Gio. Apr 15th, 2021

Spiegare chi fosse Sergio Zavoli con un articolo non è cosa semplice. Basti pensare che lui è semplicemente definito: “Il miglior giornalista della Rai”, lui che entra nella sede di Via Asiago 10 nel 1947.
Nato a Ravenna il 21 settembre 1923, sposato con Rosalba Calderon, Zavoli è rimasto vedovo nel 2014, due anni e mezzo dopo, a 93 anni, s’è risposato con Alessandra Chello. Ha una figlia di nome Valentina.

E’ un pioniere dell’utilizzo della radio come mezzo di comunicazione, quando non c’era né acqua e né elettricità per ponti e case crollate dalla guerra, ha l’intuizione di raccogliere cavo elettrico e altoparlante da un magazzino comunale, 2 giradischi e microfoni da Radio Tripoli, crea, insieme a Glauco Cosmi e Mimmo Mainardi, una radio via cavo, disseminando in punti strategici di Rimini la possibilità di essere ascoltato, come Piazza Cavour o Piazza Tre Martiri, sfruttando anche lo sponsor “Il cioccopanna del Bar Dovesi”, con la trasmissione che prende il nome di “Voci della città”.

Nel 1946 racconta le partite della sua città e un Ravenna-Rimini colpisce Giuseppe Bevilacqua, direttore di Radio Venezia e Silvio Gigli, conduttore di Botta e risposta, che immediatamente lo segnalano a Vittorio Veltroni.
Il resto lo fa il fato, Carosio alza un po’ le sue pretese economiche e con Nando Martellini fuori causa per polmonite, spetta proprio a Zavoli far la radio cronaca di Roma-Fiorentina.

La voce ferma ma empatica fa il resto, Zavoli ha un talento naturale e si domanda più volte perché la radio non si dotasse di un linguaggio più moderno, togliendo quel filtro di bugia rappresentato da rumori preregistrati. Prendono vita documentari eccezionali come “La palla è rotonda” del 1955 e “Pedali in vacanza” dell’anno successivo.
Il primo collegamento non sportivo avvenne in “Ingresso libero”, trasmissione della domenica pomeriggio che spaziava tra eventi di costume e concerti e spettacoli, contribuendo a far diventare Zavoli un eccellente documentarista.

Un cronista della vita, curioso e severo nelle domande e nelle risposte che esigeva, ma mai giudice, mai disposto a infliggere condanne, sempre pronto ad ascoltare, a capire e farsi una propria idea. Riesce, Zavoli, nell’impresa di portare un microfono in un monastero di clausura, e ciò gli valse la vittoria del Prix d’Italia nel 1958.
Negli anni cinquanta, assieme a Nando Martellini, inventa un programma che ancora oggi è in auge su radio Rai: ”Domenica Sport”.

Zavoli resta sempre misurato, stimola la discussione, a volte accesa proprio da esso, ma mai un’uscita fuori dai binari. Da un confronto acceso sul doping tra Brera, Fossati e Moretti ha un’idea illuminante nel 1958: creare il Processo alla Tappa per il Giro d’Italia.
La trasmissione, nata nel 1962, dopo che Zavoli è stato regista e voce radiofonica dell’inaugurazione delle Olimpiadi del 1960 (dove la Rai poteva schierare una squadra da sogno del microfono), ha come protagonista campioni e gregari, commentando il dopo gara della corsa rosa, ma non limitandosi solo a questo, narrando le fatiche in diretta dei ciclisti, con la celebre intervista a Lucillo Lievore, nella 21esima tappa del Giro del 66 a Vittorio Veneto, quando una fuga solitaria narrava le angosce di chi ha paura di esser ripreso prima del traguardo.

Mi vien da piangere”, o “Quanto manca all’arrivo, mi prendono”, furono le domande di Lievore a Zavoli che più volte lo avvicinava con un’autovettura, in fuga con 17 minuti di vantaggio sul gruppo, ignorando però la presenza di Pietro Scandelli che vinse quella tappa, con Lucillo a difendere il secondo posto di giornata con un minuto di vantaggio su Bariviera (In sei anni Lievore non vinse alcuna gara e anzi fu maglia nera nel 67 e 71, ma la sua disavventura fu ispirazione di parodie di Bramieri, Vianello e Tognazzi), creando con quell’azione ciclistica e col talento di Zavoli un documento giornalistico incredibile.

