Lun. Set 20th, 2021

La guerra civile è ad un passo, ma Gino Bartali è stanco e cosa può far dalla Francia per salvare la sua amata patria? Semplice, ribaltare e vincere in Francia

Gino qua sta per scoppiare il caos. E’ il Tour de France del 1948, corsa che Bartali ha già vinto, ma nel 1938, dieci anni prima e il Giro di quello stesso anno non gli ha dato soddisfazioni, ottavo e spettatore nel trionfo di Magni.

In Francia rappresentava gli Azzurri, designato capitano, improvvisò senza grandi speranze la spedizione d’oltralpe.

Gino ha 34 anni e viene considerato un monumento del ciclismo e come tale anche troppo vecchio per poter dir la sua al Tour, dove si affaccia il giovane fenomeno Louison Bobet pronto a dominare le montagne.

La tattica prima di tutto, con Bartali che deve fingersi stanco per non strafare, ma appena inizia la corsa ecco il botto, sprint a Trouville e vittoria su Schotte e Teisseire. Sembra un passo trionfale e così può sembrare, vincendo anche nella Biarritz-Lourdes di 219 km e il giorno seguente nella Lourdes-Toulose di 261 km.

Ma in classifica il primato è sempre di Bobet che va a dominare la crono e regolare il distacco su Bartali intorno ai 21 minuti e 20 secondi. Quando poi tutti i corridori si godono il giorno di pausa ecco l’ennesima botta che mina il morale di Ginettaccio, un giovane fanatico anticomunista ha sparato, il 14 luglio, a Palmiro Togliatti, segretario del Pci, con l’Italia pronta alla rivolta.

Cosa si fa? Si torna a casa o si inventa qualcosa? Da Roma, con l’Italia appena uscita dalle macerie della guerra, un vecchio amico di Bartali sta andando verso il Tour, è Bartolo Paschetta, alto dirigente dell’Azione Cattolica, che nell’albergo del campione toscano lo ascolta nella sua carica verso i compagni.

Ragazzi – dice Bartali– hanno sparato a Togliatti, se lui muore rischiamo tutti di dover tornare a casa, dove c’è una sommossa. Facciamo vedere chi siamo, specialmente a quei giornalisti da quattro soldi che se ne sono già andati, che hanno lasciato il Tour avendoci dati già per morti”. La tattica è appena tracciata ma manca ancora un colpo di scena, la telefonata che De Gasperi, capo del Governo, fa a Bartali. 

Gino, pensi di vincere il Tour?”

Non lo so, ma domani vinco di sicuro” è la risposta di Gino a De Gasperi. E così accadrà.

15 luglio, tempesta di pioggia e Vars da scalare. Bartali lo sbrana, stacca gli avversari e insegue Robic in fuga, lo salta e attende l’Izoard, vola e stacca Bobet di 19 minuti, va verso Briancon e il francese è maglia gialla per appena 51 secondi. Ormai lo squalo ha fiutato il sangue.

Con Togliatti fuori pericolo Bartali si scatena, vince nella tappa successiva, la Briancon-Aix Les Bains e festeggia nel modo migliore il suo compleanno del 18 luglio, aveva 21 minuti di distacco dopo i Pirenei e prima delle Alpi, a Parigi, sul traguardo finale, ne ha 26 di vantaggio e può esultare con l’Italia unita, ennesimo miracolo di Gino il Grande.

Nessuno come noi in quei momenti guarda l’avversario dritto negli occhi e ha il coraggio di urlargli in faccia noi non molliamo, noi siamo l’Italia, eroici se serve, non siamo nati per perdere.

