Lun. Ott 25th, 2021

Con la Serie A alle porte riviviamo i ritratti di due leggende della panchina

Sor Carletto Giuanin, al secolo Mazzone e Trapattoni, due modi di vincere nel calcio, di essere protagonisti senza social, senza clamori,mettendo sempre il cuore in qualsiasi avventura, pardon, panchina!

Sul palmares del Trap c’è ben poco da dire, 16 anni da giocatore e 4 in area tecnica del Milan con 2 scudetti, 2 Coppe Campioni e un’ Intercontinentale, approdo alla Juventus, quando l’amico Angelo Caroli de “La Stampa” lo mette in contatto con Gianni Agnelli, nei 10 anni che hanno sconvolto i bianconeri, poi altra sfida, l’Inter e che Interquella dei Record, poi ritorno alla Juve (in cambio di Dino Baggio all’Inter), Bayern Monaco e via dicendo, per un curriculum che parla di 7 scudetti, altro primato, campionati vinti in Germania, Portogallo e Austria, 6° allenatore al mondo per titoli vinti a livello internazionale e 4° in Europa, oltre alle presenze a Mondiali ed Europei come c.t. di Italia e Irlanda.

Ma i numeri non dicono tutto.

Da Platini Matthaus, a Edmundo, arrivando a Keane nell’Irlanda, dove è passato il Trap è sempre successo qualcosa di unico, dai grandi giocatori che con lui sono diventati campioni alle leggendarie frasi come: “Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco“.

Carletto Mazzone non ha il curriculum di titoli del Trap ma ovunque è andato è risultato il beniamino della folla. Verace e sanguigno come il calcio di un tempo Sor Magara (o Sor Carletto) ha il record di panchine in Serie A797, con 5 spareggi, spesso chiamato a salvare navi pronte ad affondare e ancor più spesso portato in trionfo per le imprese disperate. Da calciatore solo due presenze nella sua Roma, prima di lasciare il segno nell’Ascoli, dove gioca per un decennio, con 219 presenze, prima di sedersi in panchina e scrivere la propria leggenda.

Proprio da Ascoli è Costantino Rozzi ad affidare la panchina al giovane Mazzone che dal 68 al 75 ottiene 2 promozioni in 3 anni portando i bianconeri dalla C alla A. Poi ecco Firenze e la Fiorentina con vittoria della coppa di Lega Italo-Inglese, ancora Ascoli, 4 salvezze compreso un sesto posto nel 1981-82, poi Bologna, Lecce con promozione in A e 2 salvezze, Pescara e la favola del Cagliari lasciato con promozione in Coppa Uefa del 92/93.

Lasciato perché alla porta di Mazzone chiama il grande amore: la Roma, guidata per tre anni in cui lancia in prima squadra un giovane Totti, con tanto di corsa verso la Sud in un derby vinto 3-0 con gol di Balbo, Cappioli e Fonseca, e ancora Sor Carletto che tenta, inutilmente di salvare il Cagliari nel 96 e Napoli, parentesi infelice, prima di riabilitare al gol Signori nel Bologna, completare una stagione intera con Gaucci nel Perugia prima di esultare al Brescia.

ROBERTO BAGGIO

Ecco, Roby Baggio è l’anello di congiunzione tra il Trap e Sor Carletto. Il Trap lo allena al massimo dello splendore e Roby gli fa vincere una coppa Uefa (dopo che Giuanin trionfa con l’Inter nel 90/91) nel 92/93 ma col tecnico di Cusano Milanino non lega. Carattere non facile, con Trapattoni che gli preferirebbe Bergkamp in bianconero, relegando Vialli a centrocampo e nonostante tutto ecco Roby capace di segnare 21 gol e vincere il Pallone d’Oro con i rimproveri per giocare poco per la squadra. 

Mazzone invece poté allenare Baggio quando nessuno voleva il Divin Codino. Con lui fu quasi un patto di ferro: “Fammi vincere le partite e riconquista la Nazionale del 2002” e chi allenava la squadra per il Mondiale? Il Trap.

Baggio, insieme a Pirlo, Guardiola, Toni e un Brescia d’assalto, regalarono a Mazzone l’avventura più bella in panchina, ma il Trap non si fidò delle garanzie fisiche del Divin Codino e distrusse il sogno di Baggio, negandoci chissà quale capitolo romantico.

Le sfuriate

Carletto e Giuanin sono anche celebri per due (non solo due eh) sfuriate storiche.

Mazzone allena il Brescia e nel sentito derby contro l’Atalanta va sotto per 1-3. Dalla curva ospite volano insulti pesantissimi contro la mamma di Carletto che si lega al dito tutto ciò che di brutto gli vien detto.

A segnare il 2-3 (come peraltro il gol del vantaggio) è ancora il Divin Codino che fa esclamare la storica frase al suo mister: “Se famo er terzo vengo sotto la curva”.