Si può e si deve lottare anche per arrivare secondi, terzi, ultimi o fuori tempo massimo. Perché il mondo è fatto di gente che sputa sangue tutti i giorni pur di farcela”, disse Sergio Zavoli, che sapeva esaltare i Lievore allo stesso modo di Gimondi, Adorni, Zilioni e Motta, o quel matto fenomenale di Vito Taccone, vero one man show, con modi schietti ed espressioni dialettali per infarcire lo spettacolo che veniva creato.

Il 31 maggio 1969 Zavoli vive il dramma di Eddie Merckx.
Il campione belga vince il 30 maggio la crono Cesenatico-San Marino, è in testa alla corsa che due giorni dopo arriva a Savona. Con un vantaggio di 1’41” su Gimondi va a dormire tranquillo ma viene trovato positivo e intervistato all’Hotel Excelsior mentre piange in albergo, proclamandosi innocente e scatenando un vero e proprio processo in studio con le eccellenti firme di Ormezzano, Brera, Biagi e Montanelli.

Il Processo alla Tappa è la prima trasmissione a introdurre una vera e propria rivoluzione tecnologica con moviola, radiotelefono per i collegamenti durante la corsa e telecamere mobili installate sulle Fiat 2300, giocando con le domande colte di Zavoli e le risposte, più o meno illuminate, dei ciclisti in corsa.
Disse Coppi a proposito del giornalista di Rimini: “Zavoli è un tipo singolare, non so il perché, cioè lo so e ne sono sbalordito. E’ l’unico cronista che intervistandomi riesce a farmi dire ciò che vorrei tenere per me, ma il suo garbo non mi indispone mai”.

Quella trasmissione andò in onda dal 1962 al 1970, ripresa poi nel 1998 nello spettacolo del Giro di Pantani, ma prima ancora Zavoli fu tra gli ideatori di “Tutto il Calcio Minuto per Minuto”, ma non ritenne che il Processo alla Tappa si potesse riproporre col calcio, su suggerimento di Ameri, idea poi raccolta da Aldo Biscardi anni dopo.
La presidenza della Rai negli anni 80 ripropose la sua meticolosità per ogni parola errata da parte dei cronisti, ma anche fiducia nelle idee, come quella di Massimo De Luca per “Tuttobasket”.

Zavoli è stato voce, cultura e sensibilità in una carriera che è stato un continuo reportage intorno all’uomo, oltre 50 anni di domande piene di saggezza, raccontando campioni come Coppi o Pantani, arrivando però anche ai documentari d’inchiesta sul terrorismo, come “Nascita di una dittatura” oppure “Notte della Repubblica”, un mix di moderatezza signorile e delicata severità, con i consigli da maestro: “Io farei così”, che non sfociavano mai sull’imposizione.

Romanista e presidente del Premio Prisco, Zavoli scherzava sul voler premiare giocatori giallorossi, ultimo fra tutti Florenzi e la corsa dalla nonna, pensieri che poi lo facevano sorridere riprendendo a celebrare campioni e gregari come se non ci fossero differenze.
L’ultima lezione del maestro Zavoli nei suoi insegnamenti: “Non ci sono codici scritti, è sufficiente rispettare se stessi, la professione, il pubblico: la deontologia è questa. Non dire ciò che si vede, lascia far alle immagini se non hai cosa aggiungervi di significativo. Non osannare né infierire. Vincitori, prima di tutto, sono la misura, la responsabilità e il sacrificio. Nella vita, se hai le carte in regola, si può vincere anche arrivando secondi o terzi, persino fuori tempo massimo”.

