Mar. Mar 17th, 2026

17 marzo 1996, l’Italia calcistica intera si ferma per vedere il Genoa. No, non è uno scherzo. In quel weekend infatti la Serie A è in sciopero perché i giocatori sono in rivolta alla ricerca di un fondo di garanzia, la cancellazione totale ed immediata dei parametri per i trasferimenti dei giocatori a fine contratto, le situazioni di morosità nei confronti di oltre 200 calciatori e una maggior attenzione della Federcalcio e Lega Calcio sugli episodi di violenza da parte degli ultras.

In tutto questo, saltano le storiche trasmissioni Tutto il Calcio Minuto per Minuto, Novantesimo Minuto e Pressing, così alle ore 14.25 in diretta su RaiTre c’è solo Genoa-Port Vale, finale del Torneo Anglo Italiano.

Roberto Sabatino racconta così Noi che vincemmo a Wembley, con chiaro riferimento ai cugini blucerchiati che nello stesso campo versarono lacrime amare contro il Barcellona nella finale di Coppa dei Campioni 1992.

Il torneo, oggi defunto, era l’ultima gara che si giocava a Wembley, con la competizione che vedeva otto squadre italiane, le quattro retrocesse dalla A più quinta, sesta, settima e ottava del precedente torneo di B e altrettante della First Division, tra quelle che avanzavano richiesta alla federazione.

Un Torneo Anglo Italiano che ha visto gente come Batistuta, Bierhoff, Hagi, Vieri, Hubner, Materazzi, Pirlo, Protti, Allegri e allenatori come Ancelotti, Ranieri, Mondonico, Bigon, Simoni e una volta in finale il sapore di Wembley fa il resto, col Genoa che ci arriva dopo una rocambolesca stagione dove manca il ritorno in A e anzi cambia due allenatori, da Radice a Salvemini.

Eroe della finale Gennaro Ruotolo, autore di una tripletta ai danni del Port Vale, in un 5-2 finale che vede anche un Vincenzino Montella sugli scudi, prima del suo cambio di sponda in quel di Genova.

Torneo romantico, tanto quanto la Coppa delle Coppe o la Mitropa Cup, tutto romanticismo che oggi manca al calcio odierno.

Scrive l’Autore:

Prendi un bambino tifoso del Genoa che però vive in provincia di Como: fallo convivere tra sfottò, amarezze e sogni infranti in mezzo a coetanei milanisti, juventini ed interisti. Di fratelli di fede calcistica simile, con cui condividere tutto ciò, neanche l’ombra. Fagli solo annusare la gloria grazie allo straordinario cammino del Vecchio Grifone di Osvaldo Bagnoli nella Coppa UEFA 91 92, dalla gara thriller con l’Oviedo fino all’epica notte di Anfield Road: il gigante Thomas Skuhravy, i balletti del papero Carlos Aguilera, il senso di appartenenza del capitano Gianluca Signorini (nato proprio il 17 marzo). Poi toglietegli tutto ciò, e condannatelo anche a vivere una cocente retrocessione in serie B. Atroce! Quel bambino sono io, genoano di Rapallo trapiantato sul Lario. Non ho l’accento marcatamente ligure, gli anni in terra lombarda hanno pesato parecchio, ma ho quei due colori, il rosso e il blu, che mi scorrono nelle vene. Tante volte da piccolo ho pensato di seguire la massa, adocchiando il grande Milan o l’Inter: autentiche crisi mistiche da tifoso deluso, che non potevo sopportare, a quell’età, i continui macigni di amarezze che il Genoa sapeva regalarti settimanalmente. Mio padre è Carmine, Maresciallo dei Carabinieri, uomo tutto d’un pezzo e ligio al dovere, pur con la tristezza nel cuore, perché non seguì la sua stessa fede calcistica di tifoso del Como, (beh, anche lui non era messo bene a soddisfazioni), fu l’unico che mi esortò dal mollare la barca che spesso affondava. Mi dedicò pomeriggi con trasferte (per me foresto) allo stadio Ferraris, convincendomi che quella sarebbe dovuta essere la mia squadra. Sempre! Tra i tanti ricordi ed insegnamenti che mi ha lasciato dopo la sua prematura scomparsa nel 2012, questo è uno dei più intensi. Il 17 Marzo 1996 avevo 14 anni, e da poco la retrocessione del Grifone nel campionato cadetto, era stata metabolizzata. Ma quel giorno era il mio giorno: La finale della Coppa Anglo Italiana per me era paragonabile alla Champions League. Stessa ansia la mattina, sguardo fisso sull’orologio aspettando il fischio d’inizio: pensavo al peggio, pur non conoscendo benissimo la storia e la forza del Port Vale (Ah avessi avuto Internet o i social network di oggi…), ovvero l’ultimo ostacolo verso il mio primo trofeo da tifoso genoano Lo volevo come risarcimento morale, lo volevo per sfoggiarlo tra gli amici. Poco mi importava il valore reale di quella manifestazione, per me era semplicemente il Genoa in una finale di Coppa nel mitico impianto di Wembley, laddove avevano giocato leggende del calcio e si erano decisi i campionati Europei e Mondiali. Quel prato fu calpestato dagli scarpini di mostri sacchi come Pelè, Johan Cruijff e Diego Armando Maradona. La mia squadra poteva rispondere con Gennaro Ruotolo, Marco Nappi e Mario Bortolazzi. Per me comunque idoli. “Sei genoano e vorresti anche vincere?”, è ormai lo slogan che ci accompagna e lo farà per sempre. Beh, io quel pomeriggio di metà Marzo davanti alla TV collegato sul canale Rai, sfatai il tabù: Il Genoa vinse 5 a 2, mi gustai con occhi e cuore la scena di Vincenzo Torrente che riceveva la Coppa Anglo italiana dal mitico Enzo Bearzot (il CT del Mundial 1982, il mio anno di nascita) e l’alzava al cielo proprio come nei miei sogni di illuso e romantico genoano. Quel pomeriggio di metà Marzo 1996 la mia squadra vinse, dopo un lungo cammino che l’ha portata nel tempio inglese del calcio. Lo so, fu un fuoco di paglia: me lo aspettavo ovviamente. Ma quei giocatori, quella partita, quelle emozioni le ho ancora tutte dentro. Per questo ho elaborato e voluto condividere con altri appassionati questo cammino raccontato dai protagonisti di allora. Per lasciare i futuri tifosi rossoblù e quelli di oggi, un messaggio personale: è vero, non vinceremo mai qualcosa di enorme, probabilmente, ma la speranza va sempre coltivata. Ah, ultima cosa. Noi poi, a differenza dei cugini, da Wembley siamo usciti con una Coppa…

