Mar. Lug 28th, 2026

E’ stata la più grande squadra d’Italia e se solo il fato non l’avesse scelta chissà cosa sarebbe potuto succedere al Mondiale 1950.

I colori granata non sono mai stati indifferenti, hanno sempre avuto un fascino unico, quasi malinconico, che ha in Superga e in quel 4 maggio 1949 l’apice.

Giuseppe Culicchia descrive in  “Il destino del Grande Torino, ultima epopea d’Italia” uno per uno i giocatori di una squadra che mette i brividi solo nell’immaginario collettivo. Valentino Mazzola che suona la carica, i campionati dal 1942 al 1949 (con la guerra di mezzo a far saltare i sicuri trionfi del 1943 e 1944) che terminano con questo score: su 172 partite ne vincono 121, restano imbattuti in casa per ben 3 tornei e segnano qualcosa come 483 gol compresi i 43 del girone finale 1945/46 in appena 14 gare (con 11 vittorie).

Poi la sciagura. Per omaggiare il capitano del Benfica José Ferreira Valentino Mazzola e i suoi accettano la trasferta in Portogallo. Al rientro il trimotore Fiat G 212 si scontra con la collina di Superga a causa della nebbia. Perdono la vita i 31 occupanti, 27 passeggeri e 4 dell’equipaggio.

A riconoscere i corpi sarà Vittorio Pozzo, c.t. azzurro nel doppio trionfo 1934/1938. Perdono la vita:

  • Valerio Bacigalupo (25 anni, portiere);
  • Aldo Ballarin (27, difensore);
  • Dino Ballarin (25, portiere);
  • Emile Bongiorni (28, attaccante);
  • Eusebio Castigliano (28, mediano);
  • Rubens Fadini (21, centrocampista);
  • Guglielmo Gabetto (33, attaccante);
  • Ruggero Grava (27, centravanti);
  • Giuseppe Grezar (30, mediano);
  • Ezio Loik (29, mezzala destra);
  • Virgilio Maroso (23, terzino sinistro);
  • Danilo Martelli (25, mediano e mezzala);
  • Valentino Mazzola (30, attaccante);
  • Romeo Menti (29, attaccante);
  • Piero Operto (22, difensore);
  • Franco Ossola (27, attaccante);
  • Mario Rigamonti (26, difensore);
  • Julius Schubert (26, mezzala).

I dirigenti:

  • Egidio Agnisetta (55, direttore generale);
  • Ippolito Civalleri (66, dirigente accompagnatore);
  • Andrea Bonaiuti (36, organizzatore delle trasferte).

Allenatori:

  • Egri Erbstein (50, direttore tecnico);
  • Leslie Lievesley (37, allenatore);
  • Ottavio Cortina (52, massaggiatore).

Giornalisti

  • Renato Casalbore (58, Tuttosport);
  • Renato Tosatti (40, Gazzetta del Popolo);
  • Luigi Cavallero (42, la Nuova Stampa);

Equipaggio:

  • Pierluigi Meroni (33, primo pilota);
  • Cesare Bianciardi (34, secondo pilota);
  • Celeste D’Incà (44, motorista);
  • Antonio Pangrazzi (42, radiotelegrafista).

Scrive l’autore:

In tutta l’Italia c’era chi pur non avendo mai potuto mettere piede al “Filadelfia”, sognava di vedere e cercava di replicare le incursioni di Grezar e le reti di Ossola, i tackle di Ballarin e i dribbling di Maroso, la grinta di Castigliano è la classe di Menti, per tacere ovviamente delle imprese già leggendarie di Mazzola. Almeno fino a quella maledetta domenica di maggio di settant’anni fa, quando dopo una partita amichevole con la squadra del Benfica, l’intera squadra del Torino Calcio salì sul trimotore I-ELCE per fare ritorno a casa e finì invece per schiantarsi contro la Basilica di Superga, avvolta nella nebbia. Quella sera scompare una squadra leggendaria, capace di dominare il calcio italiano e di conquistare grande prestigio internazionale. Fu un lutto non solo per i calciatori “granata” e per i torinesi, ma per l’Italia intera. Come racconta Giuseppe Culicchia, in queste pagine emozionanti, il Grande Torino era da tempo al di sopra del tifo campanilistico: un orgoglio per tutti è il simbolo della rinascita di un Paese uscito distrutto dalla guerra. Nella narrazione di quei giorni, del dramma e dei suoi protagonisti, riscopriamo una pagina della nostra storia che è un inno all’impegno della gioventù e alla lealtà di uno sport che vorremmo più pulito e capace di unire anziché dividere.