Di Francesco Fiori

Francesco Fiori è un giornalista sardo, classe 1983, con la passione per il racconto dello sport. Di tutto lo sport. Aveva 6 anni quando, sicuramente errore o destino, ebbe in regalo una semplice radio, senza pensare alle conseguenze successive del pianeta sportivo. Una domenica, finiti i compiti, giocando con quel mezzo, captò la voce roca di Sandro Ciotti. Aveva appena scoperto l’esistenza di Tutto il calcio minuto per minuto. La prima sfida arriva nella stagione calcistica 90/91, quando lo zio, incredibile giornalista locale, gli diede come compito raccontare la giornata calcistica appena conclusa. Quel tema, ad appena 7 anni, risultò migliore rispetto alle tabelline, mai entrate volentieri in testa. Il premio fu la presenza alla gara di cartello della squadra del suo paese, il Ploaghe, due settimane più tardi. Destino volle che la morte prese suo zio proprio il mercoledì prima, innescando in Fiori la voglia di diventare giornalista. A scuola alla domanda “Hai solo il calcio in testa?” rispondeva “No, anche il ciclismo” e gli anni di partite contemporanee la domenica e di Tele +2 col calcio estero crearono un piccolo “psicopatico sportivo”. Tra gli sport di cui si innamora c’è l’hockey americano, soprattutto nella mitologica figura di Mario Lemieux. Poco prima della morte del padre, nel febbraio 2001, Fiori trova su La Gazzetta dello Sport proprio un trafiletto con scritto del ritorno sul ghiaccio di Lemieux dopo aver sconfitto una forma tumorale e un ritiro di 3 anni. Da lì altra promessa, qualora arrivi la possibilità di scrivere un articolo, questo sarà su Lemieux il Magnifico. Diventato ragioniere capisce immediatamente che iva e fatture sono molto più noiose del previsto e la prima collaborazione col giornale “Sa Bovida” gli fanno capire le regole basi del giornalismo, cosa che Fiori ignorava ma che rispettava, chiedendo solo la possibilità di scrivere e far colpo. Chiusa la parentesi Sa Bovida per problemi logistici e di salute dell’immenso Antonio Delitala ecco il primo reale colpo di fulmine, il sito di hockey Nhl Playitusa che non ha un articolo su Lemieux. Il direttore, con una mail che Fiori ancora oggi custodisce, risponde: “Beh, perché non provi a scriverne uno tu?” Il resto è la storia scritta al pc dopo averne scritto 5 pagine in un quadernone a quadretti. Un cambio di lavoro, non per sua volontà, spariglia le carte in tavola, col ragazzo che stando fuori casa tutto il tempo deve abbandonare la scrittura, ma peggio ancora va col primo di 3 ictus che colpiscono la mamma proprio in quel periodo. Tempo al tempo e con un altro cambio di lavoro ecco l’opzione che lo colpisce, scrivere della sua amata Inter sul sito SpazioInter. Gli inizi sono complicati, scrivere secondo le regole e non avere carta bianca lo bloccano un pochino, fino all’esplosione che nel sito si chiama Live. Il Live sarebbe il racconto, minuto per minuto e in contemporanea, della partita in tv e a Fiori tocca esordire con Milan-Inter. Quella sera il divertimento raggiunge le stelle, anzi, le supera e da quel momento l’impegno è triplo, con le perle di interviste a Sandro Mazzola (che risate), Gigi Simoni (che gentilezza) e Riccardo Cucchi, suo idolo radiofonico. Il tesserino da giornalista gli fa mantenere la parola data a 6 anni e ancor più sorprendente è la proposta di essere addetto stampa proprio della squadra locale, andare a vedere quelle partite che il destino gli negarono nel 1991. Si chiede spesso se sia il destino a far scherzi oppure se semplicemente la vita va accettata per quella che è. Il 30 gennaio 2021, dopo un ricovero di un mese con tutte le aggravanti possibili, in ospedale viene a mancare la mamma di Francesco. Il colpo è brutale. Il conto è pesantissimo, la mente lontana, lo scrivere, anche solo un piccolo pensiero sulla giornata calcistica, è di una difficoltà che ad oggi è ancora lontana dall'essere superata. Il resto è storia o noia, dipende da che parte si vuol vedere, dagli articoli su Gazzetta Fan News al raccontare qualsiasi sport, perché per Fiori ogni sport ha un suo eroe e perché ora, con IspirazioneSportiva.com, sarà ancor più spettacolare dar libero sfogo a qualsiasi ispirazione, come dice il nome e come gli ha insegnato Riccardo Cucchi: “Nella vita mai smettere di sognare!”. Anzi, scusate il ritardo! Mail: fcroda@yahoo.it Fb: supermariolemieux pec: francesco.fiori@pecgiornalisti.it

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