Mar. Ago 3rd, 2021

Lo spavento del malore del danese Eriksen ci riporta alla mente le tante paure vissute in passato

Dai Joakim, passamela“, ma quel maledetto pallone non gli viene restituito, il black out, il vuoto, l’aria che diventa più leggera in un silenzio tombale.

Sono arrivato in ritardo a vedere la Danimarca, anzi, mi ero proprio dimenticato che giocava la squadra di quello lì, di quel giocatore che dopo anni di poca fantasia aveva fatto riaccendere uno strano sentimento in una squadra nerazzurra.

Da sempre un bimbo è affascinato da chi porta il 10 sulla maglia, parte da Matthaus, passa per Baggio e arriva a Sneijder, poi il vuoto.

A pensarci bene il nerazzurro del dopo Triplete è un ricordo sbiadito tra minime illusioni e tante brutte figure. Quel 10 oggi è in buone mani, è di Lautaro, ottimo giocatore, ma che non ispira la fantasia del classico 10.

Attenzione, guai a chi mi tocca Lautaro sia chiaro.

Però poi c’è quello lì.

Quello con la faccia perennemente addormentata.

L’abbiamo soffiato alla Juve che ha preso Kulusevski lo abbiamo soffiato a mezza Europa che lo voleva“. Poi lo vedi nelle immagini con lo sfondo della Scala di Milano, bello elegante, ma pur sempre con un’espressione poco decisa.

E ti diventa simpatico, simpaticissimo.

Poi, si scontra con l’ostracismo dei mister contro i fantasisti. E qua ritorna alla mente quell’altro numero 10 dell’Inter che aveva il codino ed un allenatore proveniente dalla Juve.

Molti ad inizio anno rimproverano che l’Inter abbia perso lo scudetto 2019/20 proprio per attendere troppo l’adattamento di questo giocatore al gioco di Conte.

E non ha il numero 10. Passa dal 23 al numero 24, perché dice: “Nella mia carriera è uno step in più”. A pensarlo oggi ha lo stesso numero di un certo Kobe Bryant.

Quando inizia questo campionato di spazio per quel giocatore non ne esiste ma chi aspetta una polemica o un cazzotto all’allenatore resta deluso. Se c’è da entrare a 8 minuti dalla fine non ci sono problemi, si entra e si prendono le conseguenze di non poter incidere in così poco tempo.

Ma la vita è fatta di attimi, di lampi e di occasioni. Quel giocatore si prende tutto l’affetto dei tifosi perché è umiliante entrare nei minuti finali di un match, quando magari la partita è una melina in attesa del fischio arbitrale.

Eppure quello lì al Tottenham è tra i migliori nel suo ruolo. Possibile che sia un nuovo Dennis Bergkamp all’Inter. Diamine, Bergkamp, altro amore da parte del tifoso.

26 gennaio, Milan contro Inter di coppa. Nel freddo della Coppa Italia Lukaku e Ibra decidono un testa a testa che scalda l’ambiente.

Poi, al solito, ecco che Conte si ricorda di quello lì, è il minuto 88, male che va ha a disposizione il supplementare, poi fuori dalle balle nella sessione finale di mercato.

Ma il Dio Pallone decide diversamente. Punizione al minuto 90+7. “Ma vuoi vedere che… ” E quando quel giocatore accarezza la palla che supera la barriera io esulto già con un “Eccolooooo!”

Il mio primo boato stagionale, per quel gol di quello lì, ignaro che la vita 3 giorni più tardi mi avrebbe tolto una delle cose più importanti, cioè chi mi ha dato la vita stessa.

E per questo, che tra le lacrime di un lutto se devo pensare a qualcosa di bello penso a quella punizione, a quel giocatore, alla faccia di Conte che questa volta sa che ha vinto la fantasia sulla tattica.

Ed è per quel giocatore che mi si gela il sangue alla notizia. La stessa sensazione del 1 maggio 94 con Senna in tv. E siccome la partita non la seguivo era colpa mia chiedere informazioni a chi capitava al bar dove mi ero appollaiato.

E’ morto” – “Oppure è vivo, ma gli stanno facendo il massaggio cardiaco“, il primo personaggio che spiega come mai Danimarca-Finlandia sia sospesa.

Vabbé – dico io in un’amarissima ma sincera battuta – a me basta che non sia Eriksen“, col dubbio se prima del cognome io abbia detto il mio Eriksen”.

E dire che il giorno prima la sua figurina era in omaggio col Topolino (Ho pur sempre i neuroni di un bimbo) e ora mi faceva da segnalibro nelle pagine finali di un romanzo di Formula Uno.

Poi, pian piano la curiosità di capire cosa succeda e il coro dei tifosi: “Christian… Eriksen”. Dio mio non può esser lui.

Cosa succeda subito dopo è storia. La stima nei confronti di Kjaer diventa immensa, per come agisce da capitano, per come guarda l’amico da più di 12 anni ora in fin di vita, anzi, morto come riporta il medico sociale, poi di nuovo tra noi, perché forse Eriksen ci prende gusto con quella faccia un po’ così a prenderci per i fondelli.

Il silenzio dentro il Parken, con 15.900 spettatori, diventa applauso, poi, il sospiro di sollievo con le prime foto di un Christian in barella e ancora tra noi.

