La nostalgia delle domeniche in cui la Serie A giocava contemporaneamente e per vedere i gol si aspettava Paolo Valenti e 90°Minuto

Fonte: Gazzetta Fan News http://gazzettafannews.it/calcio/quando-90-minuto-rese-litalia-calcistica-unita/

Amici sportivi, buon pomeriggio“. Il sorriso bonario di Paolo Valenti apriva così 90° Minuto e iniziava a far sognare un’intera nazione calcistica.

Chi ha avuto la fortuna di vivere quel calcio ancora oggi chiude gli occhi e sogna. E’ il 27 settembre del 1970 quando alle ore 18 l’Italia scopre una nuova abitudine nella domenica pomeriggio grazie all’illuminazione di Valenti, Barendson Pascucci.
Fino a quel momento esisteva solo “Tutto il calcio minuto per minuto“, estasi radiofonica per chi immaginava i gol, poi però le reti arrivano in tv in una Serie A che si gioca tutta in contemporanea.

Disservizi tecnici, cravatte e giacche dei conduttori improponibili, telecronisti accerchiati da tifosi festanti, che salutano con la manina e si concedono pochi secondi di notorietà, un calcio semplice raccontato in maniera ancor più semplice, qualcosa che oggi è inimmaginabile.

Se negli anni 60 la Grande Inter aveva una formazione che in tanti decantano a memoria non meno va la formazione di 90°Minuto che con Valenti al timone aveva veri top player del microfono, tra scivoloni sui nomi dei giocatori stranieri e mistiche conclusioni da un campo all’altro in collegamento.  La “Nazionale del giornalismo” si componeva con Giorgio Bubba da Genova, Tonino Carino da Ascoli, Ferruccio Gard da Genova, Emanuele Giacoia da Catanzaro, Marcello Giannini da Firenze, Luigi Necco da Napoli, Lamberto Sposini da Perugia, Franco Strippoli da Bari, Gianni Vasino da Milano e marginalmente a 90°Minuto anche un mito del giornalismo sportivo italiano televisivo, Beppe Viola.

L’elenco sarebbe lunghissimo, ma ciò che oggi, all’ombra di diritti tv che hanno minacciato la scomparsa del simbolo del calcio italiano, dobbiamo riflettere su cosa le pay tv hanno dato e tolto agli italiani. 90° Minuto è stato cancellato già nel 2005, quando i diritti tv in favore di Mediaset lo avevano eliminato dal palinsesto seppur dando agli italiani nuovi programmi calcistici, volti più allo spettacolo che alla genuina cronaca della Serie A, con Paolo Bonolis che prova a replicare su Canale 5 il racconto pomeridiano del calcio, raccogliendo solo un insuccesso a causa del cambiamento globale del binomio calcio-tv.

Paolo Valenti scompare il 15 novembre 1990, con una malattia che non ne limita le apparizioni domenicali e che fa condurre il suo “spettacolo” fino a pochi giorni prima del decesso. Con la scomparsa del “papà” della trasmissione si perde gran parte della magia, quel filo conduttore raccolto poi da Fabrizio Maffei e Giampiero Galeazzi fino all’epoca attuale con Paola Ferrari che non riesce in nessun modo a restituire il racconto del calcio ingenuo e semplice degli anni di Valenti.

Oggi, in epoca di crisi finanziaria, si legge con orrore che non basterà un singolo abbonamento per seguire la Serie A ma forse la parentesi del Mondiale, in cui ci vede in vacanza a causa di un altro silenzioso fallimento, ancora non ha dato l’esatta percezione del problema che i diritti tv causeranno ai tifosi.

Quando lo capiremo, con nostalgia ripenseremo alle tante domeniche che si aprivano con “Amici sportivi, buon pomeriggio“, un altro calcio, un’altra tv, tantissimi sogni.

Francesco Fiori

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