Sab. Mag 28th, 2022

Un omaggio a Christian Eriksen

Quando Piazza Duomo ribolle di passione sono le 16.51 del 2 maggio. Christian è raggiante perché ha vinto lo scudetto e ha spazzato via tutti i dubbi sul suo valore nell’Inter.

Doveva andarsene a gennaio, utilizzato col contagocce e forse quei minuti finali che Antonio Conte non avevano tenuto conto di una cosa: i tempi supplementari.

Esiste nella vita sempre un tempo supplementare, che magari viene capito solo in tarda età o comunque col passare del tempo. Christian vivrà due tempi supplementari.

Gennaio del 2021 è il tempo del confronto. Tra Eriksen e Conte non devono volare per forza gli stracci. Il tecnico gli spiega che in questa Inter lui non è funzionale. Christian è istinto non è “costruttore”, ma ha anche un’intelligenza tattica spaventosa. Se al tecnico serve il registra lui lo farà, anche solo dovesse finire in porta lui parerà.

Il Tottenham prova timidamente a richiederlo in prestito. Poveri loro, Marotta con loro aveva preparato un operazione top, prelevarlo prima di essere un parametro zero, e il costo, 20 milioni, irrisorio per il suo valore, da top player del centrocampo.

Lo presentano alla Scala. Lui, elegantissimo, ha una faccia mica cattiva, anzi di primo impatto sembra quel compagno che risponde col sorriso ad ogni pacca sulla fronte a mo di scherzo. E ha piedi elegantissimi.

Un anno più tardi è un’altra Scala a rivedere Christian, quella del Calcio. E’ stato un 2020 complicato, i maligni addossano sul 24, stesso numero di Kobe Bryant, il fatto che per aspettare il suo talento si è perso uno scudetto per un punto. Lui incassa, non replica, non fa polemica se il mister lo fa alzare al minuto 88, 89, 90 per fargli calcare pochi minuti un campo in erba.

Ed è quì che l’interista se ne innamora perdutamente. Mai una polemica o una richiesta di guerriglia. “Non gioco? Chiedete al mister. Io son sempre lo stesso, saranno gli altri a vedermi con altri occhi“.

Poi il tempo supplementare, quello col Milan in cui Eriksen ha almeno mezzora di tempo per salutare i colori nerazzurri. E capita l’imprevisto, una punizione al 97′, quei regali che si chiamano segni del destino. Vai Chris, calcia tu!

Ci sono amori che capitano per caso, ci sono amori col colpo di fulmine, ci sono amori che deludono, ci sono amori che son punizioni, ma anche punizioni che sono amori. Christian non calcia la palla, la accarezza, la mette dove neanche il futuro portiere Campione d’Europa può arrivarci. Un gol semplicemente meraviglioso.

Non seguivo Danimarca-Finlandia, proprio quella sera ero rilassato dopo un 2021 tormentato quanto quello di Chris. Ricordo di esser entrato in un bar per chiedere come mai non ci fosse la partita e la risposta fu lapidaria:”Si è sentito male un danese. Si dice sia arresto cardiaco“. Il mio pensiero fu stupidissimo: “Mi basta non sia il mio Eriksen” Ho usato proprio la parola “mio”.

Quando i tifosi hanno iniziato a cantare il nome del mio giocatore preferito ho sentito un gelo simile a quando al telefono mi dissero che mia madre aveva perso la sua battaglia. Era gennaio del 2021 e proprio Eriksen mi aveva restituito la gioia di esultare per quella cosa stupida chiamata calcio.

Il resto è storia, fino alla rescissione del contratto con l’Inter che di fatto priva l’Italia di vedere Christian in campo. Dove andrà a me, sinceramente, poco importa, per me è al centro del cuore nerazzurro, che per lui avrà sempre un posto speciale.

Ci sono amori che neanche il cuore fermerà. Viva Christian. Viva Eriksen!

E scusami se non son riuscito a prenderti al fantacalcio.

