Gio. Dic 2nd, 2021

Il cambio di proprietà nel Newcastle fa sognare una tifoseria che non vince un titolo da 94 anni e che neanche negli anni della Championship, la nostra Serie B, ha fatto mancare il proprio apporto.

Tifare Newcastle è cosa complicata. Di titoli non se ne vincono mai e men che meno di coppe. Eppure c’è stato tanto per cui sognare, dalla leggenda Kevin Keegan al giovanissimo Gascoigne, pezzi di un club che vede l’anno di nascita nel 1892, mica ieri.

I titoli in bacheca sono 4 ma sono anche strapieni di polvere visto che l’ultimo è datato 1926/27. La Toon Army (i supporters) però non ha mai smesso di credere nel miracolo: se è esistita la favola del Leicester perché non credere al sogno dei Magpies?

In Premier dal 1992 le illusioni son state tante. E un club che non vince mai attira le simpatie, un po’ come in Germania accade al Bayer Leverkusen, da tutti soprannominato “Neverkusen” per la facilità di perdere. Il Newcastle ha fatto di peggio, ha avuto grandi, grandissimi giocatori e poi conosciuto la serie B, sempre con una marea bianconera ad invadere il St.James Park.

L’approdo nella massima serie inglese arriva nei primi anni della Premier League, quando Andy Cole è già l’attaccante principe della squadra che vede in porta Pavel Srnicek, scomparso prematuramente nel 2015 e che in bianconero ha difeso la porta per oltre sette anni. In panca siede Kevin Keegan, già scritto leggenda della squadra.

NEWCASTLE, UNITED KINGDOM – OCTOBER 22: Newcastle forward Andy Cole celebrates after scoring in the FA Premiership match between Newcastle United and Sheffield Wednesday at St James’ Park on October 22, 1994, in Newcastle, England. (Photo by Allsport/Getty Images)

Pronti, via e il neo promosso Newcastle vive il sogno di arrivare terzo dietro al Manchester United di Cantona e al Blackburn Rovers di un ragazzino che tifa i Magpies fin da piccolo: Alan Shearer.

A far impazzire la tifoseria è la coppia formata da Andy Cole e Peter Beardsley, uno con “una faccia un po’ così2 che ha rappresentato l’esser icona inglese senza esser personaggio, uno che passa anche inosservato ma che ha una ferocia da top player.

Beardsley vive due vite a Newcastle, nato e cresciuto nelle Gazze, ci gioca dal 1983 al 1987, segna 61 gol poi decide di scrivere la storia del Liverpool dove vince tutto, diventa un ex dei Reds andando all’Everton, mica poco, poi il figliol prodigo torna nei Magpies e si intende alla meraviglia con Cole, con tanto di 55 gol in due.

Dall’anno di esordio in Premier il Newcastle prende una strana abitudine, vincere le prime giornate del campionato. Nel 94/95 fa 6 su 6 inizialmente, illude la tifoseria, poi si scioglie come neve al sole e si arriva solo al sesto posto. La caduta dalle stelle alle stalle porta il nome di Andy Cole, venduto a gennaio al Manchester United in cambio di soldi (meno dei 10 milioni di euro attuali) e dell’ala Keith Gillespie, quando il suo score era di 9 gol in 18 partite.

Cole farà la fortuna dello United quando incontrerà Dwight Yorke, ma questa è un’altra storia. Il campionato 94/95 regala agli inglesi la favola del Blackburn Rovers, oggi nobile decaduta, che vince la Premier grazie alla scintillante coppia Shearer-Sutton. Si, proprio quel ragazzino di Newcastle ora sul tetto dell’Inghilterra ne segna 34.

David Ginola

La stagione 1995/96 verrà definita anni dopo come una delle più belle della storia della Premier League. Nel Tyne arriva il Principe di Francia, David Ginola, ala sinistra che ha incantato nel Psg e fatto danni clamorosi in Nazionale.

Siamo alle qualificazioni per Usa 94, la Francia può schierare gente del calibro di Papin, Cantona, Deschamps e altre stelle che devono fare solo una cosa: non perdere con la Bulgaria.

E le cose vanno bene col vantaggio di Cantona, pareggiato poi dal genio assoluto al nome Emil Kostadinov. Il risultato di 1-1 qualifica Les Blues e poco importa se capitan Papin viene azzoppato dalle carezze degli ospiti. Al minuto 68 va fuori ed entra l’idolo di Parigi, quel Ginola che deve far solo una cosa, attaccar gli spazi e tener palla. Una delle due cose non la fa, siamo quasi al recupero, palla su David che deve far tutto tranne che giocare, invece quel talento dai capelli lunghi che fa impazzire le donne accelera e mette al centro un cross per nessuno. Contropiede Bulgaria, gol ancora di Kostadinov. Per Ginola le porte della Francia si chiudono in quel preciso istante.

