Sab. Mag 30th, 2026

Data di pubblicazione: 27/11/2024

Editore: 66thand2nd

192 pagine

Gigi Riva. Basta nominarlo e in cielo si ode un rombo di tuono. Paolo Piras racconta in maniera magnifica con Vertical il romanzo di Gigi Riva, chi era il giocatore più prolifico della Nazionale e in assoluto la leggenda più grande del Cagliari e di un calcio, a fine anni sessanta, in cui era il numero uno.

Vi riproponiamo l’introduzione del libro e un pezzo del capitolo su Manlio Scopigno per darvi una vaga idea di che personaggi mitologici vengono raccontati. Inutile dirvi che questo libro non può mancare nella vostra personale biblioteca.

“Per molti, nella storia del calcio italiano, Gigi Riva è stato l’ultimo degli eroi. Ai suoi tempi, tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, la televisione non aveva ancora cancellato l’epica dello sport, Il racconto dei testimoni contava più delle immagini. E Riva, nel breve volgere della sua straordinaria carriera, è riuscito a trasformarsi davvero in un personaggio epico, cantato e raccontato da compagni e avversari, tifosi e non tifosi, giornalisti e scrittori. Gianni Brera lo ha chiamato “Rombo di Tuono”, ma è stato Gianni Mura a trovare la definizione più calzante, più letteraria: “Hombre Vertical”. Un uomo che non si piega ai guadagni facili, alle lusinghe dei potenti e alle scelte di comodo. Ancora oggi il nome di Riva evoca insieme la forza e la correttezza, Il talento e l’integrità. Un’isola intera, la Sardegna, lo ha eletto per sempre a monumento della propria identità – lui che non era nemmeno sardo, ma lombardo di Leggiuno, “sponda magra” del lago Maggiore. Perché? Bisogna dipanare con pazienza e stupore tutto il filo della sua romanzesca avventura, dai lutti dell’infanzia allo scudetto vinto col Cagliari (il primo di una squadra del Sud), dalle leggendarie imprese messicane al cammino esemplare come team manager della Nazionale, per capire appieno il percorso di un uomo che ha attraversato la povertà, il dolore, la rabbia, la gioia, la sfortuna, la gloria, l’orgoglio, la serenità, senza mai smettere di essere vertical”.

“Ecco, la compagnia si è formata. L’Armata Bianca ha preso lentamente forma e coscienza di sé. Gli eroi di questa compagnia sono però ragazzi che fumano, bevono qualche goccetto e giocano a carte. Lo stesso Riva non si separa mai dalle sue Muratti, e va a scalare – un pacchetto circa il lunedì, fino all’ultima sigaretta, da fumarsi con lentezza religiosa il sabato mattina: A Scopigno importa che giochino e non tossiscano in campo; del resto, fuma e beve più di tutti loro.

Scopigno è il mentore ideale per questi eroi. Uno che fa vivere l’intera sua panchina in una nube perenne di fumo passivo. Uno che quando è stanco non scende nemmeno dalla camera d’albergo e dirige gli allenamenti dalla finestra, mentre la squadra corricchia nel giardino dell’hotel. Uno che fa imbestialire Nereo Rocco, perché, mentre il Paròn si sbraccia e si sgola in un combattuto Cagliari-Milan, si gira verso il rivale rosso blu e lo trova beatamente appisolato. Uno che sa essere severo e multare salato chi sgarra, ma a scansione casuale e imprevedibile, e più a titolo di esempio. Per questo si scatena il panico nella camera di Albertosi quella notte famosa in cui il mister bussa alla porta, saranno le due o le tre e dentro ci sono Riva, Cera, Longoni e almeno altri tre. (le versioni divergono), impegnati in una interminabile partita a poker, che fumano come caminetti e bevono come pirati; Longoni si butta dentro un armadio; tutti spengono le rispettive cicche sotto il tavolo e le gettano sotto il letto, preferendo il rischio di incendio a quello della fragranza; resta il problema non risolvibile di dove nascondersi in uno stanzino d’albergo. Mandano Albertosi a furia di spinte ad aprire – dopotutto, è camera sua – ed ecco Scopigno farsi largo con cipiglio sonnolento, remando con le mani nella nebbia di fumo. Vede le carte, piglia la sedia che era di Longoni e dice: “Vi secca, se faccio un giro con voi?

Silenziosissima partita a carte. “Ah, ci sei anche tu?” dice il mister a Longoni che nel frattempo scivola fuori dall’armadio per non morire soffocato. “Qualcuno ha da accendere?”. Un altro giro di carte e va via, e tutto quello che dice all’uscita è: “Quando finite aprite le finestre”. La domenica vincono tre a zero.

Nessun altro poteva tenere sereni questi cavalieri al momento del cimento decisivo, dell’impresa impossibile, se non uno che, nel bailame degli ultimi minuti di una partita tiratissima, veniva raggiunto fin dentro la sua nube di fumo da uno dei suoi ragazzi, forse Cera, forse Greatti, che gli chiedeva, teso e ansante: “Mister, Mister, quanto manca?”. Lui alzò lentamente lo sguardo, levò la sigaretta dalle labbra, inarcò il sopracciglio e rispose: “A cosa?”

