Mer. Giu 23rd, 2021

Dicono che il wrestling sia pure finzione, che sia un grande circo dove abili saltatori intrattengono spettatori con colpi più o meno spettacolari.

Beh, alla finzione ci si abitua, in un mondo di reality show, di soap opera, di trucchi e magheggi.

Trucchi e magheggi?

Mi viene in mente una faccia da schiaffi.

Si, proprio lui, proprio quel poster che da anni ha illuminato una stanza che si teneva per le feste tra amici.

Perché lui? Perché l’espressione da truffaldino faceva ridere e in quello che doveva esser finzione faceva anche ridere.

We lie, we cheat, we steal“, (Mentiamo, rubiamo, imbrogliamo) era il motto di questo signore che ha allietato ben più di una volta i nostri sogni tv.

Ed è strano spiegare cosa sia il wrestling. I pignoli potranno declinare lo spettacolo dicendo che è tutto finto, ma dovrebbero spiegare che sport è totalmente vero, tra truffe, doping, imbrogli vari. A chi ama il wrestling non importa nulla della finzione, è un mondo a parte e che piace parecchio.

Ma stiamo divagando, il primo articolo di IspirazioneSportiva doveva esser su Hulk Hogan, primo mito tra i miti, poi invece ecco lui, che arriva di prepotenza col suo compleanno (9 ottobre) e che “frega” di prepotenza il numero 1 all’Hulkster.

Molti hanno già capito di chi si parla, ma io ancora non lo voglio nominare. Ce l’ho contro di lui, ce l’ho a morte contro di lui. Per un semplice motivo.

Ci ha lasciato troppo presto.

Noi adolescenti che nel 2000 smettevamo di fare qualsiasi cosa perché l’appuntamento con Smackdown! era imprescindibile, abbiamo amato qualsiasi scherzo compiuto da questo personaggio, da quando, “Latino Heat” iniziò a corteggiare la masculina Chyna e i suoi occhi dorati.

Avete già intuito chi è e penso sia normale per chi ama il wrestling, ma noi proseguiamo a non nominarlo, pensando a quante battaglie abbia vinto nella vita, non solo nel ring, superando i problemi di alcolismo e di droga che ad un certo punto lo fecero licenziare dalla federazione americana, la WWE.

Il tutto superato con l’arma finale sul ring, la Frog Splash, mossa copiata in onore del compagno di team nelle leghe minori Art Barr, scomparso prematuramente a 28, gettando l’atleta di El Paso Texas nello sconforto.

Ci vuole una faccia da schiaffi per riemergere dagli inferi e il ragazzo non molla mai. In tv, dopo varie faide a Raw (il wrestling si divide in 2 serie tv di pari livello, Raw, show rosso e Smackdown, blu) nello spettacolo blu fa coppia col nipote Chavo, e qua altro indizio, creando i Los Guerreros.

Quante risate, oltre ai titoli, la memoria va ad un quadro con dipinto di Kurt Angle distrutto, o alla sparizione delle medaglie d’oro dell’olimpionico, per arrivare a Big Show spalmato di escrementi, o chiuso in bagno dopo un attacco di diarrea dopo aver assaggiato dei panini “truccati” dal buon Eddie.

E si, e siamo arrivati a nominarlo, Eddie, il buon Eddie “La Raza” Guerrero, atleta che ci ha saputo prendere in giro, facendoci gridare di gioia quando da “buono” ha saputo battere il “cattivo” Brock Lesnar. Tutto un gioco per molti, ma un bellisimo gioco per noi.

Oggi Eddie avrebbe compiuto 53 anni ed invece ai tanti sorrisi che ci ha regalato la sua faccia da schiaffi (cercatelo su you tube e non ve ne pentirete) ci ha lasciato tra le lacrime il 13 novembre 2005, quando un attacco cardiaco lo fece diventare mito tra gli angeli.

Ma i miti non muoiono mai e sappiamo che anche lassù ne stai combinando di belle. Non per finzione, ma per ridere ancora.