Ma ancor prima di pensare che qualcuno dall’alto lo abbia respinto sulla terra, magari qualcuno che veglia su i numeri 10 e che in terra veniva chiamato “El Diez“, o Diego Armando, è giusto fare i tantissimi complimenti ed elogi per i passi avanti della medicina nello sport, perché la tragedia di Pier Mario Morosini è ancora nella mente di tutti.

E ora Christian, anzi, il mio Eriksen, non farci più preoccupare. Tra vita e sport so che il cuore sceglierà una cosa e la testa un’altra, tra una corsa ad un pallone e costruire Lego col tuo bimbo Alfred, in ogni caso la cosa più bella del mondo è aver ancora tra noi la tua faccia… un po’ così!

Forza Danimarca.

Di Francesco Fiori

Francesco Fiori è un giornalista sardo, classe 1983, con la passione per il racconto dello sport. Di tutto lo sport. Aveva 6 anni quando, sicuramente errore o destino, ebbe in regalo una semplice radio, senza pensare alle conseguenze successive del pianeta sportivo. Una domenica, finiti i compiti, giocando con quel mezzo, captò la voce roca di Sandro Ciotti. Aveva appena scoperto l’esistenza di Tutto il calcio minuto per minuto. La prima sfida arriva nella stagione calcistica 90/91, quando lo zio, incredibile giornalista locale, gli diede come compito raccontare la giornata calcistica appena conclusa. Quel tema, ad appena 7 anni, risultò migliore rispetto alle tabelline, mai entrate volentieri in testa. Il premio fu la presenza alla gara di cartello della squadra del suo paese, il Ploaghe, due settimane più tardi. Destino volle che la morte prese suo zio proprio il mercoledì prima, innescando in Fiori la voglia di diventare giornalista. A scuola alla domanda “Hai solo il calcio in testa?” rispondeva “No, anche il ciclismo” e gli anni di partite contemporanee la domenica e di Tele +2 col calcio estero crearono un piccolo “psicopatico sportivo”. Tra gli sport di cui si innamora c’è l’hockey americano, soprattutto nella mitologica figura di Mario Lemieux. Poco prima della morte del padre, nel febbraio 2001, Fiori trova su La Gazzetta dello Sport proprio un trafiletto con scritto del ritorno sul ghiaccio di Lemieux dopo aver sconfitto una forma tumorale e un ritiro di 3 anni. Da lì altra promessa, qualora arrivi la possibilità di scrivere un articolo, questo sarà su Lemieux il Magnifico. Diventato ragioniere capisce immediatamente che iva e fatture sono molto più noiose del previsto e la prima collaborazione col giornale “Sa Bovida” gli fanno capire le regole basi del giornalismo, cosa che Fiori ignorava ma che rispettava, chiedendo solo la possibilità di scrivere e far colpo. Chiusa la parentesi Sa Bovida per problemi logistici e di salute dell’immenso Antonio Delitala ecco il primo reale colpo di fulmine, il sito di hockey Nhl Playitusa che non ha un articolo su Lemieux. Il direttore, con una mail che Fiori ancora oggi custodisce, risponde: “Beh, perché non provi a scriverne uno tu?” Il resto è la storia scritta al pc dopo averne scritto 5 pagine in un quadernone a quadretti. Un cambio di lavoro, non per sua volontà, spariglia le carte in tavola, col ragazzo che stando fuori casa tutto il tempo deve abbandonare la scrittura, ma peggio ancora va col primo di 3 ictus che colpiscono la mamma proprio in quel periodo. Tempo al tempo e con un altro cambio di lavoro ecco l’opzione che lo colpisce, scrivere della sua amata Inter sul sito SpazioInter. Gli inizi sono complicati, scrivere secondo le regole e non avere carta bianca lo bloccano un pochino, fino all’esplosione che nel sito si chiama Live. Il Live sarebbe il racconto, minuto per minuto e in contemporanea, della partita in tv e a Fiori tocca esordire con Milan-Inter. Quella sera il divertimento raggiunge le stelle, anzi, le supera e da quel momento l’impegno è triplo, con le perle di interviste a Sandro Mazzola (che risate), Gigi Simoni (che gentilezza) e Riccardo Cucchi, suo idolo radiofonico. Il tesserino da giornalista gli fa mantenere la parola data a 6 anni e ancor più sorprendente è la proposta di essere addetto stampa proprio della squadra locale, andare a vedere quelle partite che il destino gli negarono nel 1991. Si chiede spesso se sia il destino a far scherzi oppure se semplicemente la vita va accettata per quella che è. Il 30 gennaio 2021, dopo un ricovero di un mese con tutte le aggravanti possibili, in ospedale viene a mancare la mamma di Francesco. Il colpo è brutale. Il conto è pesantissimo, la mente lontana, lo scrivere, anche solo un piccolo pensiero sulla giornata calcistica, è di una difficoltà che ad oggi è ancora lontana dall'essere superata. Il resto è storia o noia, dipende da che parte si vuol vedere, dagli articoli su Gazzetta Fan News al raccontare qualsiasi sport, perché per Fiori ogni sport ha un suo eroe e perché ora, con IspirazioneSportiva.com, sarà ancor più spettacolare dar libero sfogo a qualsiasi ispirazione, come dice il nome e come gli ha insegnato Riccardo Cucchi: “Nella vita mai smettere di sognare!”. Anzi, scusate il ritardo! Mail: fcroda@yahoo.it Fb: supermariolemieux pec: francesco.fiori@pecgiornalisti.it