Sab. Mag 28th, 2022

Fare 300 gol ed essere il più grande cannoniere della storia del campionato francese, avere doppia nazionalità tra Italia, natia, e Argentina, dove è cresciuto, ma non giocare né tanto meno esser cercato da nessuna delle tre nazioni. Ecco la storia di “Monsieur 300 buts”, il signor 300 gol, Delio Onnis.

Per arrivare a Delio Onnis bisogna fare un piccolo passo indietro, ad un tale di nome Francesco Platini (attenzione, pronuncia all’italiana, senza accenti sulla i) che lascia Novara per la Francia agli inizi del 900 in cerca di fortuna lavorativa, riesce ad aprire il “Caffè dello Sport” e in terra transalpina gli storpiano il nome in Platinì, con accento, col figlio, Aldo, che si innamora subito del pallone ma fa solo una discreta carriera tra campo e panchina, dove diventa allenatore in categorie inferiori.

Ben più strada fa il nipote di Francesco, che ormai francese a tutti gli effetti, viene battezzato anche con un nome tipico della terra delle baguette, Michel, che riscriverà la storia del calcio mondiale.

Ma la strada per il giovane Michel è tutt’altro che in discesa, anzi in un provino a 14 anni tra i migliori prospetti della nazione va contro una giornata storta, fatta di vento come peggior avversario, con gli organizzatori che per premio regalano a Platini un biglietto per visitare la Tour Eiffel e il consiglio di darsi al turismo, non al calcio, visto che in campo non ha toccato palla.

Ma Platini è di diverso avviso, corre inseguendo la palla, si migliora, diventa il numero uno della Francia, vince Palloni d’Oro ed Europeo e al calar della carriera gli viene fatta una domanda maliziosa: “Perché non hai mai vinto un trofeo dei cannonieri in Ligue 1?”.

La risposta, piccata e semplice con la classe di Michel, fu: “Impossibile vincere un trofeo di capocannoniere in Francia quando nel tuo stesso campionato giocano Delio Onnis e Carlos Bianchi”.

Ebbene sì, Onnis il rinnegato da tutti. Anzi, il dimenticato.

Quel Bianchi è proprio il Carlos che scriverà la storia del Boca Juniors come allenatore e che in Italia si vedrà sulla panchina della Roma, rischiando clamorosamente una cessione di Francesco Totti, non proprio una mossa geniale.

Quel Bianchi, detto “Bianci” in Argentina, tra il 1974 e il 1984 si dividerà il trono dei cannonieri in Francia proprio con Delio Onnis, in un tripudio di reti che troverà nell’italiano il maggior rivale.

Già, Onnis l’italiano.

Dopo la seconda guerra mondiale in tanti cercano disperatamente fortuna lontani dalla propria terra. Gli Onnis vivono a Nurallao, comune della provincia del Sud Sardegna, oggi 1.213 abitanti, che dalla terra sarda decidono di sbarcare in Ciociaria, dove a San Giuliano di Roma, il 24 marzo 1948, nasce Delio, in una nazione divisa tra De Gasperi e Togliatti e una difficile rinascita.

Andare in Ciociaria non è la svolta per la famiglia Onnis che continua a far la fame, pensando malinconicamente che andar via dalla Sardegna non ha prodotto effetti positivi. Si arriva al 1951, con la drastica svolta di andare a cercar gloria in Argentina, con il piccolo Delio che a 3 anni deve salutare così la nazione di origine.

In terra “albiceleste” la religione è il pallone e il buon Delio pare non esserne esente. Cresce bene in altezza, circa un metro e 80, è sgraziato, poco elegante, ma efficace sotto porta, come spiegano i 23 gol in 44 partite della Segunda Division con la maglia dell’Almagro nelle giovanili.

Il suo nome circola tra le squadre che contano ed “El Tano” (L’italiano) Onnis viene acquistato dal Gimnasia Y Esgrima La Plata, dove al primo anno è vice capocannoniere in campionato.

Inutile dire che quel capocannoniere è Carlos Bianchi del Velez.

Poi, il destino che tanto ha tolto ad Onnis, che nel frattempo sigla 64 gol in 113 partite col Gimnasia, si palesa nella forma di due dirigenti dello Stade de Reims, squadra in cerca di gloria della lega francese, che volano in Argentina per mettere sotto contratto Alfredo Obberti, El Mono, la scimmia, e la partita di cartello vede il Newell’s sfidare proprio il Gimnasia.

Obberti però, quasi in lacrime, dovette rinunciare a quell’ingaggio per la volontà della moglie di non attraversare l’oceano, ma quei dirigenti, anziché sperduti per la decisione dell’attaccante, bussano alla porta del Gimnasia per parlare con Onnis, perché chiusa una porta si apre sempre un portone.

