Mar. Lug 21st, 2026

Non avendo di meglio da fare oggi ho cercato sul magico mondo del web il significato della parola Trump ed è sbucato questo significato:

  • indica la briscola in un gioco di carte, cioè la carta o il seme che prevale sugli altri.
  • In alcune accezioni britanniche arcaiche, trump può riferirsi a emissioni sonore (flatulenze), ma questo uso è raro e non collegato al cognome o al gioco di carte.

Quest’ultima spiegazione mi ha fatto sorridere perché rappresenta in pieno un Mondiale che ha raccontato una prima fase pressoché inutile, con le squadre più decenti (non le più forti in generale, le più decenti) a sfidarsi dai sedicesimi dove per migliorare il pathos in stile fiction a stelle e strisce sono uscite nell’ordine:

  • Germania contro il Paraguay
  • Olanda contro il Marocco

E subito ad eleggerle come flop tedesco ed eterna incompiuta orange.

Poi, spavento Brasile sino al sopracciglio sollevato di Ancelotti contro il Giappone (in rimonta) e l’Argentina che tanto rideva e che sfida il Capo Verde (in gita pagata dalla FIFA, con gli Azzurri a casa, grazie ragazzi) vince solo ai supplementari.

L’appeal di questo Mondiale mal si crea, tra interruzioni per reidratarsi (pubblicitariamente) e show all’americana che non si riconducono all’essenza del Mondiale stesso. Tutti noi avremmo voluto l’entusiasmo di Lele Adani, in una versione ultradimensionale, ma proprio il colpo di fulmine non arriva.

E allora ottavi di finale ed ecco la perla Folarin Balogun. Trump, non come emissione sonora ma come capo supremo, decide in un colpo solo di riscrivere le regole del soccer, sport che forse sta iniziando a capire e di conseguenza può strumentalizzare a piacimento. “Espulsione è quando arbitro fischia (ma squalifica decido io)” avrebbe detto Boskov sputando su questo calcio che descrivono per tutti ma che alla lunga è per pochi e quei pochi neanche lo capiscono.

In buona sostanza, l’unico attaccante decente degli Usa dai tempi di Landon Donovan gioca nonostante la precedente espulsione e questo fa incavolare Lukaku e soci che sommergono gli Stati Uniti per 4-1, con esultanza a mimare una telefonata. Chissà a chi.

Poi ecco il quasi miracolo Egitto, che prova a terrorizzare l’Argentina vincendo per 2-0 a dieci minuti dalla fine. Braccino o no Adani, Messi e Lautaro riescono ad esultare tre volte nel 3-2 che vale il passaggio del turno, con gli egiziani privati di un gran gol perché il regolamento a pagina 564 recita: “Messi deve arrivare quanto meno in semifinale“.

Non ride il Brasile. Anzi si deprime. Mette alla prova il rapporto passionale tra Haaland e la palla, con quest’ultima che fa sempre ciò che Erling dice e che con una splendida doppietta, con due tocchi in partita, fa impazzire una nazione che si guadagna la simpatia eterna per le esultanze folli.

Per i verdeoro ci sarà tantissimo da lavorare, per Ancelotti ancora di più.

Con Usa e Canada fuori agli ottavi per The Donald arriva il momento di scegliere una preferita. Non riesce a capire chi sono i giocatori del Marocco trapiantati in Francia e i Blues vincono agevolmente. Prende in odio il Belgio e passa la Spagna per 2-1, così che il Capo supremo che un tempo batteva Vince McMahon a Wrestlemania vede Rodri con la fascia da capitano e se ne innamora. Vorrebbe una foto con lui, ma non l’avrà, anche se questa è la storia finale.

Va avanti anche l’Inghilterra che trova in Harry Kane l’uragano che in maniera maestosa si prende sulle spalle l’intero attacco. Noi che siamo cresciuti col mito di Alan Shearer ne siamo orgogliosi e anche Haaland deve inchinarsi (nonostante Sorloth abbia sulle spalle una pecca di egoismo). Come Adani, quando l’Argentina di Messi distrugge la Svizzera per 3-1; se non fosse per gli apparecchi tv che hanno disattivato il sonoro sarebbe tutto quasi perfetto.

In semifinale Francia-Spagna. E’, scegliere la meno peggio visto che i cuginetti transalpini non vedono l’ora di sfottere noi, nazione del quinto mondo calcistico, priva di talento in A, di stadi che attirano i tifosi, di arbitri non criticati, di prescrizioni che volano ovunque, troviamo comunque il modo di esultare. In maniera patetica diciamo che loro sono a casa come l’Italia.

Solo che loro hanno Mbappé che ha scritto la storia e noi… nessuno.

Sponda opposta Inghilterra-Argentina è una signora partita. La decide un signore tedesco che una volta che vede gli inglesi in vantaggio decide di sposare la religione Messiana. Il problema è che quel tedesco è Tuchel, l’uomo che volle distruggere la mano di Conte con una bella stretta ai tempi di Chelsea-Tottenham e che si priva di attaccare l’Albiceleste una volta in vantaggio, per il gol decisivo di Lautaro Martinez che poi legge su i giornali che è tra i candidati al Pallone d’Oro.

Il suo Mondiale finisce qui.

La finale Spagna-Argentina è il giovane leone che colpisce il vecchio. Sono 120 minuti in cui la Roja ha giovani che corrono (Cubarsi e Yamal 19 anni, Gavi 21, Pedri 23, Nico Williams 24), che corrono talmente tanto da voler giocare per due giorni di fila. S’inchinano con onestà all’uomo che ci ha fatto divertire tanto in questi 20 anni, Lionel Messi, ma che in finale non ha proprio fatto nulla. Con l’aggravante che la stanchezza gli fa far brutta figura con Cucurella.

