E’ stata la più grande squadra d’Italia e se solo il fato non l’avesse scelta chissà cosa sarebbe potuto succedere al Mondiale 1950.
I colori granata non sono mai stati indifferenti, hanno sempre avuto un fascino unico, quasi malinconico, che ha in Superga e in quel 4 maggio 1949 l’apice.
Giuseppe Culicchia descrive in “Il destino del Grande Torino, ultima epopea d’Italia” uno per uno i giocatori di una squadra che mette i brividi solo nell’immaginario collettivo. Valentino Mazzola che suona la carica, i campionati dal 1942 al 1949 (con la guerra di mezzo a far saltare i sicuri trionfi del 1943 e 1944) che terminano con questo score: su 172 partite ne vincono 121, restano imbattuti in casa per ben 3 tornei e segnano qualcosa come 483 gol compresi i 43 del girone finale 1945/46 in appena 14 gare (con 11 vittorie).
Poi la sciagura. Per omaggiare il capitano del Benfica José Ferreira Valentino Mazzola e i suoi accettano la trasferta in Portogallo. Al rientro il trimotore Fiat G 212 si scontra con la collina di Superga a causa della nebbia. Perdono la vita i 31 occupanti, 27 passeggeri e 4 dell’equipaggio.
A riconoscere i corpi sarà Vittorio Pozzo, c.t. azzurro nel doppio trionfo 1934/1938. Perdono la vita:
- Valerio Bacigalupo (25 anni, portiere);
- Aldo Ballarin (27, difensore);
- Dino Ballarin (25, portiere);
- Emile Bongiorni (28, attaccante);
- Eusebio Castigliano (28, mediano);
- Rubens Fadini (21, centrocampista);
- Guglielmo Gabetto (33, attaccante);
- Ruggero Grava (27, centravanti);
- Giuseppe Grezar (30, mediano);
- Ezio Loik (29, mezzala destra);
- Virgilio Maroso (23, terzino sinistro);
- Danilo Martelli (25, mediano e mezzala);
- Valentino Mazzola (30, attaccante);
- Romeo Menti (29, attaccante);
- Piero Operto (22, difensore);
- Franco Ossola (27, attaccante);
- Mario Rigamonti (26, difensore);
- Julius Schubert (26, mezzala).
I dirigenti:
- Egidio Agnisetta (55, direttore generale);
- Ippolito Civalleri (66, dirigente accompagnatore);
- Andrea Bonaiuti (36, organizzatore delle trasferte).
Allenatori:
- Egri Erbstein (50, direttore tecnico);
- Leslie Lievesley (37, allenatore);
- Ottavio Cortina (52, massaggiatore).
Giornalisti
- Renato Casalbore (58, Tuttosport);
- Renato Tosatti (40, Gazzetta del Popolo);
- Luigi Cavallero (42, la Nuova Stampa);
Equipaggio:
- Pierluigi Meroni (33, primo pilota);
- Cesare Bianciardi (34, secondo pilota);
- Celeste D’Incà (44, motorista);
- Antonio Pangrazzi (42, radiotelegrafista).
Scrive l’autore:
In tutta l’Italia c’era chi pur non avendo mai potuto mettere piede al “Filadelfia”, sognava di vedere e cercava di replicare le incursioni di Grezar e le reti di Ossola, i tackle di Ballarin e i dribbling di Maroso, la grinta di Castigliano è la classe di Menti, per tacere ovviamente delle imprese già leggendarie di Mazzola. Almeno fino a quella maledetta domenica di maggio di settant’anni fa, quando dopo una partita amichevole con la squadra del Benfica, l’intera squadra del Torino Calcio salì sul trimotore I-ELCE per fare ritorno a casa e finì invece per schiantarsi contro la Basilica di Superga, avvolta nella nebbia. Quella sera scompare una squadra leggendaria, capace di dominare il calcio italiano e di conquistare grande prestigio internazionale. Fu un lutto non solo per i calciatori “granata” e per i torinesi, ma per l’Italia intera. Come racconta Giuseppe Culicchia, in queste pagine emozionanti, il Grande Torino era da tempo al di sopra del tifo campanilistico: un orgoglio per tutti è il simbolo della rinascita di un Paese uscito distrutto dalla guerra. Nella narrazione di quei giorni, del dramma e dei suoi protagonisti, riscopriamo una pagina della nostra storia che è un inno all’impegno della gioventù e alla lealtà di uno sport che vorremmo più pulito e capace di unire anziché dividere.