Delio di ritornare nel nostro continente non ha paura, anzi dimostra quel temperamento, orgoglio e tenacia, che ha nel dna dei quattro mori e accetta di andare allo Stade de Reims che finalmente trova il sostituto di Raimond Kopa.

Ha 23 anni Onnis, una somiglianza con Hubner, scaltro, potente di testa e pronto ad approfittare di qualsiasi indecisione della difesa avversaria.

L’italiano dimenticato nella città dello Champagne mette a segno 39 reti in 69 partite, tra il 71 e 73, ma il vero salto di qualità arriva quando si accasa al Monaco, dove in sette stagioni vince due titoli di cannoniere, un campionato francese nel 1978, una coppa di Francia nel 1980, poi retrocede (nonostante 29 gol) e fa risalire a suon di marcature i monegaschi dalla Ligue 2 (30 gol in 31 partite), chiudendo la sua storia nel Principato con 232 incontri e 157 reti, capocannoniere della storia del Monaco.

Non male per essere l’italiano dimenticato.

Purtroppo per Onnis il suo periodo d’oro coincide con uno altrettanto stellare delle sue due nazioni, Argentina e Italia, con la prima che nel 1978 vince un mondiale avendo in attacco un esubero di nome Diego Armando Maradona, e un’Italia che si gode un giovane Paolo Rossi insieme a Bettega e Pulici.

Insomma, porte chiuse ovunque.

Nell’anno Mundial è l’Inter a bussare a casa Onnis attraverso Sandro Mazzola, con l’attaccante che firma un accordo con i nerazzurri sperando nella riapertura delle frontiere, ma non appena questa avviene il presidente Fraizzoli fa marcia indietro, non considerando la bontà dell’operazione.

Onnis però ha una sola parola e quando lo cerca la Juve chiama proprio Fraizzoli, dicendo che qualora l’interesse della squadra di Milano fosse ancora valido i bianconeri non avrebbero chances, nonostante abbiano già invitato la signora Onnis a visitare la città.

Morale della favola, anche la Juventus fa marcia indietro, puntando su altri stranieri per il 1980 (e scegliendo Platini nel 1982), con Onnis, secondo molti a fine carriera, che firma per il Tours, dove segna lo storico primo gol della squadra in Ligue 1 e dove si laurea per altre due volte capocannoniere del campionato francese, umiliando Platini e il polacco Szamarch dell’Auxerre.

L’ulteriore ricerca di stimoli lo porta al Tolone e al termine della stagione 83/84 vince per la quinta volta il titolo di cannoniere con 21 reti, salvando in pratica da solo la squadra della riva della Costa Azzurra.

E’ l’ultimo acuto del bomber che lascia il calcio due anni dopo, lasciando l’incredibile statistica in Ligue 1 di 299 reti in 449 presenze, una media di 0,67 gol a partita, che ne fa il miglior goleador del campionato transalpino, staccando Lacombe fermo a quota 255 e Revelli a 216, molto meglio di Just Fontaine, leggenda francese (164 gol in 200 partite) e di quel Carlos Bianchi che in Francia firmerà 179 gol in 220 partite tra Stade de Reims (proprio al posto di Onnis) Psg e Strasburgo.

Delio Onnis, da dimenticato, avrà anche un momento di gloria per i suoi, quasi, 300 gol anche in Italia, quando l’edizione sarda del Messagero titolerà a pagina 31: “E’ un sardo il miglior goleador della Francia”, scrivendo di un interesse (mai confermato da Onnis) di Cagliari e Napoli e che in terra transalpina è il giocatore italiano più famoso anche di Gigi Riva.

Famoso e dimenticato, tanto da non avere neanche una foto su quell’articolo ma una semplice vignetta a raffigurare i 300 gol.

I numeri di Delio Onnis:

5 titoli di cannoniere (74/75, 79/80, 80/81, 81/82, 83/84)

