Data di pubblicazione: 2022
Editore: Rusconi Libri
418 pagine
Un libro che assolutamente non può mancare in nessuna biblioteca sportiva. Basta il nome dell’autore per spiegarne il capolavoro: Gianni Brera. In Storia critica del calcio italiano l’asso del giornalismo nostrano ripercorre i primi calci alla Dea Eupalla, da “brocchetti” alla nascita del campionato italiano a girone unico come ora, dai due Mondiali vinti (chissà che direbbe oggi, presumiamo non salverebbe niente e nessuno) alla missione per Argentina 1978.
Da “Accaccone” (Helenio Herrera) ad Accacchino (Heriberto Herrera), al Tetnico Fabbri, raccontando poi la sciagura di Superga, la Corea Del Nord al Mondiale 1966 (battuti da Ridolini) e svariate sciagure di un’Italia capace di tutto. Scrive l’autore:
Nessun popolo ha avuto con il calcio il rapporto che hanno gli italiani: intenso, legato a momenti personalissimi e, al tempo stesso, a memorabili situazioni pubbliche e collettive. Per questo ogni tentativo di ripercorrere epopee di campioni, avventurose scalate in classifica e rovinose cadute, finisce col delineare un itinerario inevitabilmente personale e dunque “critico”, come acutamente aveva intuito Brera. In questa indimenticabile opera l’autore si offre al lettore con un insuperabile generosità di scrittura mai disgiunta dalla ricchezza dei dettagli, dall’abbondanza di personaggi unici, dalla provocatoria e polemica intelligenza. I racconti del grande calcio: dai miti degli anni 60 e 70, – Rocco, Herrera, Riva e Rossi – sino ai Mondiali in Argentina. Storia critica del calcio italiano è un’occasione formidabile per ripercorrere non solo le vicende del nostro calcio, ma tutti i momenti magici che hanno accompagnato generazioni di italiani.
Gianni Brera, noto a tutti come grande giornalista sportivo, è stato anche brillante autore di romanzi e commedie. Nato a San Zenone al PO, nella provincia Pavese, Brera raccontava di essere cresciuto “brado o quasi fra boschi, rive e mollenti”. Sempre profondamente legato ai propri luoghi, aveva una grande passione per la Storia, necessaria magistra vitae per conoscere la ricchezza del proprio territorio, ma anche per capire cosa significhi davvero “la disgrazia di nascere italiano” è prendere coscienza di sé. Durante la Seconda guerra mondiale combatte tra i paracadutisti e poi tra i partigiani in Val d’Ossola. Nel 1943 si laurea in Scienze Politiche all’Università di Pavia. Uomo di notevole cultura Brera decide di scrivere di sport e si presenta con successo nella redazione della Gazzetta dello Sport, dedicandosi inizialmente all’atletica leggera, sino a diventare vicedirettore e direttore a soli trent’anni. Subito rivoluzionò le regole del gioco e portò la tecnica e le tattiche sportive al centro dei propri articoli, inventando la critica sportiva vera e propria, sempre arricchita dai suoi innumerevoli neologismi e soprannomi ormai di uso comune. Nonostante la carriera da giornalista sportivo, non mancarono per Brera le occasioni di felici evasioni letterarie e storiche, in cui dimostrò di saper scrivere con chiarezza, originalità e uno stile dal taglio inimitabile.



