Gio. Dic 1st, 2022

Il titolo non è un errore, è un canto, è quello che intona la Gradinata Nord, la curva più simile alla Kop inglese, quella del Liverpool, uno spettacolo che da solo vale un innamoramento improvviso.

Il Genoa compie gli anni il 7 settembre, fondato nel 1893 è il club più longevo d’Italia, che in epoca recente ha visto il cambio di proprietà da Enrico Preziosi al gruppo 777 Partners, con la presidenza affidata ad Alberto Zangrillo.

Ma la bellezza del Genoa, per cui ho avuto un vero e proprio colpo di fulmine andandolo a vedere dal vivo, è rappresentata dalla stagione calcistica che meglio ricordo, quella del 90/91, quella dove Genova ha toccato l’apice del calcio italiano, con i rossoblù in Uefa e i cugini della Samp addirittura Campioni d’Italia, battendo allo sprint il Milan degli olandesi e l’Inter di Matthaus, autore del decisivo errore dal dischetto contro Pagliuca. Il Giorno? Era il 5 maggio ed ho già detto tutto.

Ma torniamo al Grifone, la stagione 90/91 (che ricordo per un semplice motivo, il miracolo delle elementari e scoprire lettura e scrittura, bel danno che fece la mitica Maestra Pietrina), si apriva col Genoa guidato dal Mago della Bovisa, Osvaldo Bagnoli, che dopo il miracolo del Tricolore col Verona targato 84/85 voleva ripetere un’altra favola bella quanto quella scaligera.

L’antipasto c’era tutto, il piatto forte si chiama Tomas Skuhravy (guarda caso nato proprio il 7 settembre!), armadio che guarda caso è nato nello stesso giorno del Genoa e che dopo 55 gol in 113 presenze nello Sprata Praga (con amore immediato al Mondiale 1990) va a far coppia con Carlitos Aguilera al secondo anno nelle file rossoblù. Che ve lo dico a fare, la coppia è la coppia per eccellenza!

Ma non solo il duo d’oro in avanti, il Capitano con la C maiuscola è Gianluca Signorini, uno che oggi mi prenderebbe a calci per essermi innamorato tardi del Grifone e che per eleganza, classe e personalità è stato il libero per eccellenza. Signorini ha avuto sfortuna nella vita, ma lasciandoci troppo presto ha solo accelerato l’ingresso nei miti. In porta Braglia, difesa Torrente, BrancoTiraLaBomba, tutto attaccato, perché quando Claudio Branco lanciava siluri su punizione anche la lanterna si spostava, poi Collovati, all’ultimo ballo di una carriera straordinaria, Gennarino Ruotolo da Santa Maria a Vico, SuperMario Bortolazzi e Roberto Onorati a chiudere l’undici del Mago della Bovisa. Io già li conoscevo a memoria e involontariamente già simpatizzavo quei colori.

Quel Genoa al Marassi mai conobbe sconfitta, con Aguilera e Matthaus in quell’annata cecchini dal dischetto con 7 gol realizzati, mentre Skuhravy è il miglior bomber senza contare i rigori, con ben 15 reti fatte, per un quarto posto da record e la gioia della vittoria del derby d’andata, con 2-1 firmato da Eranio e Branco, con uno 0-0 al ritorno che mantiene la supremazia cittadina.

Bagnoli ha il merito di aspettare Skuhravy che ci mette 7 partite per trimbrare il primo gol, nel 2-2 contro la Fiorentina in cui segna, nei viola, Marco Nappi, destinato poi ad esser nella storia genoana. Il ballo decisivo arriva il 26 maggio, quando al Luigi Ferraris viene spazzata via la Juventus per 2-0 con gol di Branco e dell’ariete Tomas Re della Cecoslovacchia per arrivare alla storica qualificazione in Uefa.

Quella Uefa che divenne poema epico, dal primo turno superato in rimonta contro l’Oviedo, grazie alla doppietta di Skuhravy e al gol di Caricola nel 3-1 del ritorno, passando poi per il delirio contro la Dinamo Bucaresti e il 3-1 firmato Aguilera e Branco fino al doppio 1-0 con lo Steaua che due anni prima contendeva la Coppa Campioni al Milan e che cadeva prima su Skuhravy e poi su Aguilera prima della leggenda, far fuori il Liverpool a Genova con gol di Fiorin e Branco e poi zittire Rush e compagni all’Anfield sotto la mitica e irriverente doppietta di Carlitos Aguilera. La fiaba avrebbe dovuto avere un lieto finema l’Ajax di Bergkamp, forse anche protetta dall’Uefa, riesce a elimare i rossoblù prima e poi vincere la Coppa Uefa con un doppio pareggio contro il Torino, nella sedia che Mondonico avrebbe voluto schiantare contro tutti i Lancieri.

Ma dire Genoa non è solo Aguilera e Skuhravy in 129 anni di calcio, ma citare anche Ottavio Barbieri, bandiera degli ultimi scudetti, Bagicalupo, fratello del Valerio perito a Superga, Andrea Fortunato, Luigi Meroni, la grande farfalla che perì tragicamente quando era tra le promesse del calcio italiano nelle fila del Toro, Roberto Pruzzo da Crocefieschi, appennino genovese, Juan Carlos Verdeal, il fuoriclasse di metà anni 40, Felice Levratto (oh oh… che centrattacco… oh oh oh… tu sei un cerbiatto… sei meglio di Levratto ogni tiro va nel sacco oh oh oh, cantava il quartetto Cetra) 84 gol in rossoblù, arrivando poi a Thiago Motta e al Principe Diego Milito, incubo blucerchiato, chiudendo poi con Diego Perotti e Rodrigo Palacio.

