Mer. Apr 1st, 2026

Quel giorno che battemmo il Brasile di Zico, poi l’Argentina di Maradona e infine la Germania di Rummenigge“.

Mai visto l’Olimpico così impazzito di tricolori come nelle Notti Magiche“.

Eravamo spacciati, poi Baggio la mise nell’angolino in cui il portiere della Nigeria mai ci sarebbe arrivato“.

Quel pallone del Divin Codino uscì di un niente vicino a Barthez“.

Il talento che aveva l’Italia del 2002 fu qualcosa di unico, ma il Trap Baggio avrebbe anche potuto convocarlo“.

Al gol di Grosso saltò in aria la casa“.

Ecco i ricordi del Mundial, la massima competizione calcistica nel mondo e che, dopo la disfatta con la Bosnia, l’Italia non lo giocherà per l’ennesima volta, la terza consecutiva, vale a dire 12 anni senza estati magiche.

Ma gli italiani sono bravi negli alibi. Forse sono unici. Siamo talmente talentuosi che riusciamo a fregarci con le nostre stesse mani, con la tv di stato che inquadra Di Marco, al secolo il terzino più forte di tutti i tempi, esultare al passaggio ai rigori di Dzeko e soci, non sapendo che poi queste cose il karma le fa pagare.

Tanto quel giorno esultò più la Bosnia.

Son 20 anni che l’Italia non vede le fasi finali del Mondiale. E ora vi farò psicologicamente del male.

Nel 1982 ci furono grandi polemiche su Bearzot, perché lascio a casa il bomber della Serie A Pruzzo per tener in rosa Pablito Rossi.

Nel 1990 la panchina della nostra amata Patria recitava: Schillaci (che poi subentrò a Carnevale), Vierchowod, Ancelotti, Serena. Non giocarono neanche un minuto Pagliuca, Marocchi e quel Roberto Mancini che la stagione successiva divenne leggenda nella Samp.

Italia 2002: ma lascia stare, non guardarla neanche la rosa. E Baggio non fu convocato perché il Trap non ebbe coraggio.

Italia 2006: Calciopoli, tutti a casa, non avete dignità. Poi si vince, si convince, Materazzi sale in cielo, poi scende per terra per colpa di Zidane. Ci scopriamo tutti innamorati di Fabio Grosso, ma per far colpo in Germania si deve urlare solo una parola: CCCCCannavaroooo!

Poi il buio. E pensare a quanti ragazzi nati in quell’estate 2006.

Italia 2010: A Città del Capo ci ferma Alcaraz, difensore del Paraguay, poi tale Smeltz (Nuova Zelanda) che batte Marchetti. E infine, doppio Vittek e Kopunek della Slovacchia a punirci. Lippi fece una figura tale e quale a quella di oggi di Gattuso. La maglia numero 7 di Del Piero (2006) era sulle spalle di Pepe, il 9 di Iaquinta, il 10 Di Natale e la storica 20 di Paolo Rossi era di Pazzini. Qualcosa lo si doveva già capire. Era la Serie A dell’Inter del Triplete, della classifica cannonieri Di Natale 29, Milito 22, Miccoli 19 e a scendere Cavani 13, Eto’o, Hamsik e Ronaldinho 12.

Italia 2014: Dopo aver battuto la Fluminense per 3-5 mettiamo sotto l’Inghilterra grazie a Marchisio e Balotelli. E’ grande Italia. Non può farci paura nessuno. Tranne la Costa Rica. Ci punisce altro tale Ruiz. Diegone Godin fa il resto mentre Suarez si prende uno scalpo di Chiellini. Prandelli si dimette quando non ho neanche finito la pizza. Abate indossava la storica 7, Abete invece fece le valigie con Prandelli. La 10 era di Cassano, oggi “illuminato” opinionista. Se scrivo che la 20 era sulle spalle di Paletta potrei spaccare il pc.

