana, lo scrivere, anche solo un piccolo pensiero sulla giornata calcistica, è di una difficoltà che ad oggi è ancora lontana dall'essere superata. Il resto è storia o noia, dipende da che parte si vuol vedere, dagli articoli su Gazzetta Fan News al raccontare qualsiasi sport, perché per Fiori ogni sport ha un suo eroe e perché ora, con IspirazioneSportiva.com, sarà ancor più spettacolare dar libero sfogo a qualsiasi ispirazione, come dice il nome e come gli ha insegnato Riccardo Cucchi: “Nella vita mai smettere di sognare!”. Anzi, scusate il ritardo! Mail: fcroda@yahoo.it Fb: supermariolemieux pec: francesco.fiori@pecgiornalisti.it