E allora torniamo al nostro magico Newcastle. Magico perché vince 9 partite su 10 iniziali, vola a più 10 sullo United che piange la squalifica di Eric Cantona e naviga tra alti e bassi.

Poi, maledizione per i Magpies, King Eric ritorna e decide da solo la Premier League, brucia gol, assist e in due mesi si riprende ciò che un calcio ad un tifoso gli aveva tolto. Per il Newcastle in motore va in panne, capace di sconfitte epiche come contro il Liverpool, in un 4-3 che val la pena rivedere sempre, a meno che non si sia tifosi bianconeri.

Sarà un peccato, un titolo che andrebbe diviso in due, tra il collettivo del Newcastle in cui spiccava anche il nuovo ariete, Les Ferdinand autore di 25 gol, ed Eric Cantona, il miglior giocatore di quella Premier in cui il titolo di cannoniere se lo porta ancora a casa Alan Shearer con 31 gol.

Sarà l’età, ma io ancora mi emoziono a rilegger la classifica marcatori di allora, dove dopo Shearer si trovano Robbie Fowler, Ferdinand, Yorke, Teddy Sheringham e poi Ian Wright, Dion Dublin, Stan Collymore e Matt Le Tissier (non tra i primi cannonieri ma sarebbe suicidio non citarlo).

E’ la Premier che apre le porte per Euro 96, dove l’ostracismo della Francia per Ginola gli impedisce la convocazione negandogli la gioia di giocare le partite dei galletti proprio nella sua Newcastle dove è Re indiscusso.

Euro 96 è la resurrezione inglese con semifinale persa con la Germania a causa dell’errore dell’attuale ct Southgate ai rigori, mentre segna ed è cannoniere del torneo Alan Shearer.

Ha un po’ rotto le scatole questo Shearer in un pezzo col Newcastle se (ma credo non esista persona) non conosce la storia dell’amore tra il numero 9 e i Magpies. Alan è il pezzo top del calciomercato, Ferguson lo vuole allo United, lo riempirebbe d’oro, in Italia la Lazio di Cragnotti e la Juventus fanno sondaggi a colpi di miliardi.

Voglio il Newcastle“.

Ecco, è questo che spiega il perché il Newcastle è una squadra a sé. Il principe del gol vuole giocare nella sua città, vuole i Toon Army e quando i Magpies annunciano l’acquisto di Shearer si presentano in 20.000 (ventimila) alla sua presentazione. Meglio di un sogno.

Ed il Newcastle vola, vince ancora una volta sette delle prime otto partite iniziali, quasi a farlo apposta, e umilia 5-0 lo United in una partita dove il gol di David Ginola (sono di parte, lo so) vale da solo il prezzo del biglietto, controllo di destro al limite dell’area e tiro senza guardare con palla nel sette e Schmeichel battuto. Il cucchiaio con cui Albert fa il 5-0 è qualcos’altro di sublime, di meraviglioso, quasi un sogno.

Ed infatti il sogno dura poco, il giocattolo Newcastle si rompe con le dimissioni di Keegan l’8 gennaio 1997 e la Premier sarà ancora del Manchester United. Sarà il canto del cigno dei Magpies tra i gravi infortuni di Alan Shearer, cosa che non impediranno al cigno inglese di siglare 260 gol in bianconero e diventare il miglior cannoniere della storia.

Andy Carroll

Dopo quegli anni arriverà il viso bonario di Bobby Robson, geni esagerati come Faustino Asprilla (arriva in ritardo per la gara contro il Barcellona di Champions poiché, a detta sua, a far sesso con una delle sue fidanzate inglesi, gioca titolare contro la furia dell’allenatore Dalglish e segna una tripletta), le volate dello sfortunato Gary Speed, le follie di Craig Bellamy, i gol del brindellone Andy Carroll, due retrocessioni, la prima nel 2009/10 con Oba Oba Martins, Martin Viduka e niente meno che il Pallone d’Oro Michael Owen che in bianconero sarà al canto del cigno. Non basterà l’irruenza di Joey Barton e la Chicken Dance di Kevin Nolan ma il Newcastle saprà risalire subito grazie a Carroll. Retrocederà con Alan Shearer in panca, in qualità di mister che non riuscirà nei miracoli che faceva da giocatore, in una stagione nata con Kevin Keegan di nuovo allenatore, quasi a chiudere un cerchio sfortunato.

Poi ancora abisso della retrocessione ancora nel 2015/16 e risalita con Rafa Benitez, cacciato poi in malo modo dall’ex proprietario che ora, tra le feste, dice addio al Newcastle.

Un Newcastle che meriterebbe di sognare ancora, lo merita il St.James Park, lo merita la Toon Army, lo merita una squadra che mai masticando gloria ha un fascino unico.

