Mar. Gen 31st, 2023

A me Gianluca Vialli stava proprio sulle scatole. Non poteva esser diversamente. Mi ha dato una lezione che negli anni mi è poi servita per sorridere. Non sempre si può vincere, ma perdere è proprio brutto.

Mi stava proprio sulle scatole.

Talmente mi stava sulle scatole che l’ho amato e che sarà sempre tra i miei eroi d’infanzia.

Tra gli anni ’88 e ’91 ho vissuto l’infanzia calcistica più bella del mondo. Non conoscevo persone che se ne sarebbero andate improvvisamente facendomi capire la cruda vita, avevo la Serie A alla radio, Ciotti, Ameri, una grande Inter e nel 90-91 una Sampdoria tra le scatole.

Ma se quel 10 mi sembra affascinante nella sua irascibilità, quel 9 proprio non lo sopportavo. Irriverente, letale, dal sorriso che ti prendeva in giro, guascone, compagno di una squadra che è entrata nella storia ma che io, bimbo di 7 anni, non la potevo sopportare, perché quando da piccolo tifi per una squadra esiste solo quella, non la concezione che uno più bravo di te può prendere ciò che sogni.

Magari molti tifosi nerazzurri di oggi ricordano il 5 maggio per ciò che successo nell’anno del Triplete a pareggiare il danno morale del 2002.

In realtà ne esiste un altro di 5 maggio ed è quello del 1991, quando Inter e Sampdoria si affrontano a San Siro per la giornata numero 31 di campionato. Tra le due squadre appena tre punti di distacco, nella prima vera domenica in cui un bimbo scopre la tensione da primato in classifica.

Vialli si fece conoscere lì, al minuto 76, dribbling su Zenga e gol del 2-0, capriola e tanti saluti a tutti.

Mi stava proprio sulle scatole.

E ricordi il precedente anno?

Altro calcio, la Serie A mandava squadre in Europa per prendersi qualsiasi coppa. Il Milan ipotecava da diversi anni la Coppa Campioni, la Uefa era proprietà del nostro tricolore e in Coppa delle Coppe nella stagione che da lì a poco avrebbe visto Notti Magiche era arrivata, dirompente la Sampdoria di Vuja Bosov.

Uno che non potevi non amare, perché pareva tuo nonno, divertente e incazzoso allo stesso tempo, che guidava quella squadra dalla maglia strana, blucerchiata e non a righe verticali e che davanti aveva quei due lì. Uno simpatico e irascibile, l’altro proprio insopportabile.

Mi stava proprio sulle scatole.

Ma peggio, stava antipatico calcisticamente all’Anderlecht, perché quel 9 maggio ai supplementari Luca Vialli s’inventa la doppietta che porta a casa la coppa. Lo aveva detto in una cena tempo prima, dalla Samp non andiamo via senza prima aver vinto qualcosa. Spiegalo agli arabi che ricoprono di soldi CR7, la gloria, non ha prezzo.

Per me Luca Vialli non è assolutamente morto. Come non lo è Sinisa Mihajlovic. Andiamo, due così hanno solo cambiato campo, hanno deciso di non farsi vedere per un pochino.

Immagino le porte del paradiso come le selezioni di Masterchef. Sei in attesa di chiamata, hai tuoi ingredienti e quando ti presenti a chi di dovere spieghi chi sei. Mihajlovic non ha, ad esempio atteso, ha preso una bella noce di cocco, una bella rincorsa e con una cannonata ha buttato l’angolino dell’ingresso.

Pelé è stato più rispettoso, si è guardato intorno perché troppo sospettoso, gli angeli canticchiavano troppo spesso il ritornello “Oh mamma mamma… sai perché… mi batte il corazon… “.

Poi lui, gli occhi sorridenti, l’abbraccio col gemello del gol che oggi deve avere tutto il nostro appoggio, perché non esiste Mancini senza Vialli, più di Pippen con Jordan, Senna con Prost, Coppi con Bartali, duellanti o amici, con l’uno senza l’altro che difficilmente si possono citare.

Una capriola, il viso furbo ed “Eccomi qua, con chi devo giocare?“, trovandosi di fronte Best, Crujiff, Facchetti, Scirea e chi più ne ha più ne metta.

Dall’esordio nella stessa giornata che la Serie A conobbe DiegoArmandoMaradona (tutto attaccato) ne ha fatto di strada questo attaccante classe 1964, che ha sempre fatto di testa sua, dalla Cremonese per quattro stagioni sino alla Sampdoria, dove in ogni estate valanghe di miliardi bussavano alla porta di Mantovani per prelevarlo. Poi la Juve, una Champions alzata al cielo quando ormai le porte del Chelsea si stavano aprendo.

Perché Luca Vialli è stato anche tra i predecessori degli italiani all’estero, quando il Chelsea era più tricolore di tante squadre di A e che la Premier League si godeva la sua sfrontatezza e i suoi gol.

Vialli conduttore tv, perché una faccia da schiaffi come la sua bucava il video e mi ricordava che era nemico della mia Inter. Cavaliere in campo come definito da Boskov.