Pensavamo fosse il momento peggiore per la Nazionale. Ma come insegna Homer Simpson al figlio Bart: “E’ il momento peggiore fino ad ora”

Italia 2018: Mister Libidine Ventura. La Svezia che noi facciamo grande all’IKEA. A San Siro si deve rimontare gli scandinavi perché “Sia mai, solo nel 1958 non ci qualificammo al Mondiale”. Candreva, Parolo, disgrazia Jorginho, Gabbiadini e il fratello di Immobile (mai capito l’involuzione del giocatore tra Serie A e Nazionale), Belotti e in panchina Eder (quello de L’Allenatore nel Pallone) sbattono su Olsen e dopo 60 anni non siamo al Mondiale.

Si grida allo scandalo. Non cambia nulla. E’ l’unica testa di serie eliminata dai playoff.

L’ultima Notte Magica è il 20 giugno 2021. Abbiamo superato la pandemia e l’Italia vince 3 gare su 3 giocate a Roma. Abbiamo un gruppo tosto senza particolari stelle. Nessuna prima donna. Quindi dai quarti in poi saremmo sicuramente vittime sacrificali. Invece Chiesa e Pessina annullano l’Austria ai supplementari.

Barella e Insigne si mangiano Lukaku e la generazione d’oro del Belgio che non vincerà mai nulla. Monaco di Baviera si tinge d’azzurro, quel profumo dell’aria tedesca ci gasa ma ci son le Furie Rosse all’orizzonte.

Chiesa ci illude, Morata ci pareggia poi però ricordando di essere amico della Serie A sbaglia il rigore e Jorginho, che in quel momento ancora li sa realizzare, ci porta in finale contro i padroni di casa inglesi.

Sarebbe uno scempio fargli perdere il sorriso. A Shaw pareggia Bonucci, poi Southgate, altro illuminato ct, la vuol vincere ai rigori e inserisce Saka, Rashford e Sancho al minuto 120 e indovinate chi sbaglia i 3 rigori?

Quel trionfo sa oggi di botta di fortuna. Perché anche dal quel momento si spegne la luce.

Siamo forti, siamo illusi.

Ci manda a casa la Macedonia del Nord. Il dolce, come sempre arriva alla fine, ma qui è la semifinale e noi stiamo già a pensar alla finale contro il Portogallo.

E ieri, dopo il dolce, è arrivato il conto. Il conto di un salatissimo mondo del pallone italiano, dove vengono a svernare i vecchi Modric e De Bruyne per preparare al meglio l’estate, dove per assistere ad una partita serve un rene, perché poi l’altro è impegnato nei vari abbonamenti di una Serie A che ha l’appeal di una gara di lumache.

In Federcalcio le poltrone se le tengono strette per bene. E dire che un dossier di tanti anni fa avrebbe riproposto un qualcosa di nuovo. Firmato da Roby Baggio, non l’ultimo dei pirla. E non voglio dire che due personaggi come Paolo Maldini e Alex Del Piero (ripudiati entrambi da dirigenze delle squadre dove hanno sputato sangue) siano meglio di Gravina, 72enne che non riesce a trovarsi un hobby per fare altro. Non lo dico. Lo scrivo e lo sottolineo.

Non abbiamo più chi ci fa sognare quando entra dalla panchina, esso abbia o no un codino e un 10 sulle spalle.

Non abbiamo un campionato stellare.

Poi guardiamo le partecipanti al Mondiale.

Curacao, Capo Verde, Panama, Uzbekistan, tutte squadre che hanno 2 cose più dell’Italia: un Mondiale e la dignità.

 