E basta con i paragoni con Maradona. Diego non appartiene a questa fascia di campioni.

Così al fischio finale non subentra nessuna nostalgia per la competizione appena finita. Anche se Rodri di botto si eleva a mito. Sposta con garbo ma anche con decisione The Donald che del Mondiale nulla sa e nulla saprà, una competizione che ha creato leggende e che il dollaro ha ucciso moralmente.

Meno male che fra poco inizia la Serie A.

E a Trump questa non importa.

Di Francesco Fiori

Francesco Fiori è un giornalista sardo, classe 1983, con la passione per il racconto dello sport. Di tutto lo sport. Aveva 6 anni quando, sicuramente errore o destino, ebbe in regalo una semplice radio, senza pensare alle conseguenze successive del pianeta sportivo. Una domenica, finiti i compiti, giocando con quel mezzo, captò la voce roca di Sandro Ciotti. Aveva appena scoperto l’esistenza di Tutto il calcio minuto per minuto. La prima sfida arriva nella stagione calcistica 90/91, quando lo zio, incredibile giornalista locale, gli diede come compito raccontare la giornata calcistica appena conclusa. Quel tema, ad appena 7 anni, risultò migliore rispetto alle tabelline, mai entrate volentieri in testa. Il premio fu la presenza alla gara di cartello della squadra del suo paese, il Ploaghe, due settimane più tardi. Destino volle che la morte prese suo zio proprio il mercoledì prima, innescando in Fiori la voglia di diventare giornalista. A scuola alla domanda “Hai solo il calcio in testa?” rispondeva “No, anche il ciclismo” e gli anni di partite contemporanee la domenica e di Tele +2 col calcio estero crearono un piccolo “psicopatico sportivo”. Tra gli sport di cui si innamora c’è l’hockey americano, soprattutto nella mitologica figura di Mario Lemieux. Poco prima della morte del padre, nel febbraio 2001, Fiori trova su La Gazzetta dello Sport proprio un trafiletto con scritto del ritorno sul ghiaccio di Lemieux dopo aver sconfitto una forma tumorale e un ritiro di 3 anni. Da lì altra promessa, qualora arrivi la possibilità di scrivere un articolo, questo sarà su Lemieux il Magnifico. Diventato ragioniere capisce immediatamente che iva e fatture sono molto più noiose del previsto e la prima collaborazione col giornale “Sa Bovida” gli fanno capire le regole basi del giornalismo, cosa che Fiori ignorava ma che rispettava, chiedendo solo la possibilità di scrivere e far colpo. Chiusa la parentesi Sa Bovida per problemi logistici e di salute dell’immenso Antonio Delitala ecco il primo reale colpo di fulmine, il sito di hockey Nhl Playitusa che non ha un articolo su Lemieux. Il direttore, con una mail che Fiori ancora oggi custodisce, risponde: “Beh, perché non provi a scriverne uno tu?” Il resto è la storia scritta al pc dopo averne scritto 5 pagine in un quadernone a quadretti. Un cambio di lavoro, non per sua volontà, spariglia le carte in tavola, col ragazzo che stando fuori casa tutto il tempo deve abbandonare la scrittura, ma peggio ancora va col primo di 3 ictus che colpiscono la mamma proprio in quel periodo. Tempo al tempo e con un altro cambio di lavoro ecco l’opzione che lo colpisce, scrivere della sua amata Inter sul sito SpazioInter. Gli inizi sono complicati, scrivere secondo le regole e non avere carta bianca lo bloccano un pochino, fino all’esplosione che nel sito si chiama Live. Il Live sarebbe il racconto, minuto per minuto e in contemporanea, della partita in tv e a Fiori tocca esordire con Milan-Inter. Quella sera il divertimento raggiunge le stelle, anzi, le supera e da quel momento l’impegno è triplo, con le perle di interviste a Sandro Mazzola (che risate), Gigi Simoni (che gentilezza) e Riccardo Cucchi, suo idolo radiofonico. Il tesserino da giornalista gli fa mantenere la parola data a 6 anni e ancor più sorprendente è la proposta di essere addetto stampa proprio della squadra locale, andare a vedere quelle partite che il destino gli negarono nel 1991. Si chiede spesso se sia il destino a far scherzi oppure se semplicemente la vita va accettata per quella che è. Il 30 gennaio 2021, dopo un ricovero di un mese con tutte le aggravanti possibili, in ospedale viene a mancare la mamma di Francesco. Il colpo è brutale. Il conto è pesantissimo, la mente lontana, lo scrivere, anche solo un piccolo pensiero sulla giornata calcistica, è di una difficoltà che ad oggi è ancora lontana dall'essere superata. Il resto è storia o noia, dipende da che parte si vuol vedere, dagli articoli su Gazzetta Fan News al raccontare qualsiasi sport, perché per Fiori ogni sport ha un suo eroe e perché ora, con IspirazioneSportiva.com, sarà ancor più spettacolare dar libero sfogo a qualsiasi ispirazione, come dice il nome e come gli ha insegnato Riccardo Cucchi: “Nella vita mai smettere di sognare!”. Anzi, scusate il ritardo! Mail: fcroda@yahoo.it Fb: supermariolemieux pec: francesco.fiori@pecgiornalisti.it