Data di pubblicazione: 03/12/2019
Editore: Vivavoce
296 pagine.
Quanto dura un attimo. E’ questo che si chiede Paolo Rossi nel suo libro, uscito nel 2019, un anno prima della sua dolorosissima scomparsa. Pablito ripercorre la sua carriera, fatta proprio di attimi, dal primo ingresso alla Juve con un Domenico Marocchino e le sue scarpette infilate nel frigorifero.
La vecchia signora che prende sia Rossano, il più grande dei Rossi, che Paolo.
Nella Primavera si rompe due volte i menischi, con riabilitazione che lo tiene lontano dal campo 8 mesi l’uno, prima finalmente di esordire in Coppa Italia. Quando tutto sembra andar per il meglio ecco il terzo menisco che salta in 3 anni, altri 8 mesi di degenza con la testa che farebbe mollare chiunque. Il tutto accade quando non ha che 18 anni.
La Juve convinta della fragilità fisica lo manda in B al Vicenza dove GB Fabbri gli cambia il ruolo, non più alla Garrincha ma centravanti puro col 9. Arrivano prima 21 gol in B poi 24 in A. Si va alle buste per la comproprietà tra Juve e Vicenza e qua il presidente Farina si dissangua per tenerlo con se… probabilmente per una soffiata sbagliata, 875 milioni contro 2 miliardi e 610 milioni.
Il Vicenza però facendo così si mette contro il sistema e paga le conseguenze retrocedendo in B. Rossi è reduce dal suo primo mondiale nel 1978 ed è il giocatore del momento, dalle critiche nel prendere il posto a Graziani alle stelle. Ma non può scendere in B.
Corteggiato dalle big solo il Napoli fa sul serio ma non ambisce allo scudetto. Allora è il Perugia con un “trucco” ad averlo almeno in comproprietà… da questa operazione nascono gli sponsor sulle maglie per rientrare economicamente dalle follie del mercato. Rossi è gentile con tutti. Forse troppo e ne paga le conseguenze dando credito ad una conversazione di due minuti con balordi viene coinvolto nello scandalo calcioscommesse. Ha appena 23 anni. Boniperti lo rivuole alla Juve e Rossi fa appena in tempo a rientrare dalla squalifica e venir convocato, tra mille polemiche, al Mundial 1982 dove i tifosi contestano a Bearzot l’esclusione di Pruzzo e Beccalossi. Vola anche un ceffone e Pablito fino alla gara col Brasile, la quinta del mondiale, è un fantasma.
Poi però diventa PaoloRossiGol, irride il Brasile (uno dei più forti della storia verdeoro), poi doppietta alla Polonia e infine il gol iniziale nel 3-1 contro la Germania che lo consacra al mondo.
Si ritira ad appena 31 anni, quando ormai le gambe non reggono più, ma i ricordi invece si, pronti ad elevarlo a mito supremo e angelo in quel 9 dicembre 2020.
Scrivono all’interno del libro:
Era un idolo e fu squalificato. Tornò e diventò il Pablito del Mondiale di Spagna 82. Questa in sintesi, la parabola di Paolo Rossi, che dal 1980 al 1982, dalla condanna per il calcio scommesse alla vittoria sulla Germania, visse i due anni più duri ed esaltanti della sua vita: “Ho anche pensato di lasciare l’Italia e smettere di giocare. Mi ha salvato la consapevolezza di essere innocente”. La storia di Pablito è una favola a lieto fine, intrisa di successi eclatanti alternati a dolori laceranti, di forte impennate e rovinose cadute, di sogni realizzati e ferite profonde, di ambìti riconoscimenti e ingiustizia subita.
E’ il bianco e nero di un’esistenza eccezionale. Il copione è perfetto di un film che ha incantato generazioni. E continua a essere rivisto e rivissuto dal pubblico.
Scritto a quattro mani con Federica Cappelletti, Quanto dura un attimo è l’autobiografia di un ragazzo che ha sfidato la sorte fino a diventare leggenda, realizzando il suo sogno di bambino e scrivendo pagine immortali di storia del calcio universale: Paolo Rossi è l’unico calciatore al mondo che con tre gol ha fatto piangere il Brasile stellare di Zico e Falcao, che ha stregato Pelé (che lo scopri durante il mondiale dell’Argentina), è uno dei quattro Palloni d’Oro italiani (insieme a Gianni Rivera, Roberto Baggio, Fabio Cannavaro), Capocannoniere al mondiale di Spagna 1982, (miglior giocatore, miglior marcatore), Scarpa d’Oro 1982, Scarpa d’Argento 1978 e Collare d’Oro (massima onorificenza per uno sportivo). Uno dei pochi che a distanza di anni continua a rimanere un brand made in Italy: che sia Paolino, Pablito o PaoloRossi, tutto attaccato, in ogni angolo del mondo il suo nome rievoca gol e vittoria a chi ama il calcio giocato. La sua storia, che parte dal fantastico rumore dei tacchetti nello spogliatoio del Santiago Bernabeu, in attesa della finalissima, può essere di esempio per tutti, per accendere gli entusiasmi e insegnare ai giovani che da ogni difficoltà si può venire fuori e diventare anche campioni. Esattamente come quando in campo rubava il tempo agli avversari, la leggenda di Pablito sfugge all’oblio delle masse, perché tutti abbiamo ancora bisogno di sognare e di credere nelle imprese impossibili.