Di Francesco Fiori

Francesco Fiori è un giornalista sardo, classe 1983, con la passione per il racconto dello sport. Di tutto lo sport. Aveva 6 anni quando, sicuramente errore o destino, ebbe in regalo una semplice radio, senza pensare alle conseguenze successive del pianeta sportivo. Una domenica, finiti i compiti, giocando con quel mezzo, captò la voce roca di Sandro Ciotti. Aveva appena scoperto l’esistenza di Tutto il calcio minuto per minuto. La prima sfida arriva nella stagione calcistica 90/91, quando lo zio, incredibile giornalista locale, gli diede come compito raccontare la giornata calcistica appena conclusa. Quel tema, ad appena 7 anni, risultò migliore rispetto alle tabelline, mai entrate volentieri in testa. Il premio fu la presenza alla gara di cartello della squadra del suo paese, il Ploaghe, due settimane più tardi. Destino volle che la morte prese suo zio proprio il mercoledì prima, innescando in Fiori la voglia di diventare giornalista. A scuola alla domanda “Hai solo il calcio in testa?” rispondeva “No, anche il ciclismo” e gli anni di partite contemporanee la domenica e di Tele +2 col calcio estero crearono un piccolo “psicopatico sportivo”. Tra gli sport di cui si innamora c’è l’hockey americano, soprattutto nella mitologica figura di Mario Lemieux. Poco prima della morte del padre, nel febbraio 2001, Fiori trova su La Gazzetta dello Sport proprio un trafiletto con scritto del ritorno sul ghiaccio di Lemieux dopo aver sconfitto una forma tumorale e un ritiro di 3 anni. Da lì altra promessa, qualora arrivi la possibilità di scrivere un articolo, questo sarà su Lemieux il Magnifico. Diventato ragioniere capisce immediatamente che iva e fatture sono molto più noiose del previsto e la prima collaborazione col giornale “Sa Bovida” gli fanno capire le regole basi del giornalismo, cosa che Fiori ignorava ma che rispettava, chiedendo solo la possibilità di scrivere e far colpo. Chiusa la parentesi Sa Bovida per problemi logistici e di salute dell’immenso Antonio Delitala ecco il primo reale colpo di fulmine, il sito di hockey Nhl Playitusa che non ha un articolo su Lemieux. Il direttore, con una mail che Fiori ancora oggi custodisce, risponde: “Beh, perché non provi a scriverne uno tu?” Il resto è la storia scritta al pc dopo averne scritto 5 pagine in un quadernone a quadretti. Un cambio di lavoro, non per sua volontà, spariglia le carte in tavola, col ragazzo che stando fuori casa tutto il tempo deve abbandonare la scrittura, ma peggio ancora va col primo di 3 ictus che colpiscono la mamma proprio in quel periodo. Tempo al tempo e con un altro cambio di lavoro ecco l’opzione che lo colpisce, scrivere della sua amata Inter sul sito SpazioInter. Gli inizi sono complicati, scrivere secondo le regole e non avere carta bianca lo bloccano un pochino, fino all’esplosione che nel sito si chiama Live. Il Live sarebbe il racconto, minuto per minuto e in contemporanea, della partita in tv e a Fiori tocca esordire con Milan-Inter. Quella sera il divertimento raggiunge le stelle, anzi, le supera e da quel momento l’impegno è triplo, con le perle di interviste a Sandro Mazzola (che risate), Gigi Simoni (che gentilezza) e Riccardo Cucchi, suo idolo radiofonico. Il tesserino da giornalista gli fa mantenere la parola data a 6 anni e ancor più sorprendente è la proposta di essere addetto stampa proprio della squadra locale, andare a vedere quelle partite che il destino gli negarono nel 1991. Si chiede spesso se sia il destino a far scherzi oppure se semplicemente la vita va accettata per quella che è. Il 30 gennaio 2021, dopo un ricovero di un mese con tutte le aggravanti possibili, in ospedale viene a mancare la mamma di Francesco. Il colpo è brutale. Il conto è pesantissimo, la mente lontana, lo scrivere, anche solo un piccolo pensiero sulla giornata calcistica, è di una difficoltà che ad oggi è ancora lontana dall'essere superata. Il resto è storia o noia, dipende da che parte si vuol vedere, dagli articoli su Gazzetta Fan News al raccontare qualsiasi sport, perché per Fiori ogni sport ha un suo eroe e perché ora, con IspirazioneSportiva.com, sarà ancor più spettacolare dar libero sfogo a qualsiasi ispirazione, come dice il nome e come gli ha insegnato Riccardo Cucchi: “Nella vita mai smettere di sognare!”. Anzi, scusate il ritardo! Mail: fcroda@yahoo.it Fb: supermariolemieux pec: francesco.fiori@pecgiornalisti.it