Neanche a dirlo, Roberto Baggio segna su punizione il pareggio a tempo scaduto e da quel momento scatta il delirio. Mazzone corre, perde anni di vita trasportando la sua mole sotto la curva bergamasca, sospinto da cuore e orgoglio. La scena è esilarante, il tecnico viene trattenuto a forza e poi, accomodato fuori dallo sguardo fulmineo di Collina, sotto gli occhi dei giocatori stupiti. “Ah Robbééé, ma quanto mai fatto corre il giorno???” disse Mazzone a Baggio. Era il 30 settembre 2001.

Il Trap invece se la prese con tale Thomas Strunz, che potrebbe anche sembrare una parolaccia tedesca invece è il centrocampista del Bayern Monaco, perennemente rotto e al centro di una polemica tra Giuanin e la stampa teutonica. Era l’anno 1998.

Il problema è coniugare verbo essere e avere, con ovvia gag esilarante per la Gialappa’s. 3 minuti e 30 di puro divertimento in conferenza stampa:

Ci sono in questo momento, in questo squadra, oh, alcuni giocatori dimenticano il loro professionista cosa sono. Non leggo molti giornali ma molte situazioni ho sentito, non abbiamo giocato in modo offensivo. Non c’è nessuna squadra tedesca gioca offensivo e i nomi offensivo come Bayern. Ultimo partita avevamo tre punte nella campo: Elber, Jancker e poi Zickler. Zickler è una punte in più Mehmet più Basler. E’ chiaro queste parole? E’ possibile di capire, cosa io ho detto? Grazie. Offensivo, offensivo è come fare nella campo. Secondo! Io ho dichiarato con queste due giocatori: dopo Dortmund hanno bisogno forse pausa un tempo. Ho visto in Europa anche altre squadre dopo questa mercoledì, ho visto anche gli allenamento due. Un allenatore non è nessun idiota! Un allenatore è lì…vedere cosa succedere in campo. In questo partita esistevano due, tre, o quattro giocatori, loro erano deboli come una vuoto bottiglia! Avete mercoledì visto quale quadra giocato ha mercoledì? Mehmet ha giocato, o giocato Basler o giocato Trapattoni? Questi giocatori lagnano più che gioco! Sapete perché le squadre Italia comprano non questi giocatori? Perché noi visto abbiamo molte volte tali partita! Hanno detto, giocatori non sono per italiani, eh…campioni! STRUUUNZ! Strunz è qui da due anni, dieci partita ha giocato, è sempre ferito! Cosa permetten Strunz? Anni scorsi diventato campioni con Hamann, eh…Nerlinger. Questi giocatori erano giocatori ed erano diventati campioni! E’ sempre ferito, ha giocuato 25 partite in questo squadra in questa club. Rispettare deve gli altri collegen. Hanno molto simpatici collegen, ponga a questo collegen la domanda. Non hanno nessuna coraggio di parole, ma io so, cosa pensare su questo giocatori. Devono mostrare, ora, io voglio, sabato, questi giocatori devono mostrare me, suoi tifosi, devono vincere la partita da soli. Deve da soli vincere la partita! Io sono ora stanco padre di queste giocatore, eh…difendo sempre questi giocatori. Io ho sempre i debiti su questi giocatori. Uno è Mario, uno, uno altro è Mehmet. Strunz invece non è ha solo giocato il 25 per cento questi partita! IO SONO TERMINATO!

Ci fosse Fantozzi sarebbero scattati i famosi 92 minuti di applausi ininterrotti. Il Trap coniò il termine “Ich habe fertig” per dire ho finito ma in tedesco si dice “Ich bin fertig“, inventando una specie di marchio di riconoscimento trapattoniano, al pari di “Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco“.

Sia Trapattoni che Mazzone sono parte integrante delle favole più belle della Serie A, da chi ha vinto tanto a chi, salvando le proprie squadre, ha guadagnato la gloria eterna, due esempi di allenatori, di sportivi, che hanno divertito e fatto divertire (Non solo la Gialappa’s) e che nello sport attuale mancano tantissimo.

Francesco Fiori

Dicevano Mazzone è il Trapattoni dei poveri. Rispondevo: amici miei, Trapattoni è il Mazzone dei ricchi.

