Gio. Dic 2nd, 2021

Si è chiusa nel weekend la leggenda di Valentino Rossi nella Motogp. Un pilota unico nel suo genere se si pensa che il suo ultimo titolo è datato 2009

Forse è ancora molto presto per metabolizzare il fatto che la prossima stagione non vedremo Valentino Rossi in pista.

Ed è meglio così.

Non è una provocazione (anche se ammetto di non esserne tifoso) ma il fatto che Valentino fosse relegato sempre vicino al carro scopa (termine ciclistico per il fine gara) era un insulto per chi ha costruito una carriera leggendaria. Insulto come le mosse della Yamaha nel venerare nell’ultimo weekend la sua icona ma che di fatto nella stagione 2021 ha fatto qualsiasi cosa per far passare a Rossi la voglia di competere in Motogp.

Insulto può essere relegare Rossi alla seconda scuderia Yamaha, la Petronas che tranquillamente sta bruciando Andrea Dovizioso e che, forse, si è offesa per la scelta di Valentino di preferire una Ducati per il suo team del 2022.

Un altro anno di Rossi in Motogp? No, a queste condizioni no. Così come per Kimi Raikkonen, altro personaggio unico nel motorsport che si diletta a portare all’arrivo l’Alfa Romeo, in una Formula Uno che Mercedes e Red Bull a parte (sfida totale) non ha proprio fascino, con buona pace di una Ferrari che esulta se va meglio della McLaren.

Lasciare al momento top sarebbe difficile per tutti. Lo disse anche Michael Jordan quando per Last Dance dei Bulls ha iniziato a chiedersi che cosa sarebbe successo proseguendo. Forse il Rossi autentico ha chiuso i battenti nel 2015, quando, a torto o ragione, dipende dal punto di vista, si è visto scippato un titolo alla portata (non vinto, alla portata, perché Lorenzo disputò una grande stagione) con il giovane leone Marquez a fargli capire che non esisteva riverenza nei confronti del Dottore.

Valentino lascia però la sua scia di simpatia, i suoi commenti contro i ragazzi dell’Accademy “Quando vedo Bagnaia e Morbidelli mi dico ma chi ca… ha avuto l’idea dell’Accademy e poi ci penso e l’idea è stata la mia” o altre risposte sempre sincere e immediate che di fatto un sorriso, tifoso o meno, lo strappano sempre.

Quando Valentino ha iniziato a vincere era il 1996, la Juve vinceva la sua ultima Champions, Bravehearth collezionava 5 Oscar, Zola ci condannava a Euro96, Michael Johnson è record su i 200 ad Atlanta con 19″32, Martina Hingis dominava giovanissima Wimbledon, con Schumacher che esordiva con la Ferrari.

Sembra un secolo fa, eppure tutto il circus della MotoGp è cambiato nell’era Rossi, dalla tv ai commentatori, passando per quei nove titoli che ad oggi ne certificano la leggenda.

Leggenda che nei motori di domenica si è certificata anche in Brasile, Formula Uno, ma Lewis Hamilton non ha lo stesso appeal di un Vale Rossi che appende “la moto” al chiodo.