Di Francesco Fiori

Francesco Fiori è un giornalista sardo, classe 1983, con la passione per il racconto dello sport. Di tutto lo sport. Aveva 6 anni quando, sicuramente errore o destino, ebbe in regalo una semplice radio, senza pensare alle conseguenze successive del pianeta sportivo. Una domenica, finiti i compiti, giocando con quel mezzo, captò la voce roca di Sandro Ciotti. Aveva appena scoperto l’esistenza di Tutto il calcio minuto per minuto. La prima sfida arriva nella stagione calcistica 90/91, quando lo zio, incredibile giornalista locale, gli diede come compito raccontare la giornata calcistica appena conclusa. Quel tema, ad appena 7 anni, risultò migliore rispetto alle tabelline, mai entrate volentieri in testa. Il premio fu la presenza alla gara di cartello della squadra del suo paese, il Ploaghe, due settimane più tardi. Destino volle che la morte prese suo zio proprio il mercoledì prima, innescando in Fiori la voglia di diventare giornalista. A scuola alla domanda “Hai solo il calcio in testa?” rispondeva “No, anche il ciclismo” e gli anni di partite contemporanee la domenica e di Tele +2 col calcio estero crearono un piccolo “psicopatico sportivo”. Tra gli sport di cui si innamora c’è l’hockey americano, soprattutto nella mitologica figura di Mario Lemieux. Poco prima della morte del padre, nel febbraio 2001, Fiori trova su La Gazzetta dello Sport proprio un trafiletto con scritto del ritorno sul ghiaccio di Lemieux dopo aver sconfitto una forma tumorale e un ritiro di 3 anni. Da lì altra promessa, qualora arrivi la possibilità di scrivere un articolo, questo sarà su Lemieux il Magnifico. Diventato ragioniere capisce immediatamente che iva e fatture sono molto più noiose del previsto e la prima collaborazione col giornale “Sa Bovida” gli fanno capire le regole basi del giornalismo, cosa che Fiori ignorava ma che rispettava, chiedendo solo la possibilità di scrivere e far colpo. Chiusa la parentesi Sa Bovida per problemi logistici e di salute dell’immenso Antonio Delitala ecco il primo reale colpo di fulmine, il sito di hockey Nhl Playitusa che non ha un articolo su Lemieux. Il direttore, con una mail che Fiori ancora oggi custodisce, risponde: “Beh, perché non provi a scriverne uno tu?” Il resto è la storia scritta al pc dopo averne scritto 5 pagine in un quadernone a quadretti. Un cambio di lavoro, non per sua volontà, spariglia le carte in tavola, col ragazzo che stando fuori casa tutto il tempo deve abbandonare la scrittura, ma peggio ancora va col primo di 3 ictus che colpiscono la mamma proprio in quel periodo. Tempo al tempo e con un altro cambio di lavoro ecco l’opzione che lo colpisce, scrivere della sua amata Inter sul sito SpazioInter. Gli inizi sono complicati, scrivere secondo le regole e non avere carta bianca lo bloccano un pochino, fino all’esplosione che nel sito si chiama Live. Il Live sarebbe il racconto, minuto per minuto e in contemporanea, della partita in tv e a Fiori tocca esordire con Milan-Inter. Quella sera il divertimento raggiunge le stelle, anzi, le supera e da quel momento l’impegno è triplo, con le perle di interviste a Sandro Mazzola (che risate), Gigi Simoni (che gentilezza) e Riccardo Cucchi, suo idolo radiofonico. Il tesserino da giornalista gli fa mantenere la parola data a 6 anni e ancor più sorprendente è la proposta di essere addetto stampa proprio della squadra locale, andare a vedere quelle partite che il destino gli negarono nel 1991. Si chiede spesso se sia il destino a far scherzi oppure se semplicemente la vita va accettata per quella che è. Il 30 gennaio 2021, dopo un ricovero di un mese con tutte le aggravanti possibili, in ospedale viene a mancare la mamma di Francesco. Il colpo è brutale. Il conto è pesantissimo, la mente lontana, lo scrivere, anche solo un piccolo pensiero sulla giornata calcistica, è di una difficoltà che ad oggi è ancora lontana dall'essere superata. Il resto è storia o noia, dipende da che parte si vuol vedere, dagli articoli su Gazzetta Fan News al raccontare qualsiasi sport, perché per Fiori ogni sport ha un suo eroe e perché ora, con IspirazioneSportiva.com, sarà ancor più spettacolare dar libero sfogo a qualsiasi ispirazione, come dice il nome e come gli ha insegnato Riccardo Cucchi: “Nella vita mai smettere di sognare!”. Anzi, scusate il ritardo! Mail: fcroda@yahoo.it Fb: supermariolemieux pec: francesco.fiori@pecgiornalisti.it