Sab. Mag 23rd, 2026

Data di pubblicazione: 03/12/2019

Editore: Vivavoce

296 pagine.

Quanto dura un attimo. E’ questo che si chiede Paolo Rossi nel suo libro, uscito nel 2019, un anno prima della sua dolorosissima scomparsa. Pablito ripercorre la sua carriera, fatta proprio di attimi, dal primo ingresso alla Juve con un Domenico Marocchino e le sue scarpette infilate nel frigorifero.
La vecchia signora che prende sia Rossano, il più grande dei Rossi, che Paolo.
Nella Primavera si rompe due volte i menischi, con riabilitazione che lo tiene lontano dal campo 8 mesi l’uno, prima finalmente di esordire in Coppa Italia. Quando tutto sembra andar per il meglio ecco il terzo menisco che salta in 3 anni, altri 8 mesi di degenza con la testa che farebbe mollare chiunque. Il tutto accade quando non ha che 18 anni.

La Juve convinta della fragilità fisica lo manda in B al Vicenza dove GB Fabbri gli cambia il ruolo, non più alla Garrincha ma centravanti puro col 9. Arrivano prima 21 gol in B poi 24 in A. Si va alle buste per la comproprietà tra Juve e Vicenza e qua il presidente Farina si dissangua per tenerlo con se… probabilmente per una soffiata sbagliata, 875 milioni contro 2 miliardi e 610 milioni.
Il Vicenza però facendo così si mette contro il sistema e paga le conseguenze retrocedendo in B. Rossi è reduce dal suo primo mondiale nel 1978 ed è il giocatore del momento, dalle critiche nel prendere il posto a Graziani alle stelle. Ma non può scendere in B.

Corteggiato dalle big solo il Napoli fa sul serio ma non ambisce allo scudetto. Allora è il Perugia con un “trucco” ad averlo almeno in comproprietà… da questa operazione nascono gli sponsor sulle maglie per rientrare economicamente dalle follie del mercato. Rossi è gentile con tutti. Forse troppo e ne paga le conseguenze dando credito ad una conversazione di due minuti con balordi viene coinvolto nello scandalo calcioscommesse. Ha appena 23 anni. Boniperti lo rivuole alla Juve e Rossi fa appena in tempo a rientrare dalla squalifica e venir convocato, tra mille polemiche, al Mundial 1982 dove i tifosi contestano a Bearzot l’esclusione di Pruzzo e Beccalossi. Vola anche un ceffone e Pablito fino alla gara col Brasile, la quinta del mondiale, è un fantasma.

Poi però diventa PaoloRossiGol, irride il Brasile (uno dei più forti della storia verdeoro), poi doppietta alla Polonia e infine il gol iniziale nel 3-1 contro la Germania che lo consacra al mondo.

Si ritira ad appena 31 anni, quando ormai le gambe non reggono più, ma i ricordi invece si, pronti ad elevarlo a mito supremo e angelo in quel 9 dicembre 2020.

Scrivono all’interno del libro:

Era un idolo e fu squalificato. Tornò e diventò il Pablito del Mondiale di Spagna 82. Questa in sintesi, la parabola di Paolo Rossi, che dal 1980 al 1982, dalla condanna per il calcio scommesse alla vittoria sulla Germania, visse i due anni più duri ed esaltanti della sua vita: “Ho anche pensato di lasciare l’Italia e smettere di giocare. Mi ha salvato la consapevolezza di essere innocente”. La storia di Pablito è una favola a lieto fine, intrisa di successi eclatanti alternati a dolori laceranti, di forte impennate e rovinose cadute, di sogni realizzati e ferite profonde, di ambìti riconoscimenti e ingiustizia subita.

E’ il bianco e nero di un’esistenza eccezionale. Il copione è perfetto di un film che ha incantato generazioni. E continua a essere rivisto e rivissuto dal pubblico.

Scritto a quattro mani con Federica Cappelletti, Quanto dura un attimo è l’autobiografia di un ragazzo che ha sfidato la sorte fino a diventare leggenda, realizzando il suo sogno di bambino e scrivendo pagine immortali di storia del calcio universale: Paolo Rossi è l’unico calciatore al mondo che con tre gol ha fatto piangere il Brasile stellare di Zico e Falcao, che ha stregato Pelé (che lo scopri durante il mondiale dell’Argentina), è uno dei quattro Palloni d’Oro italiani (insieme a Gianni Rivera, Roberto Baggio, Fabio Cannavaro), Capocannoniere al mondiale di Spagna 1982, (miglior giocatore, miglior marcatore), Scarpa d’Oro 1982, Scarpa d’Argento 1978 e Collare d’Oro (massima onorificenza per uno sportivo). Uno dei pochi che a distanza di anni continua a rimanere un brand made in Italy: che sia Paolino, Pablito o PaoloRossi, tutto attaccato, in ogni angolo del mondo il suo nome rievoca gol e vittoria a chi ama il calcio giocato. La sua storia, che parte dal fantastico rumore dei tacchetti nello spogliatoio del Santiago Bernabeu, in attesa della finalissima, può essere di esempio per tutti, per accendere gli entusiasmi e insegnare ai giovani che da ogni difficoltà si può venire fuori e diventare anche campioni. Esattamente come quando in campo rubava il tempo agli avversari, la leggenda di Pablito sfugge all’oblio delle masse, perché tutti abbiamo ancora bisogno di sognare e di credere nelle imprese impossibili.