Fonte: l’autore Francesco Fiori

Di Francesco Fiori

Francesco Fiori è un giornalista sardo, classe 1983, con la passione per il racconto dello sport. Di tutto lo sport. Aveva 6 anni quando, sicuramente errore o destino, ebbe in regalo una semplice radio, senza pensare alle conseguenze successive del pianeta sportivo. Una domenica, finiti i compiti, giocando con quel mezzo, captò la voce roca di Sandro Ciotti. Aveva appena scoperto l’esistenza di Tutto il calcio minuto per minuto. La prima sfida arriva nella stagione calcistica 90/91, quando lo zio, incredibile giornalista locale, gli diede come compito raccontare la giornata calcistica appena conclusa. Quel tema, ad appena 7 anni, risultò migliore rispetto alle tabelline, mai entrate volentieri in testa. Il premio fu la presenza alla gara di cartello della squadra del suo paese, il Ploaghe, due settimane più tardi. Destino volle che la morte prese suo zio proprio il mercoledì prima, innescando in Fiori la voglia di diventare giornalista. A scuola alla domanda “Hai solo il calcio in testa?” rispondeva “No, anche il ciclismo” e gli anni di partite contemporanee la domenica e di Tele +2 col calcio estero crearono un piccolo “psicopatico sportivo”. Tra gli sport di cui si innamora c’è l’hockey americano, soprattutto nella mitologica figura di Mario Lemieux. Poco prima della morte del padre, nel febbraio 2001, Fiori trova su La Gazzetta dello Sport proprio un trafiletto con scritto del ritorno sul ghiaccio di Lemieux dopo aver sconfitto una forma tumorale e un ritiro di 3 anni. Da lì altra promessa, qualora arrivi la possibilità di scrivere un articolo, questo sarà su Lemieux il Magnifico. Diventato ragioniere capisce immediatamente che iva e fatture sono molto più noiose del previsto e la prima collaborazione col giornale “Sa Bovida” gli fanno capire le regole basi del giornalismo, cosa che Fiori ignorava ma che rispettava, chiedendo solo la possibilità di scrivere e far colpo. Chiusa la parentesi Sa Bovida per problemi logistici e di salute dell’immenso Antonio Delitala ecco il primo reale colpo di fulmine, il sito di hockey Nhl Playitusa che non ha un articolo su Lemieux. Il direttore, con una mail che Fiori ancora oggi custodisce, risponde: “Beh, perché non provi a scriverne uno tu?” Il resto è la storia scritta al pc dopo averne scritto 5 pagine in un quadernone a quadretti. Un cambio di lavoro, non per sua volontà, spariglia le carte in tavola, col ragazzo che stando fuori casa tutto il tempo deve abbandonare la scrittura, ma peggio ancora va col primo di 3 ictus che colpiscono la mamma proprio in quel periodo. Tempo al tempo e con un altro cambio di lavoro ecco l’opzione che lo colpisce, scrivere della sua amata Inter sul sito SpazioInter. Gli inizi sono complicati, scrivere secondo le regole e non avere carta bianca lo bloccano un pochino, fino all’esplosione che nel sito si chiama Live. Il Live sarebbe il racconto, minuto per minuto e in contemporanea, della partita in tv e a Fiori tocca esordire con Milan-Inter. Quella sera il divertimento raggiunge le stelle, anzi, le supera e da quel momento l’impegno è triplo, con le perle di interviste a Sandro Mazzola (che risate), Gigi Simoni (che gentilezza) e Riccardo Cucchi, suo idolo radiofonico. Il tesserino da giornalista gli fa mantenere la parola data a 6 anni e ancor più sorprendente è la proposta di essere addetto stampa proprio della squadra locale, andare a vedere quelle partite che il destino gli negarono nel 1991. Si chiede spesso se sia il destino a far scherzi oppure se semplicemente la vita va accettata per quella che è. Il 30 gennaio 2021, dopo un ricovero di un mese con tutte le aggravanti possibili, in ospedale viene a mancare la mamma di Francesco. Il colpo è brutale. Il conto è pesantissimo, la mente lontana, lo scrivere, anche solo un piccolo pensiero sulla giornata calcistica, è di una difficoltà che ad oggi è ancora lontana dall'essere superata. Il resto è storia o noia, dipende da che parte si vuol vedere, dagli articoli su Gazzetta Fan News al raccontare qualsiasi sport, perché per Fiori ogni sport ha un suo eroe e perché ora, con IspirazioneSportiva.com, sarà ancor più spettacolare dar libero sfogo a qualsiasi ispirazione, come dice il nome e come gli ha insegnato Riccardo Cucchi: “Nella vita mai smettere di sognare!”. Anzi, scusate il ritardo! Mail: fcroda@yahoo.it Fb: supermariolemieux pec: francesco.fiori@pecgiornalisti.it