Gio. Giu 13th, 2024

Nel corso degli anni 80 ci si poteva imbattere in una furia che varcava la porta degli spogliatoi: Romeo Anconetani, presidente, anzi, Il Presidente, del Pisa!

Nato a Trieste nel 1922 Anconetani conobbe la guerra, arruolato in fanteria nel secondo conflitto mondiale, avvicinandosi al calcio subito dopo.

A lui si deve l’introduzione della prevendita di biglietti allo stadio, idea geniale per dare la possibilità ai tifosi di acquistare con anticipo il tagliando per la partite, agevolati poi in trasferta con treni speciali. Nel mondo del pallone Romeo entrò come dirigente dell’Empoli e poi del Prato, sino alla radiazione (il carattere era già vulcanico) per illecito sportivo al termine della stagione del 1959/60, recidivo dopo un tentativo di “sistemare” la partita Poggibonsi-Pontassieve.

Casualmente, Anconetani incrociò la squadra del suo destino, testimoniandoci però contro, in un Prato-Pisa in cui ammise il tentativo di influire sul risultato della gara, con i nerazzurri penalizzati di 10 punti.

Ma neanche la radiazione fermò il genio Anconetani. Diventato giornalista pubblicista scrive di calcio sul Giornale del Mattino di Firenze, firmandosi però come Franco Ferrari, dando vita alla figura del mediatore-consulente con squadre come Torino e Napoli, facendo nascere l’Archivio Anconetani, una rete di persone fidate con cui Romeo calcolava le medie dei voti di calciatori di tutto il mondo, compilando qualcosa come le valutazioni di 40.000 atleti, in un periodo dove se si azzecca lo straniero la salvezza in Serie A è cosa fatta.

Per ogni consulenza Anconetani riceve una percentuale che nel 1960 gli affibia il soprannome di Mister 5%, il precursore del procuratore.

Il meglio però doveva ancora arrivare.

Nell’estate del 1978 Romeo Anconetani acquista il Pisa per la cifra record di 300 milioni e ne diventa ufficialmente il Presidentissimo, a seguito della grazia del 1982 post vittoria ai Mondiali di calcio in Spagna, dove ogni figura precedentemente radiata fu riammessa nel mondo del pallone.

Il Pisa di Anconetani tra il ’78 e ’94 trova l’apice della Serie A, disputando 6 campionati della massima serie, iniziando una scalata dalla C e arrivando in paradiso dopo la stagione 1981/82, con un incredibile undicesimo posto (guidati da Vinicio in panca) e dagli 8 gol del danese Klaus Berggren, in una classifica che comprendeva 16 squadre e con appena un punto tra la posizione del Pisa e il Cagliari (14esimo) retrocesso.

La prima vittoria di Anconetani in A arriva alla seconda giornata quando all’Arena Garibaldi cade il Napoli di Giacomini per 2-0, vincendo a San Siro per 1-0 contro l’Inter e fermando sullo 0-0 la Juve in casa.

Il miracolo però non si ripete nel 1983/84, nonostante l’ingaggio dell’olandese Wim Kieft (Scarpa d’Oro 81/82 con 32 reti nell’Ajax) e affidando per quattro partite la panchina a Bruno Pace, esonerato e poi richiamato in mezzo alla parentesi di Vinicio.

Ancora una volta il cannoniere della squadra è Berggren con 7 reti, col Pisa che inzia il sali scendi tra A e serie cadetta che si concluderà nel campionato 90/91, ultimo disputato nella massima serie.

Tra serie A e B di mezzo va anche la Mitropa Cup, torneo che il Pisa vince due volte, nel 1985/86 battendo 2-0 il Debrecen con gol di Colantuono e Kieft, bissando poi il successo nel 1987/88 contro il Vaci Izzo per 3-0 con gol di Cecconi, Sclosa e Bernazzani.

Lo spareggio contro l’Acireale nel 93/94 è la pietra tombale per il Pisa destinato alla Serie C, con triste fallimento della società calcistica per una cifra intorno ai 27 miliardi, con titoli di coda della gestione Anconetani.

Ma i risultati sono riduttivi per spiegare il personaggio Romeo Anconetani, uomo pronto a portare i giocatori del Pisa a funzioni religiose, da buon “vescovo mancato”, a pellegrinaggi al santuario di Montenero o Lourdes, fino allo spargere il sale in campo prima delle partite (26 chili vincenti sparsi prima della sfida col Cesena), come poi venne ripreso da Lino Banfi nei panni di Oronzo Canà ne L’allenatore nel Pallone.

I toni in caso di sconfitta erano altissimi, con Anconetani pronto a litigare anche con la sua ombra per avere ragione, degno precursore di Cellino e Zamparini come ammazza allenatori, cambiando 22 mister in 16 anni di gestione della prima squadra (record per Zibi Boniek, fatto fuori dopo un accordo firmato 3 ore prima), scoprendo talenti come Mircea Lucescu o Diego Simeone, insieme a José Chamot, Henrik Larsen, Carlos Dunga e Lamberto Piovanelli, tutti legati alla figura del numero uno nerazzurro.

Il fallimento del Pisa decretò l’uscita di Anconetani dal palcoscenico della A ma spesso al suo “archivio” facevano riferimento altri presidenti della massima serie, come Silvio Berlusconi e il suo Milan o il Genoa di Aldo Spinelli, pronti a chiedere consiglio a Romeo.

