Mer. Ago 5th, 2026

Data di pubblicazione: 26/09/2019

Editore: Piano B

144 pagine

Questo non è solo un libro ma un testamento da consegnare ai posteri, alle generazioni che pensano che il male non possa mai accadere. E’ la storia di Jesse Owens che nel 1936 sfidò Hitler.

Berlino, 1936. Nelle Olimpiadi che dovevano esaltare la supremazia della Germania nazista, Jesse Owens – figlio di mezzadri dell’Alabama e discendente di schiavi – riuscì a vincere ben quattro medaglie d’oro, umiliando Adolf Hitler e stabilendo un record che sarebbe rimasto imbattuto per cinquant’anni. Ma questa sua “autobiografia spirituale” è molto più di una rassegna di vittorie e sconfitte: l’infanzia poverissima, l’ascesa nell’olimpo dell’atletica, le difficoltà dopo il trionfo, la lotta per ritrovare la fede. E’ la storia di un uomo divenuto simbolo immortale di libertà e coraggio”, così scrivono nel retro copertina del libro”.

Ma c’è di più.

L’infanzia povera e segnato dalle preghiere che un giorno salvarono il piccolo James Cleveland, per tutti JC e di conseguenza Jesse, quando all’età di cinque anni fu sul punto di morire. Ricordò lo stesso Owens di aver udito le preghiere del padre per fare un miracolo e la lezione la mantenne da grande, dopo che per miracolo il suo sangue che usciva copiosamente dal suo petto si arrestò.

Berlino, 1936.

Jesse Owens è l’uomo da battere, ma è anche atleta che vuol scoprire chi è questo super uomo che Hitler vuole schierare contro. Non c’è storia nelle gare di linea, tre ori su tre, ma nel salto in lungo ecco che si paventa la figura teutonica di Carl Ludwig Hermann Long, per tutti Luz, 1,84 di altezza per capelli biondi e occhi azzurri. La Germania nazista è ai suoi piedi.

Con Owens non si sono mai incrociati. Jesse è reduce da un salto in lungo di 8,13 mt in un meeting della Big Ten in Michigan l’anno prima. Strappa il pass alle Olimpiadi anche se tutti gli consigliano di boicottare Berlino per il trattamento che la Germania sta riservando alla gente di colore.

Owens ci pensa, sta quasi per accettare i consigli ma si ricorda da dove viene, da cosa ha promesso a suo padre e alla sua famiglia. E’ il 4 agosto e l’americano è stranamente nervoso. Long per contro, al primo tentativo di salto fa 7,73 e si qualifica alla finale. Jesse sbaglia il primo salto, con un nullo e si ripete anche nel secondo con un errore.

E’ lì che in preda allo sconforto s’inginocchia per pregare. Ma i suoi impegni nelle settimane e mesi prima gli hanno quasi fatto snobbare la religione. Si sente vuoto e solo, chiede aiuto al cielo.

Se parti una trentina di centimetri più indietro avrai sufficiente margine per evitare il tuo ultimo salto, pur avendo la certezza di superare la misura necessaria per la qualificazione“.

Quando Jesse aprì gli occhi vide che quelle parole che aveva appena ascoltato provenivano proprio dal nemico, da quel Luz Long che mai aveva incontrato. Ma Long non si fermò solo alle parole, prese il suo asciugamano e lo mise in terra indicando il punto esatto dove Owens avrebbe dovuto saltare.

Incredibilmente, consiglio accettato e finale conquistata.

Perché Luz Long aveva deciso di aiutare il suo rivale?

Perché la sua grandezza interiore voleva la sfida con Owens in finale. I due da quel momento iniziarono una frequentazione, si parlarono talmente tanto da riconoscersi simili, dando vita poi ad una finale epica.

Owens stampò subito un 7.74, eguagliato da Long.

Owens risponde con un 7.87 contro un 7.84 di Long.

Al nullo di JC Luz risponde con un 7.73 e con un 7.87 al quinto passa in testa per la somma dei due salti migliori.

Owens è il primo a saltare addosso a Luz congratulandosi con lui.

Ha ancora due salti e quell’improvvisa gioia per il “fratello” lo appaga.

E’ felice per lui e ora vuol saltare al meglio che può.

Stampa così un 7.94, nuovo record e infine un clamoroso 8.06 che lo fa entrare nella leggenda.

Anche Hitler si abbandona all’applauso che il pubblico di Berlino sta decretando a Jesse Owens. C’è un cenno quasi d’intesa tra il fuhrer e l’atleta. Leggende mai confermate scriveranno che ci sarà anche una foto a immortalarli insieme.

Da quel momento Owens e Long si scriveranno spesso, quasi ogni giorno. Ma non si vedranno più.

Long pagherà a caro prezzo la guerra imminente. Owens morirà per un cancro ai polmoni nel 1980, a soli 66 anni.

Ma prima di morire Jesse esaudirà l’ultimo segreto di Luz che nel pieno della guerra sapeva di non uscirne vivo: andrà a conoscere il figlio Kai Long, ad Amburgo e in seguito JC parteciperà anche al matrimonio dell’erede di Luz.

Il libro, oltre che stupendo, fa riflettere.