Capocannoniere della storia del Monaco, Tours Fc, Sporting Toulon in Ligue 1

Con Bianchi e Papin record di titoli di cannoniere

Record di rigori segnati in Ligue 1: 42

449 partite, 299 gol in Francia

619 partite, 405 gol in carriera nei campionati disputati

81 partite, 50 gol nelle coppe nazionali

9 partite, 6 gol nelle coppe europee

Francesco Fiori

Si ringrazia per l’ispirazione: Numeri Primi, Radio Rai

Di Francesco Fiori

Francesco Fiori è un giornalista sardo, classe 1983, con la passione per il racconto dello sport. Di tutto lo sport. Aveva 6 anni quando, sicuramente errore o destino, ebbe in regalo una semplice radio, senza pensare alle conseguenze successive del pianeta sportivo. Una domenica, finiti i compiti, giocando con quel mezzo, captò la voce roca di Sandro Ciotti. Aveva appena scoperto l’esistenza di Tutto il calcio minuto per minuto. La prima sfida arriva nella stagione calcistica 90/91, quando lo zio, incredibile giornalista locale, gli diede come compito raccontare la giornata calcistica appena conclusa. Quel tema, ad appena 7 anni, risultò migliore rispetto alle tabelline, mai entrate volentieri in testa. Il premio fu la presenza alla gara di cartello della squadra del suo paese, il Ploaghe, due settimane più tardi. Destino volle che la morte prese suo zio proprio il mercoledì prima, innescando in Fiori la voglia di diventare giornalista. A scuola alla domanda “Hai solo il calcio in testa?” rispondeva “No, anche il ciclismo” e gli anni di partite contemporanee la domenica e di Tele +2 col calcio estero crearono un piccolo “psicopatico sportivo”. Tra gli sport di cui si innamora c’è l’hockey americano, soprattutto nella mitologica figura di Mario Lemieux. Poco prima della morte del padre, nel febbraio 2001, Fiori trova su La Gazzetta dello Sport proprio un trafiletto con scritto del ritorno sul ghiaccio di Lemieux dopo aver sconfitto una forma tumorale e un ritiro di 3 anni. Da lì altra promessa, qualora arrivi la possibilità di scrivere un articolo, questo sarà su Lemieux il Magnifico. Diventato ragioniere capisce immediatamente che iva e fatture sono molto più noiose del previsto e la prima collaborazione col giornale “Sa Bovida” gli fanno capire le regole basi del giornalismo, cosa che Fiori ignorava ma che rispettava, chiedendo solo la possibilità di scrivere e far colpo. Chiusa la parentesi Sa Bovida per problemi logistici e di salute dell’immenso Antonio Delitala ecco il primo reale colpo di fulmine, il sito di hockey Nhl Playitusa che non ha un articolo su Lemieux. Il direttore, con una mail che Fiori ancora oggi custodisce, risponde: “Beh, perché non provi a scriverne uno tu?” Il resto è la storia scritta al pc dopo averne scritto 5 pagine in un quadernone a quadretti. Un cambio di lavoro, non per sua volontà, spariglia le carte in tavola, col ragazzo che stando fuori casa tutto il tempo deve abbandonare la scrittura, ma peggio ancora va col primo di 3 ictus che colpiscono la mamma proprio in quel periodo. Tempo al tempo e con un altro cambio di lavoro ecco l’opzione che lo colpisce, scrivere della sua amata Inter sul sito SpazioInter. Gli inizi sono complicati, scrivere secondo le regole e non avere carta bianca lo bloccano un pochino, fino all’esplosione che nel sito si chiama Live. Il Live sarebbe il racconto, minuto per minuto e in contemporanea, della partita in tv e a Fiori tocca esordire con Milan-Inter. Quella sera il divertimento raggiunge le stelle, anzi, le supera e da quel momento l’impegno è triplo, con le perle di interviste a Sandro Mazzola (che risate), Gigi Simoni (che gentilezza) e Riccardo Cucchi, suo idolo radiofonico. Il tesserino da giornalista gli fa mantenere la parola data a 6 anni e ancor più sorprendente è la proposta di essere addetto stampa proprio della squadra locale, andare a vedere quelle partite che il destino gli negarono nel 1991. Si chiede spesso se sia il destino a far scherzi oppure se semplicemente la vita va accettata per quella che è. Il 30 gennaio 2021, dopo un ricovero di un mese con tutte le aggravanti possibili, in ospedale viene a mancare la mamma di Francesco. Il colpo è brutale. Il conto è pesantissimo, la mente lontana, lo scrivere, anche solo un piccolo pensiero sulla giornata calcistica, è di una difficoltà che ad oggi è ancora lontana dall'essere superata. Il resto è storia o noia, dipende da che parte si vuol vedere, dagli articoli su Gazzetta Fan News al raccontare qualsiasi sport, perché per Fiori ogni sport ha un suo eroe e perché ora, con IspirazioneSportiva.com, sarà ancor più spettacolare dar libero sfogo a qualsiasi ispirazione, come dice il nome e come gli ha insegnato Riccardo Cucchi: “Nella vita mai smettere di sognare!”. Anzi, scusate il ritardo! Mail: fcroda@yahoo.it Fb: supermariolemieux pec: francesco.fiori@pecgiornalisti.it