E infine, a parte consigliarvi il libro “La Bella Stagione“, credo nel destino. Quel Wembley fatale alla Sampdoria nel 1992 contro il Barcellona in Coppa Campioni divenne teatro dell’abbraccio più bello tra due amici che ci hanno fatto compagnia per tante domeniche. Vialli & Mancini, sempre così e se sarà brutto da ora in poi scriver solo Mancini basterà sollevare la testa, prender coraggio guardando lassù e fare una capriola.

Vialli avrebbe voluto così. Mi stava proprio sulle scatole. E l’ho amato per questo.

https://www.youtube.com/watch?v=ctDKnrgzx-Eù

Di Francesco Fiori

Francesco Fiori è un giornalista sardo, classe 1983, con la passione per il racconto dello sport. Di tutto lo sport. Aveva 6 anni quando, sicuramente errore o destino, ebbe in regalo una semplice radio, senza pensare alle conseguenze successive del pianeta sportivo. Una domenica, finiti i compiti, giocando con quel mezzo, captò la voce roca di Sandro Ciotti. Aveva appena scoperto l’esistenza di Tutto il calcio minuto per minuto. La prima sfida arriva nella stagione calcistica 90/91, quando lo zio, incredibile giornalista locale, gli diede come compito raccontare la giornata calcistica appena conclusa. Quel tema, ad appena 7 anni, risultò migliore rispetto alle tabelline, mai entrate volentieri in testa. Il premio fu la presenza alla gara di cartello della squadra del suo paese, il Ploaghe, due settimane più tardi. Destino volle che la morte prese suo zio proprio il mercoledì prima, innescando in Fiori la voglia di diventare giornalista. A scuola alla domanda “Hai solo il calcio in testa?” rispondeva “No, anche il ciclismo” e gli anni di partite contemporanee la domenica e di Tele +2 col calcio estero crearono un piccolo “psicopatico sportivo”. Tra gli sport di cui si innamora c’è l’hockey americano, soprattutto nella mitologica figura di Mario Lemieux. Poco prima della morte del padre, nel febbraio 2001, Fiori trova su La Gazzetta dello Sport proprio un trafiletto con scritto del ritorno sul ghiaccio di Lemieux dopo aver sconfitto una forma tumorale e un ritiro di 3 anni. Da lì altra promessa, qualora arrivi la possibilità di scrivere un articolo, questo sarà su Lemieux il Magnifico. Diventato ragioniere capisce immediatamente che iva e fatture sono molto più noiose del previsto e la prima collaborazione col giornale “Sa Bovida” gli fanno capire le regole basi del giornalismo, cosa che Fiori ignorava ma che rispettava, chiedendo solo la possibilità di scrivere e far colpo. Chiusa la parentesi Sa Bovida per problemi logistici e di salute dell’immenso Antonio Delitala ecco il primo reale colpo di fulmine, il sito di hockey Nhl Playitusa che non ha un articolo su Lemieux. Il direttore, con una mail che Fiori ancora oggi custodisce, risponde: “Beh, perché non provi a scriverne uno tu?” Il resto è la storia scritta al pc dopo averne scritto 5 pagine in un quadernone a quadretti. Un cambio di lavoro, non per sua volontà, spariglia le carte in tavola, col ragazzo che stando fuori casa tutto il tempo deve abbandonare la scrittura, ma peggio ancora va col primo di 3 ictus che colpiscono la mamma proprio in quel periodo. Tempo al tempo e con un altro cambio di lavoro ecco l’opzione che lo colpisce, scrivere della sua amata Inter sul sito SpazioInter. Gli inizi sono complicati, scrivere secondo le regole e non avere carta bianca lo bloccano un pochino, fino all’esplosione che nel sito si chiama Live. Il Live sarebbe il racconto, minuto per minuto e in contemporanea, della partita in tv e a Fiori tocca esordire con Milan-Inter. Quella sera il divertimento raggiunge le stelle, anzi, le supera e da quel momento l’impegno è triplo, con le perle di interviste a Sandro Mazzola (che risate), Gigi Simoni (che gentilezza) e Riccardo Cucchi, suo idolo radiofonico. Il tesserino da giornalista gli fa mantenere la parola data a 6 anni e ancor più sorprendente è la proposta di essere addetto stampa proprio della squadra locale, andare a vedere quelle partite che il destino gli negarono nel 1991. Si chiede spesso se sia il destino a far scherzi oppure se semplicemente la vita va accettata per quella che è. Il 30 gennaio 2021, dopo un ricovero di un mese con tutte le aggravanti possibili, in ospedale viene a mancare la mamma di Francesco. Il colpo è brutale. Il conto è pesantissimo, la mente lontana, lo scrivere, anche solo un piccolo pensiero sulla giornata calcistica, è di una difficoltà che ad oggi è ancora lontana dall'essere superata. Il resto è storia o noia, dipende da che parte si vuol vedere, dagli articoli su Gazzetta Fan News al raccontare qualsiasi sport, perché per Fiori ogni sport ha un suo eroe e perché ora, con IspirazioneSportiva.com, sarà ancor più spettacolare dar libero sfogo a qualsiasi ispirazione, come dice il nome e come gli ha insegnato Riccardo Cucchi: “Nella vita mai smettere di sognare!”. Anzi, scusate il ritardo! Mail: fcroda@yahoo.it Fb: supermariolemieux pec: francesco.fiori@pecgiornalisti.it