L’Arena Garibaldi di Pisa, dopo la scomparsa del Presidentissimo avvenuta il 3 novembre 1999, è stata cointestata a Romeo Anconetani, uomo vulcanico, eccentrico ma sognatore in un calcio dal sapore romanticissimo.

La Top 11 del Pisa di Anconetani eletta dai tifosi nel ventennale della scomparsa del Presidentissimo:

Alessandro Mannini (220 partite col Pisa), Stefano Colantuono (24 partite, 0 gol), Giuseppe Volpecina (76/3), Paolo Cristallini (97/4), Mario Faccenda (86/4), Carlos Dunga (23/2), Klaus Berggren (124/29), Henrik Larsen (41/1), Lamberto Piovanelli (132/40), Michele Padovano (30/11), Paolo Baldieri (67/12). Allenatore Gigi Simoni.

Sclosa e Anconetani con la Mitropa Cup

Di Francesco Fiori

Francesco Fiori è un giornalista sardo, classe 1983, con la passione per il racconto dello sport. Di tutto lo sport. Aveva 6 anni quando, sicuramente errore o destino, ebbe in regalo una semplice radio, senza pensare alle conseguenze successive del pianeta sportivo. Una domenica, finiti i compiti, giocando con quel mezzo, captò la voce roca di Sandro Ciotti. Aveva appena scoperto l’esistenza di Tutto il calcio minuto per minuto. La prima sfida arriva nella stagione calcistica 90/91, quando lo zio, incredibile giornalista locale, gli diede come compito raccontare la giornata calcistica appena conclusa. Quel tema, ad appena 7 anni, risultò migliore rispetto alle tabelline, mai entrate volentieri in testa. Il premio fu la presenza alla gara di cartello della squadra del suo paese, il Ploaghe, due settimane più tardi. Destino volle che la morte prese suo zio proprio il mercoledì prima, innescando in Fiori la voglia di diventare giornalista. A scuola alla domanda “Hai solo il calcio in testa?” rispondeva “No, anche il ciclismo” e gli anni di partite contemporanee la domenica e di Tele +2 col calcio estero crearono un piccolo “psicopatico sportivo”. Tra gli sport di cui si innamora c’è l’hockey americano, soprattutto nella mitologica figura di Mario Lemieux. Poco prima della morte del padre, nel febbraio 2001, Fiori trova su La Gazzetta dello Sport proprio un trafiletto con scritto del ritorno sul ghiaccio di Lemieux dopo aver sconfitto una forma tumorale e un ritiro di 3 anni. Da lì altra promessa, qualora arrivi la possibilità di scrivere un articolo, questo sarà su Lemieux il Magnifico. Diventato ragioniere capisce immediatamente che iva e fatture sono molto più noiose del previsto e la prima collaborazione col giornale “Sa Bovida” gli fanno capire le regole basi del giornalismo, cosa che Fiori ignorava ma che rispettava, chiedendo solo la possibilità di scrivere e far colpo. Chiusa la parentesi Sa Bovida per problemi logistici e di salute dell’immenso Antonio Delitala ecco il primo reale colpo di fulmine, il sito di hockey Nhl Playitusa che non ha un articolo su Lemieux. Il direttore, con una mail che Fiori ancora oggi custodisce, risponde: “Beh, perché non provi a scriverne uno tu?” Il resto è la storia scritta al pc dopo averne scritto 5 pagine in un quadernone a quadretti. Un cambio di lavoro, non per sua volontà, spariglia le carte in tavola, col ragazzo che stando fuori casa tutto il tempo deve abbandonare la scrittura, ma peggio ancora va col primo di 3 ictus che colpiscono la mamma proprio in quel periodo. Tempo al tempo e con un altro cambio di lavoro ecco l’opzione che lo colpisce, scrivere della sua amata Inter sul sito SpazioInter. Gli inizi sono complicati, scrivere secondo le regole e non avere carta bianca lo bloccano un pochino, fino all’esplosione che nel sito si chiama Live. Il Live sarebbe il racconto, minuto per minuto e in contemporanea, della partita in tv e a Fiori tocca esordire con Milan-Inter. Quella sera il divertimento raggiunge le stelle, anzi, le supera e da quel momento l’impegno è triplo, con le perle di interviste a Sandro Mazzola (che risate), Gigi Simoni (che gentilezza) e Riccardo Cucchi, suo idolo radiofonico. Il tesserino da giornalista gli fa mantenere la parola data a 6 anni e ancor più sorprendente è la proposta di essere addetto stampa proprio della squadra locale, andare a vedere quelle partite che il destino gli negarono nel 1991. Si chiede spesso se sia il destino a far scherzi oppure se semplicemente la vita va accettata per quella che è. Il 30 gennaio 2021, dopo un ricovero di un mese con tutte le aggravanti possibili, in ospedale viene a mancare la mamma di Francesco. Il colpo è brutale. Il conto è pesantissimo, la mente lontana, lo scrivere, anche solo un piccolo pensiero sulla giornata calcistica, è di una difficoltà che ad oggi è ancora lontana dall'essere superata. Il resto è storia o noia, dipende da che parte si vuol vedere, dagli articoli su Gazzetta Fan News al raccontare qualsiasi sport, perché per Fiori ogni sport ha un suo eroe e perché ora, con IspirazioneSportiva.com, sarà ancor più spettacolare dar libero sfogo a qualsiasi ispirazione, come dice il nome e come gli ha insegnato Riccardo Cucchi: “Nella vita mai smettere di sognare!”. Anzi, scusate il ritardo! Mail: fcroda@yahoo.it Fb: supermariolemieux pec: francesco.fiori@pecgiornalisti.it