Di Francesco Fiori

Francesco Fiori è un giornalista sardo, classe 1983, con la passione per il racconto dello sport. Di tutto lo sport. Aveva 6 anni quando, sicuramente errore o destino, ebbe in regalo una semplice radio, senza pensare alle conseguenze successive del pianeta sportivo. Una domenica, finiti i compiti, giocando con quel mezzo, captò la voce roca di Sandro Ciotti. Aveva appena scoperto l’esistenza di Tutto il calcio minuto per minuto. La prima sfida arriva nella stagione calcistica 90/91, quando lo zio, incredibile giornalista locale, gli diede come compito raccontare la giornata calcistica appena conclusa. Quel tema, ad appena 7 anni, risultò migliore rispetto alle tabelline, mai entrate volentieri in testa. Il premio fu la presenza alla gara di cartello della squadra del suo paese, il Ploaghe, due settimane più tardi. Destino volle che la morte prese suo zio proprio il mercoledì prima, innescando in Fiori la voglia di diventare giornalista. A scuola alla domanda “Hai solo il calcio in testa?” rispondeva “No, anche il ciclismo” e gli anni di partite contemporanee la domenica e di Tele +2 col calcio estero crearono un piccolo “psicopatico sportivo”. Tra gli sport di cui si innamora c’è l’hockey americano, soprattutto nella mitologica figura di Mario Lemieux. Poco prima della morte del padre, nel febbraio 2001, Fiori trova su La Gazzetta dello Sport proprio un trafiletto con scritto del ritorno sul ghiaccio di Lemieux dopo aver sconfitto una forma tumorale e un ritiro di 3 anni. Da lì altra promessa, qualora arrivi la possibilità di scrivere un articolo, questo sarà su Lemieux il Magnifico. Diventato ragioniere capisce immediatamente che iva e fatture sono molto più noiose del previsto e la prima collaborazione col giornale “Sa Bovida” gli fanno capire le regole basi del giornalismo, cosa che Fiori ignorava ma che rispettava, chiedendo solo la possibilità di scrivere e far colpo. Chiusa la parentesi Sa Bovida per problemi logistici e di salute dell’immenso Antonio Delitala ecco il primo reale colpo di fulmine, il sito di hockey Nhl Playitusa che non ha un articolo su Lemieux. Il direttore, con una mail che Fiori ancora oggi custodisce, risponde: “Beh, perché non provi a scriverne uno tu?” Il resto è la storia scritta al pc dopo averne scritto 5 pagine in un quadernone a quadretti. Un cambio di lavoro, non per sua volontà, spariglia le carte in tavola, col ragazzo che stando fuori casa tutto il tempo deve abbandonare la scrittura, ma peggio ancora va col primo di 3 ictus che colpiscono la mamma proprio in quel periodo. Tempo al tempo e con un altro cambio di lavoro ecco l’opzione che lo colpisce, scrivere della sua amata Inter sul sito SpazioInter. Gli inizi sono complicati, scrivere secondo le regole e non avere carta bianca lo bloccano un pochino, fino all’esplosione che nel sito si chiama Live. Il Live sarebbe il racconto, minuto per minuto e in contemporanea, della partita in tv e a Fiori tocca esordire con Milan-Inter. Quella sera il divertimento raggiunge le stelle, anzi, le supera e da quel momento l’impegno è triplo, con le perle di interviste a Sandro Mazzola (che risate), Gigi Simoni (che gentilezza) e Riccardo Cucchi, suo idolo radiofonico. Il tesserino da giornalista gli fa mantenere la parola data a 6 anni e ancor più sorprendente è la proposta di essere addetto stampa proprio della squadra locale, andare a vedere quelle partite che il destino gli negarono nel 1991. Si chiede spesso se sia il destino a far scherzi oppure se semplicemente la vita va accettata per quella che è. Il 30 gennaio 2021, dopo un ricovero di un mese con tutte le aggravanti possibili, in ospedale viene a mancare la mamma di Francesco. Il colpo è brutale. Il conto è pesantissimo, la mente lontana, lo scrivere, anche solo un piccolo pensiero sulla giornata calcistica, è di una difficoltà che ad oggi è ancora lontana dall'essere superata. Il resto è storia o noia, dipende da che parte si vuol vedere, dagli articoli su Gazzetta Fan News al raccontare qualsiasi sport, perché per Fiori ogni sport ha un suo eroe e perché ora, con IspirazioneSportiva.com, sarà ancor più spettacolare dar libero sfogo a qualsiasi ispirazione, come dice il nome e come gli ha insegnato Riccardo Cucchi: “Nella vita mai smettere di sognare!”. Anzi, scusate il ritardo! Mail: fcroda@yahoo.it Fb: supermariolemieux pec: francesco.fiori@pecgiornalisti.it