“Quel giorno che battemmo il Brasile di Zico, poi l’Argentina di Maradona e infine la Germania di Rummenigge“.
“Mai visto l’Olimpico così impazzito di tricolori come nelle Notti Magiche“.
“Eravamo spacciati, poi Baggio la mise nell’angolino in cui il portiere della Nigeria mai ci sarebbe arrivato“.
“Quel pallone del Divin Codino uscì di un niente vicino a Barthez“.
“Il talento che aveva l’Italia del 2002 fu qualcosa di unico, ma il Trap Baggio avrebbe anche potuto convocarlo“.
“Al gol di Grosso saltò in aria la casa“.
Ecco i ricordi del Mundial, la massima competizione calcistica nel mondo e che, dopo la disfatta con la Bosnia, l’Italia non lo giocherà per l’ennesima volta, la terza consecutiva, vale a dire 12 anni senza estati magiche.
Ma gli italiani sono bravi negli alibi. Forse sono unici. Siamo talmente talentuosi che riusciamo a fregarci con le nostre stesse mani, con la tv di stato che inquadra Di Marco, al secolo il terzino più forte di tutti i tempi, esultare al passaggio ai rigori di Dzeko e soci, non sapendo che poi queste cose il karma le fa pagare.
Tanto quel giorno esultò più la Bosnia.
Son 20 anni che l’Italia non vede le fasi finali del Mondiale. E ora vi farò psicologicamente del male.
Nel 1982 ci furono grandi polemiche su Bearzot, perché lascio a casa il bomber della Serie A Pruzzo per tener in rosa Pablito Rossi.
Nel 1990 la panchina della nostra amata Patria recitava: Schillaci (che poi subentrò a Carnevale), Vierchowod, Ancelotti, Serena. Non giocarono neanche un minuto Pagliuca, Marocchi e quel Roberto Mancini che la stagione successiva divenne leggenda nella Samp.
Italia 2002: ma lascia stare, non guardarla neanche la rosa. E Baggio non fu convocato perché il Trap non ebbe coraggio.
Italia 2006: Calciopoli, tutti a casa, non avete dignità. Poi si vince, si convince, Materazzi sale in cielo, poi scende per terra per colpa di Zidane. Ci scopriamo tutti innamorati di Fabio Grosso, ma per far colpo in Germania si deve urlare solo una parola: CCCCCannavaroooo!
Poi il buio. E pensare a quanti ragazzi nati in quell’estate 2006.
Italia 2010: A Città del Capo ci ferma Alcaraz, difensore del Paraguay, poi tale Smeltz (Nuova Zelanda) che batte Marchetti. E infine, doppio Vittek e Kopunek della Slovacchia a punirci. Lippi fece una figura tale e quale a quella di oggi di Gattuso. La maglia numero 7 di Del Piero (2006) era sulle spalle di Pepe, il 9 di Iaquinta, il 10 Di Natale e la storica 20 di Paolo Rossi era di Pazzini. Qualcosa lo si doveva già capire. Era la Serie A dell’Inter del Triplete, della classifica cannonieri Di Natale 29, Milito 22, Miccoli 19 e a scendere Cavani 13, Eto’o, Hamsik e Ronaldinho 12.
Italia 2014: Dopo aver battuto la Fluminense per 3-5 mettiamo sotto l’Inghilterra grazie a Marchisio e Balotelli. E’ grande Italia. Non può farci paura nessuno. Tranne la Costa Rica. Ci punisce altro tale Ruiz. Diegone Godin fa il resto mentre Suarez si prende uno scalpo di Chiellini. Prandelli si dimette quando non ho neanche finito la pizza. Abate indossava la storica 7, Abete invece fece le valigie con Prandelli. La 10 era di Cassano, oggi “illuminato” opinionista. Se scrivo che la 20 era sulle spalle di Paletta potrei spaccare il pc.
Pensavamo fosse il momento peggiore per la Nazionale. Ma come insegna Homer Simpson al figlio Bart: “E’ il momento peggiore fino ad ora”
Italia 2018: Mister Libidine Ventura. La Svezia che noi facciamo grande all’IKEA. A San Siro si deve rimontare gli scandinavi perché “Sia mai, solo nel 1958 non ci qualificammo al Mondiale”. Candreva, Parolo, disgrazia Jorginho, Gabbiadini e il fratello di Immobile (mai capito l’involuzione del giocatore tra Serie A e Nazionale), Belotti e in panchina Eder (quello de L’Allenatore nel Pallone) sbattono su Olsen e dopo 60 anni non siamo al Mondiale.
Si grida allo scandalo. Non cambia nulla. E’ l’unica testa di serie eliminata dai playoff.
L’ultima Notte Magica è il 20 giugno 2021. Abbiamo superato la pandemia e l’Italia vince 3 gare su 3 giocate a Roma. Abbiamo un gruppo tosto senza particolari stelle. Nessuna prima donna. Quindi dai quarti in poi saremmo sicuramente vittime sacrificali. Invece Chiesa e Pessina annullano l’Austria ai supplementari.
Barella e Insigne si mangiano Lukaku e la generazione d’oro del Belgio che non vincerà mai nulla. Monaco di Baviera si tinge d’azzurro, quel profumo dell’aria tedesca ci gasa ma ci son le Furie Rosse all’orizzonte.
Chiesa ci illude, Morata ci pareggia poi però ricordando di essere amico della Serie A sbaglia il rigore e Jorginho, che in quel momento ancora li sa realizzare, ci porta in finale contro i padroni di casa inglesi.
Sarebbe uno scempio fargli perdere il sorriso. A Shaw pareggia Bonucci, poi Southgate, altro illuminato ct, la vuol vincere ai rigori e inserisce Saka, Rashford e Sancho al minuto 120 e indovinate chi sbaglia i 3 rigori?
Quel trionfo sa oggi di botta di fortuna. Perché anche dal quel momento si spegne la luce.
Siamo forti, siamo illusi.
Ci manda a casa la Macedonia del Nord. Il dolce, come sempre arriva alla fine, ma qui è la semifinale e noi stiamo già a pensar alla finale contro il Portogallo.
E ieri, dopo il dolce, è arrivato il conto. Il conto di un salatissimo mondo del pallone italiano, dove vengono a svernare i vecchi Modric e De Bruyne per preparare al meglio l’estate, dove per assistere ad una partita serve un rene, perché poi l’altro è impegnato nei vari abbonamenti di una Serie A che ha l’appeal di una gara di lumache.
In Federcalcio le poltrone se le tengono strette per bene. E dire che un dossier di tanti anni fa avrebbe riproposto un qualcosa di nuovo. Firmato da Roby Baggio, non l’ultimo dei pirla. E non voglio dire che due personaggi come Paolo Maldini e Alex Del Piero (ripudiati entrambi da dirigenze delle squadre dove hanno sputato sangue) siano meglio di Gravina, 72enne che non riesce a trovarsi un hobby per fare altro. Non lo dico. Lo scrivo e lo sottolineo.
Non abbiamo più chi ci fa sognare quando entra dalla panchina, esso abbia o no un codino e un 10 sulle spalle.
Non abbiamo un campionato stellare.
Poi guardiamo le partecipanti al Mondiale.
Curacao, Capo Verde, Panama, Uzbekistan, tutte squadre che hanno 2 cose più dell’Italia: un Mondiale e la dignità.