Fonte: Gazzetta Fan News

Di Francesco Fiori

Francesco Fiori è un giornalista sardo, classe 1983, con la passione per il racconto dello sport. Di tutto lo sport. Aveva 6 anni quando, sicuramente errore o destino, ebbe in regalo una semplice radio, senza pensare alle conseguenze successive del pianeta sportivo. Una domenica, finiti i compiti, giocando con quel mezzo, captò la voce roca di Sandro Ciotti. Aveva appena scoperto l’esistenza di Tutto il calcio minuto per minuto. La prima sfida arriva nella stagione calcistica 90/91, quando lo zio, incredibile giornalista locale, gli diede come compito raccontare la giornata calcistica appena conclusa. Quel tema, ad appena 7 anni, risultò migliore rispetto alle tabelline, mai entrate volentieri in testa. Il premio fu la presenza alla gara di cartello della squadra del suo paese, il Ploaghe, due settimane più tardi. Destino volle che la morte prese suo zio proprio il mercoledì prima, innescando in Fiori la voglia di diventare giornalista. A scuola alla domanda “Hai solo il calcio in testa?” rispondeva “No, anche il ciclismo” e gli anni di partite contemporanee la domenica e di Tele +2 col calcio estero crearono un piccolo “psicopatico sportivo”. Tra gli sport di cui si innamora c’è l’hockey americano, soprattutto nella mitologica figura di Mario Lemieux. Poco prima della morte del padre, nel febbraio 2001, Fiori trova su La Gazzetta dello Sport proprio un trafiletto con scritto del ritorno sul ghiaccio di Lemieux dopo aver sconfitto una forma tumorale e un ritiro di 3 anni. Da lì altra promessa, qualora arrivi la possibilità di scrivere un articolo, questo sarà su Lemieux il Magnifico. Diventato ragioniere capisce immediatamente che iva e fatture sono molto più noiose del previsto e la prima collaborazione col giornale “Sa Bovida” gli fanno capire le regole basi del giornalismo, cosa che Fiori ignorava ma che rispettava, chiedendo solo la possibilità di scrivere e far colpo. Chiusa la parentesi Sa Bovida per problemi logistici e di salute dell’immenso Antonio Delitala ecco il primo reale colpo di fulmine, il sito di hockey Nhl Playitusa che non ha un articolo su Lemieux. Il direttore, con una mail che Fiori ancora oggi custodisce, risponde: “Beh, perché non provi a scriverne uno tu?” Il resto è la storia scritta al pc dopo averne scritto 5 pagine in un quadernone a quadretti. Un cambio di lavoro, non per sua volontà, spariglia le carte in tavola, col ragazzo che stando fuori casa tutto il tempo deve abbandonare la scrittura, ma peggio ancora va col primo di 3 ictus che colpiscono la mamma proprio in quel periodo. Tempo al tempo e con un altro cambio di lavoro ecco l’opzione che lo colpisce, scrivere della sua amata Inter sul sito SpazioInter. Gli inizi sono complicati, scrivere secondo le regole e non avere carta bianca lo bloccano un pochino, fino all’esplosione che nel sito si chiama Live. Il Live sarebbe il racconto, minuto per minuto e in contemporanea, della partita in tv e a Fiori tocca esordire con Milan-Inter. Quella sera il divertimento raggiunge le stelle, anzi, le supera e da quel momento l’impegno è triplo, con le perle di interviste a Sandro Mazzola (che risate), Gigi Simoni (che gentilezza) e Riccardo Cucchi, suo idolo radiofonico. Il tesserino da giornalista gli fa mantenere la parola data a 6 anni e ancor più sorprendente è la proposta di essere addetto stampa proprio della squadra locale, andare a vedere quelle partite che il destino gli negarono nel 1991. Si chiede spesso se sia il destino a far scherzi oppure se semplicemente la vita va accettata per quella che è. Il 30 gennaio 2021, dopo un ricovero di un mese con tutte le aggravanti possibili, in ospedale viene a mancare la mamma di Francesco. Il colpo è brutale. Il conto è pesantissimo, la mente lontana, lo scrivere, anche solo un piccolo pensiero sulla giornata calcistica, è di una difficoltà che ad oggi è ancora lontana dall'essere superata. Il resto è storia o noia, dipende da che parte si vuol vedere, dagli articoli su Gazzetta Fan News al raccontare qualsiasi sport, perché per Fiori ogni sport ha un suo eroe e perché ora, con IspirazioneSportiva.com, sarà ancor più spettacolare dar libero sfogo a qualsiasi ispirazione, come dice il nome e come gli ha insegnato Riccardo Cucchi: “Nella vita mai smettere di sognare!”. Anzi, scusate il ritardo! Mail: fcroda@yahoo.it Fb: supermariolemieux pec: francesco.fiori@pecgiornalisti.it