Era puntuale, serio e la domenica mi faceva vincere. C’era un patto con lui. Non mi piaceva che quando si andava in trasferta i tifosi invadevano l’albergo e lui non aveva un attimo di respiro. Un giorno gli dissi “Quando sei stanco di firmare autografi, ti tocchi la testa e io intervengo”. Ma lui non si toccava mai la testa e allora sbottai “Aho, ma non ce l’hai una testa?”. Lui mi rispose “Mister, come posso deludere gente che ha fatto centinaia di chilometri per incontrarmi?” Mazzone su Baggio

Fonte: https://le-citazioni.it/autori/carlo-mazzone/

Fonte: https://le-citazioni.it/autori/carlo-mazzone/

Fonte e ispirazione: Gazzetta Fan News

Mazzone, Baggio e Guardiola, il calcio è leggenda

Di Francesco Fiori

Francesco Fiori è un giornalista sardo, classe 1983, con la passione per il racconto dello sport. Di tutto lo sport. Aveva 6 anni quando, sicuramente errore o destino, ebbe in regalo una semplice radio, senza pensare alle conseguenze successive del pianeta sportivo. Una domenica, finiti i compiti, giocando con quel mezzo, captò la voce roca di Sandro Ciotti. Aveva appena scoperto l’esistenza di Tutto il calcio minuto per minuto. La prima sfida arriva nella stagione calcistica 90/91, quando lo zio, incredibile giornalista locale, gli diede come compito raccontare la giornata calcistica appena conclusa. Quel tema, ad appena 7 anni, risultò migliore rispetto alle tabelline, mai entrate volentieri in testa. Il premio fu la presenza alla gara di cartello della squadra del suo paese, il Ploaghe, due settimane più tardi. Destino volle che la morte prese suo zio proprio il mercoledì prima, innescando in Fiori la voglia di diventare giornalista. A scuola alla domanda “Hai solo il calcio in testa?” rispondeva “No, anche il ciclismo” e gli anni di partite contemporanee la domenica e di Tele +2 col calcio estero crearono un piccolo “psicopatico sportivo”. Tra gli sport di cui si innamora c’è l’hockey americano, soprattutto nella mitologica figura di Mario Lemieux. Poco prima della morte del padre, nel febbraio 2001, Fiori trova su La Gazzetta dello Sport proprio un trafiletto con scritto del ritorno sul ghiaccio di Lemieux dopo aver sconfitto una forma tumorale e un ritiro di 3 anni. Da lì altra promessa, qualora arrivi la possibilità di scrivere un articolo, questo sarà su Lemieux il Magnifico. Diventato ragioniere capisce immediatamente che iva e fatture sono molto più noiose del previsto e la prima collaborazione col giornale “Sa Bovida” gli fanno capire le regole basi del giornalismo, cosa che Fiori ignorava ma che rispettava, chiedendo solo la possibilità di scrivere e far colpo. Chiusa la parentesi Sa Bovida per problemi logistici e di salute dell’immenso Antonio Delitala ecco il primo reale colpo di fulmine, il sito di hockey Nhl Playitusa che non ha un articolo su Lemieux. Il direttore, con una mail che Fiori ancora oggi custodisce, risponde: “Beh, perché non provi a scriverne uno tu?” Il resto è la storia scritta al pc dopo averne scritto 5 pagine in un quadernone a quadretti. Un cambio di lavoro, non per sua volontà, spariglia le carte in tavola, col ragazzo che stando fuori casa tutto il tempo deve abbandonare la scrittura, ma peggio ancora va col primo di 3 ictus che colpiscono la mamma proprio in quel periodo. Tempo al tempo e con un altro cambio di lavoro ecco l’opzione che lo colpisce, scrivere della sua amata Inter sul sito SpazioInter. Gli inizi sono complicati, scrivere secondo le regole e non avere carta bianca lo bloccano un pochino, fino all’esplosione che nel sito si chiama Live. Il Live sarebbe il racconto, minuto per minuto e in contemporanea, della partita in tv e a Fiori tocca esordire con Milan-Inter. Quella sera il divertimento raggiunge le stelle, anzi, le supera e da quel momento l’impegno è triplo, con le perle di interviste a Sandro Mazzola (che risate), Gigi Simoni (che gentilezza) e Riccardo Cucchi, suo idolo radiofonico. Il tesserino da giornalista gli fa mantenere la parola data a 6 anni e ancor più sorprendente è la proposta di essere addetto stampa proprio della squadra locale, andare a vedere quelle partite che il destino gli negarono nel 1991. Si chiede spesso se sia il destino a far scherzi oppure se semplicemente la vita va accettata per quella che è. Il 30 gennaio 2021, dopo un ricovero di un mese con tutte le aggravanti possibili, in ospedale viene a mancare la mamma di Francesco. Il colpo è brutale. Il conto è pesantissimo, la mente lontana, lo scrivere, anche solo un piccolo pensiero sulla giornata calcistica, è di una difficoltà che ad oggi è ancora lontana dall'essere superata. Il resto è storia o noia, dipende da che parte si vuol vedere, dagli articoli su Gazzetta Fan News al raccontare qualsiasi sport, perché per Fiori ogni sport ha un suo eroe e perché ora, con IspirazioneSportiva.com, sarà ancor più spettacolare dar libero sfogo a qualsiasi ispirazione, come dice il nome e come gli ha insegnato Riccardo Cucchi: “Nella vita mai smettere di sognare!”. Anzi, scusate il ritardo! Mail: fcroda@yahoo.it Fb: supermariolemieux pec: francesco.fiori@pecgiornalisti.it