E torniamo ai giorni nostri, al mio desiderio di veder Marassi perché negli occhi il gran tifo, indipendentemente da colori blucerchiati o rossoblù, al fatto che dopo mesi sia bastata la mia presenza per riportare la pioggia a Genova e che, in un momento anche un po’ così dove non ho molto da fare, il pallone abbia confermato la sua magia, trascinando e isolando ogni pensiero, vedendo in un 3-3 col Parma quello che riassume la vita, il vantaggio, il pari e la controrimonta, un altro pari e il sorpasso quando tutto sembra perduto. Poi, ci sta che arrivi il 3-3 finale, ma questo Genoa, come tutti noi dovremmo fare sempre, non mollerà mai, oggi come 129 anni fa!

Lunga vita e… forza, vecchio, cuore rossoblù!

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Di Francesco Fiori

Francesco Fiori è un giornalista sardo, classe 1983, con la passione per il racconto dello sport. Di tutto lo sport. Aveva 6 anni quando, sicuramente errore o destino, ebbe in regalo una semplice radio, senza pensare alle conseguenze successive del pianeta sportivo. Una domenica, finiti i compiti, giocando con quel mezzo, captò la voce roca di Sandro Ciotti. Aveva appena scoperto l’esistenza di Tutto il calcio minuto per minuto. La prima sfida arriva nella stagione calcistica 90/91, quando lo zio, incredibile giornalista locale, gli diede come compito raccontare la giornata calcistica appena conclusa. Quel tema, ad appena 7 anni, risultò migliore rispetto alle tabelline, mai entrate volentieri in testa. Il premio fu la presenza alla gara di cartello della squadra del suo paese, il Ploaghe, due settimane più tardi. Destino volle che la morte prese suo zio proprio il mercoledì prima, innescando in Fiori la voglia di diventare giornalista. A scuola alla domanda “Hai solo il calcio in testa?” rispondeva “No, anche il ciclismo” e gli anni di partite contemporanee la domenica e di Tele +2 col calcio estero crearono un piccolo “psicopatico sportivo”. Tra gli sport di cui si innamora c’è l’hockey americano, soprattutto nella mitologica figura di Mario Lemieux. Poco prima della morte del padre, nel febbraio 2001, Fiori trova su La Gazzetta dello Sport proprio un trafiletto con scritto del ritorno sul ghiaccio di Lemieux dopo aver sconfitto una forma tumorale e un ritiro di 3 anni. Da lì altra promessa, qualora arrivi la possibilità di scrivere un articolo, questo sarà su Lemieux il Magnifico. Diventato ragioniere capisce immediatamente che iva e fatture sono molto più noiose del previsto e la prima collaborazione col giornale “Sa Bovida” gli fanno capire le regole basi del giornalismo, cosa che Fiori ignorava ma che rispettava, chiedendo solo la possibilità di scrivere e far colpo. Chiusa la parentesi Sa Bovida per problemi logistici e di salute dell’immenso Antonio Delitala ecco il primo reale colpo di fulmine, il sito di hockey Nhl Playitusa che non ha un articolo su Lemieux. Il direttore, con una mail che Fiori ancora oggi custodisce, risponde: “Beh, perché non provi a scriverne uno tu?” Il resto è la storia scritta al pc dopo averne scritto 5 pagine in un quadernone a quadretti. Un cambio di lavoro, non per sua volontà, spariglia le carte in tavola, col ragazzo che stando fuori casa tutto il tempo deve abbandonare la scrittura, ma peggio ancora va col primo di 3 ictus che colpiscono la mamma proprio in quel periodo. Tempo al tempo e con un altro cambio di lavoro ecco l’opzione che lo colpisce, scrivere della sua amata Inter sul sito SpazioInter. Gli inizi sono complicati, scrivere secondo le regole e non avere carta bianca lo bloccano un pochino, fino all’esplosione che nel sito si chiama Live. Il Live sarebbe il racconto, minuto per minuto e in contemporanea, della partita in tv e a Fiori tocca esordire con Milan-Inter. Quella sera il divertimento raggiunge le stelle, anzi, le supera e da quel momento l’impegno è triplo, con le perle di interviste a Sandro Mazzola (che risate), Gigi Simoni (che gentilezza) e Riccardo Cucchi, suo idolo radiofonico. Il tesserino da giornalista gli fa mantenere la parola data a 6 anni e ancor più sorprendente è la proposta di essere addetto stampa proprio della squadra locale, andare a vedere quelle partite che il destino gli negarono nel 1991. Si chiede spesso se sia il destino a far scherzi oppure se semplicemente la vita va accettata per quella che è. Il 30 gennaio 2021, dopo un ricovero di un mese con tutte le aggravanti possibili, in ospedale viene a mancare la mamma di Francesco. Il colpo è brutale. Il conto è pesantissimo, la mente lontana, lo scrivere, anche solo un piccolo pensiero sulla giornata calcistica, è di una difficoltà che ad oggi è ancora lontana dall'essere superata. Il resto è storia o noia, dipende da che parte si vuol vedere, dagli articoli su Gazzetta Fan News al raccontare qualsiasi sport, perché per Fiori ogni sport ha un suo eroe e perché ora, con IspirazioneSportiva.com, sarà ancor più spettacolare dar libero sfogo a qualsiasi ispirazione, come dice il nome e come gli ha insegnato Riccardo Cucchi: “Nella vita mai smettere di sognare!”. Anzi, scusate il ritardo! Mail: fcroda@yahoo.it Fb: supermariolemieux pec: francesco.fiori@pecgiornalisti.it