IspirazioneSportiva

Foto: Getty Images

Di Francesco Fiori

Francesco Fiori è un giornalista sardo, classe 1983, con la passione per il racconto dello sport. Di tutto lo sport. Aveva 6 anni quando, sicuramente errore o destino, ebbe in regalo una semplice radio, senza pensare alle conseguenze successive del pianeta sportivo. Una domenica, finiti i compiti, giocando con quel mezzo, captò la voce roca di Sandro Ciotti. Aveva appena scoperto l’esistenza di Tutto il calcio minuto per minuto. La prima sfida arriva nella stagione calcistica 90/91, quando lo zio, incredibile giornalista locale, gli diede come compito raccontare la giornata calcistica appena conclusa. Quel tema, ad appena 7 anni, risultò migliore rispetto alle tabelline, mai entrate volentieri in testa. Il premio fu la presenza alla gara di cartello della squadra del suo paese, il Ploaghe, due settimane più tardi. Destino volle che la morte prese suo zio proprio il mercoledì prima, innescando in Fiori la voglia di diventare giornalista. A scuola alla domanda “Hai solo il calcio in testa?” rispondeva “No, anche il ciclismo” e gli anni di partite contemporanee la domenica e di Tele +2 col calcio estero crearono un piccolo “psicopatico sportivo”. Tra gli sport di cui si innamora c’è l’hockey americano, soprattutto nella mitologica figura di Mario Lemieux. Poco prima della morte del padre, nel febbraio 2001, Fiori trova su La Gazzetta dello Sport proprio un trafiletto con scritto del ritorno sul ghiaccio di Lemieux dopo aver sconfitto una forma tumorale e un ritiro di 3 anni. Da lì altra promessa, qualora arrivi la possibilità di scrivere un articolo, questo sarà su Lemieux il Magnifico. Diventato ragioniere capisce immediatamente che iva e fatture sono molto più noiose del previsto e la prima collaborazione col giornale “Sa Bovida” gli fanno capire le regole basi del giornalismo, cosa che Fiori ignorava ma che rispettava, chiedendo solo la possibilità di scrivere e far colpo. Chiusa la parentesi Sa Bovida per problemi logistici e di salute dell’immenso Antonio Delitala ecco il primo reale colpo di fulmine, il sito di hockey Nhl Playitusa che non ha un articolo su Lemieux. Il direttore, con una mail che Fiori ancora oggi custodisce, risponde: “Beh, perché non provi a scriverne uno tu?” Il resto è la storia scritta al pc dopo averne scritto 5 pagine in un quadernone a quadretti. Un cambio di lavoro, non per sua volontà, spariglia le carte in tavola, col ragazzo che stando fuori casa tutto il tempo deve abbandonare la scrittura, ma peggio ancora va col primo di 3 ictus che colpiscono la mamma proprio in quel periodo. Tempo al tempo e con un altro cambio di lavoro ecco l’opzione che lo colpisce, scrivere della sua amata Inter sul sito SpazioInter. Gli inizi sono complicati, scrivere secondo le regole e non avere carta bianca lo bloccano un pochino, fino all’esplosione che nel sito si chiama Live. Il Live sarebbe il racconto, minuto per minuto e in contemporanea, della partita in tv e a Fiori tocca esordire con Milan-Inter. Quella sera il divertimento raggiunge le stelle, anzi, le supera e da quel momento l’impegno è triplo, con le perle di interviste a Sandro Mazzola (che risate), Gigi Simoni (che gentilezza) e Riccardo Cucchi, suo idolo radiofonico. Il tesserino da giornalista gli fa mantenere la parola data a 6 anni e ancor più sorprendente è la proposta di essere addetto stampa proprio della squadra locale, andare a vedere quelle partite che il destino gli negarono nel 1991. Si chiede spesso se sia il destino a far scherzi oppure se semplicemente la vita va accettata per quella che è. Il 30 gennaio 2021, dopo un ricovero di un mese con tutte le aggravanti possibili, in ospedale viene a mancare la mamma di Francesco. Il colpo è brutale. Il conto è pesantissimo, la mente lontana, lo scrivere, anche solo un piccolo pensiero sulla giornata calcistica, è di una difficoltà che ad oggi è ancora lontana dall'essere superata. Il resto è storia o noia, dipende da che parte si vuol vedere, dagli articoli su Gazzetta Fan News al raccontare qualsiasi sport, perché per Fiori ogni sport ha un suo eroe e perché ora, con IspirazioneSportiva.com, sarà ancor più spettacolare dar libero sfogo a qualsiasi ispirazione, come dice il nome e come gli ha insegnato Riccardo Cucchi: “Nella vita mai smettere di sognare!”. Anzi, scusate il ritardo! Mail: fcroda@yahoo.it Fb: supermariolemieux pec: francesco.fiori@pecgiornalisti.it