Di Francesco Fiori

Francesco Fiori è un giornalista sardo, classe 1983, con la passione per il racconto dello sport. Di tutto lo sport. Aveva 6 anni quando, sicuramente errore o destino, ebbe in regalo una semplice radio, senza pensare alle conseguenze successive del pianeta sportivo. Una domenica, finiti i compiti, giocando con quel mezzo, captò la voce roca di Sandro Ciotti. Aveva appena scoperto l’esistenza di Tutto il calcio minuto per minuto. La prima sfida arriva nella stagione calcistica 90/91, quando lo zio, incredibile giornalista locale, gli diede come compito raccontare la giornata calcistica appena conclusa. Quel tema, ad appena 7 anni, risultò migliore rispetto alle tabelline, mai entrate volentieri in testa. Il premio fu la presenza alla gara di cartello della squadra del suo paese, il Ploaghe, due settimane più tardi. Destino volle che la morte prese suo zio proprio il mercoledì prima, innescando in Fiori la voglia di diventare giornalista. A scuola alla domanda “Hai solo il calcio in testa?” rispondeva “No, anche il ciclismo” e gli anni di partite contemporanee la domenica e di Tele +2 col calcio estero crearono un piccolo “psicopatico sportivo”. Tra gli sport di cui si innamora c’è l’hockey americano, soprattutto nella mitologica figura di Mario Lemieux. Poco prima della morte del padre, nel febbraio 2001, Fiori trova su La Gazzetta dello Sport proprio un trafiletto con scritto del ritorno sul ghiaccio di Lemieux dopo aver sconfitto una forma tumorale e un ritiro di 3 anni. Da lì altra promessa, qualora arrivi la possibilità di scrivere un articolo, questo sarà su Lemieux il Magnifico. Diventato ragioniere capisce immediatamente che iva e fatture sono molto più noiose del previsto e la prima collaborazione col giornale “Sa Bovida” gli fanno capire le regole basi del giornalismo, cosa che Fiori ignorava ma che rispettava, chiedendo solo la possibilità di scrivere e far colpo. Chiusa la parentesi Sa Bovida per problemi logistici e di salute dell’immenso Antonio Delitala ecco il primo reale colpo di fulmine, il sito di hockey Nhl Playitusa che non ha un articolo su Lemieux. Il direttore, con una mail che Fiori ancora oggi custodisce, risponde: “Beh, perché non provi a scriverne uno tu?” Il resto è la storia scritta al pc dopo averne scritto 5 pagine in un quadernone a quadretti. Un cambio di lavoro, non per sua volontà, spariglia le carte in tavola, col ragazzo che stando fuori casa tutto il tempo deve abbandonare la scrittura, ma peggio ancora va col primo di 3 ictus che colpiscono la mamma proprio in quel periodo. Tempo al tempo e con un altro cambio di lavoro ecco l’opzione che lo colpisce, scrivere della sua amata Inter sul sito SpazioInter. Gli inizi sono complicati, scrivere secondo le regole e non avere carta bianca lo bloccano un pochino, fino all’esplosione che nel sito si chiama Live. Il Live sarebbe il racconto, minuto per minuto e in contemporanea, della partita in tv e a Fiori tocca esordire con Milan-Inter. Quella sera il divertimento raggiunge le stelle, anzi, le supera e da quel momento l’impegno è triplo, con le perle di interviste a Sandro Mazzola (che risate), Gigi Simoni (che gentilezza) e Riccardo Cucchi, suo idolo radiofonico. Il tesserino da giornalista gli fa mantenere la parola data a 6 anni e ancor più sorprendente è la proposta di essere addetto stampa proprio della squadra locale, andare a vedere quelle partite che il destino gli negarono nel 1991. Si chiede spesso se sia il destino a far scherzi oppure se semplicemente la vita va accettata per quella che è. Il 30 gennaio 2021, dopo un ricovero di un mese con tutte le aggravanti possibili, in ospedale viene a mancare la mamma di Francesco. Il colpo è brutale. Il conto è pesantissimo, la mente lontana, lo scrivere, anche solo un piccolo pensiero sulla giornata calcistica, è di una difficoltà che ad oggi è ancora lontana dall'essere superata. Il resto è storia o noia, dipende da che parte si vuol vedere, dagli articoli su Gazzetta Fan News al raccontare qualsiasi sport, perché per Fiori ogni sport ha un suo eroe e perché ora, con IspirazioneSportiva.com, sarà ancor più spettacolare dar libero sfogo a qualsiasi ispirazione, come dice il nome e come gli ha insegnato Riccardo Cucchi: “Nella vita mai smettere di sognare!”. Anzi, scusate il ritardo! Mail: fcroda@yahoo.it Fb: supermariolemieux pec: francesco.fiori@pecgiornalisti.it