Francesco Fiori

Foto Getty Images

Di Francesco Fiori

Francesco Fiori è un giornalista sardo, classe 1983, con la passione per il racconto dello sport. Di tutto lo sport. Aveva 6 anni quando, sicuramente errore o destino, ebbe in regalo una semplice radio, senza pensare alle conseguenze successive del pianeta sportivo. Una domenica, finiti i compiti, giocando con quel mezzo, captò la voce roca di Sandro Ciotti. Aveva appena scoperto l’esistenza di Tutto il calcio minuto per minuto. La prima sfida arriva nella stagione calcistica 90/91, quando lo zio, incredibile giornalista locale, gli diede come compito raccontare la giornata calcistica appena conclusa. Quel tema, ad appena 7 anni, risultò migliore rispetto alle tabelline, mai entrate volentieri in testa. Il premio fu la presenza alla gara di cartello della squadra del suo paese, il Ploaghe, due settimane più tardi. Destino volle che la morte prese suo zio proprio il mercoledì prima, innescando in Fiori la voglia di diventare giornalista. A scuola alla domanda “Hai solo il calcio in testa?” rispondeva “No, anche il ciclismo” e gli anni di partite contemporanee la domenica e di Tele +2 col calcio estero crearono un piccolo “psicopatico sportivo”. Tra gli sport di cui si innamora c’è l’hockey americano, soprattutto nella mitologica figura di Mario Lemieux. Poco prima della morte del padre, nel febbraio 2001, Fiori trova su La Gazzetta dello Sport proprio un trafiletto con scritto del ritorno sul ghiaccio di Lemieux dopo aver sconfitto una forma tumorale e un ritiro di 3 anni. Da lì altra promessa, qualora arrivi la possibilità di scrivere un articolo, questo sarà su Lemieux il Magnifico. Diventato ragioniere capisce immediatamente che iva e fatture sono molto più noiose del previsto e la prima collaborazione col giornale “Sa Bovida” gli fanno capire le regole basi del giornalismo, cosa che Fiori ignorava ma che rispettava, chiedendo solo la possibilità di scrivere e far colpo. Chiusa la parentesi Sa Bovida per problemi logistici e di salute dell’immenso Antonio Delitala ecco il primo reale colpo di fulmine, il sito di hockey Nhl Playitusa che non ha un articolo su Lemieux. Il direttore, con una mail che Fiori ancora oggi custodisce, risponde: “Beh, perché non provi a scriverne uno tu?” Il resto è la storia scritta al pc dopo averne scritto 5 pagine in un quadernone a quadretti. Un cambio di lavoro, non per sua volontà, spariglia le carte in tavola, col ragazzo che stando fuori casa tutto il tempo deve abbandonare la scrittura, ma peggio ancora va col primo di 3 ictus che colpiscono la mamma proprio in quel periodo. Tempo al tempo e con un altro cambio di lavoro ecco l’opzione che lo colpisce, scrivere della sua amata Inter sul sito SpazioInter. Gli inizi sono complicati, scrivere secondo le regole e non avere carta bianca lo bloccano un pochino, fino all’esplosione che nel sito si chiama Live. Il Live sarebbe il racconto, minuto per minuto e in contemporanea, della partita in tv e a Fiori tocca esordire con Milan-Inter. Quella sera il divertimento raggiunge le stelle, anzi, le supera e da quel momento l’impegno è triplo, con le perle di interviste a Sandro Mazzola (che risate), Gigi Simoni (che gentilezza) e Riccardo Cucchi, suo idolo radiofonico. Il tesserino da giornalista gli fa mantenere la parola data a 6 anni e ancor più sorprendente è la proposta di essere addetto stampa proprio della squadra locale, andare a vedere quelle partite che il destino gli negarono nel 1991. Si chiede spesso se sia il destino a far scherzi oppure se semplicemente la vita va accettata per quella che è. Il 30 gennaio 2021, dopo un ricovero di un mese con tutte le aggravanti possibili, in ospedale viene a mancare la mamma di Francesco. Il colpo è brutale. Il conto è pesantissimo, la mente lontana, lo scrivere, anche solo un piccolo pensiero sulla giornata calcistica, è di una difficoltà che ad oggi è ancora lontana dall'essere superata. Il resto è storia o noia, dipende da che parte si vuol vedere, dagli articoli su Gazzetta Fan News al raccontare qualsiasi sport, perché per Fiori ogni sport ha un suo eroe e perché ora, con IspirazioneSportiva.com, sarà ancor più spettacolare dar libero sfogo a qualsiasi ispirazione, come dice il nome e come gli ha insegnato Riccardo Cucchi: “Nella vita mai smettere di sognare!”. Anzi, scusate il ritardo! Mail: fcroda@yahoo.it Fb: supermariolemieux pec: francesco.fiori@pecgiornalisti.it