Di Francesco Fiori

Francesco Fiori è un giornalista sardo, classe 1983, con la passione per il racconto dello sport. Di tutto lo sport. Aveva 6 anni quando, sicuramente errore o destino, ebbe in regalo una semplice radio, senza pensare alle conseguenze successive del pianeta sportivo. Una domenica, finiti i compiti, giocando con quel mezzo, captò la voce roca di Sandro Ciotti. Aveva appena scoperto l’esistenza di Tutto il calcio minuto per minuto. La prima sfida arriva nella stagione calcistica 90/91, quando lo zio, incredibile giornalista locale, gli diede come compito raccontare la giornata calcistica appena conclusa. Quel tema, ad appena 7 anni, risultò migliore rispetto alle tabelline, mai entrate volentieri in testa. Il premio fu la presenza alla gara di cartello della squadra del suo paese, il Ploaghe, due settimane più tardi. Destino volle che la morte prese suo zio proprio il mercoledì prima, innescando in Fiori la voglia di diventare giornalista. A scuola alla domanda “Hai solo il calcio in testa?” rispondeva “No, anche il ciclismo” e gli anni di partite contemporanee la domenica e di Tele +2 col calcio estero crearono un piccolo “psicopatico sportivo”. Tra gli sport di cui si innamora c’è l’hockey americano, soprattutto nella mitologica figura di Mario Lemieux. Poco prima della morte del padre, nel febbraio 2001, Fiori trova su La Gazzetta dello Sport proprio un trafiletto con scritto del ritorno sul ghiaccio di Lemieux dopo aver sconfitto una forma tumorale e un ritiro di 3 anni. Da lì altra promessa, qualora arrivi la possibilità di scrivere un articolo, questo sarà su Lemieux il Magnifico. Diventato ragioniere capisce immediatamente che iva e fatture sono molto più noiose del previsto e la prima collaborazione col giornale “Sa Bovida” gli fanno capire le regole basi del giornalismo, cosa che Fiori ignorava ma che rispettava, chiedendo solo la possibilità di scrivere e far colpo. Chiusa la parentesi Sa Bovida per problemi logistici e di salute dell’immenso Antonio Delitala ecco il primo reale colpo di fulmine, il sito di hockey Nhl Playitusa che non ha un articolo su Lemieux. Il direttore, con una mail che Fiori ancora oggi custodisce, risponde: “Beh, perché non provi a scriverne uno tu?” Il resto è la storia scritta al pc dopo averne scritto 5 pagine in un quadernone a quadretti. Un cambio di lavoro, non per sua volontà, spariglia le carte in tavola, col ragazzo che stando fuori casa tutto il tempo deve abbandonare la scrittura, ma peggio ancora va col primo di 3 ictus che colpiscono la mamma proprio in quel periodo. Tempo al tempo e con un altro cambio di lavoro ecco l’opzione che lo colpisce, scrivere della sua amata Inter sul sito SpazioInter. Gli inizi sono complicati, scrivere secondo le regole e non avere carta bianca lo bloccano un pochino, fino all’esplosione che nel sito si chiama Live. Il Live sarebbe il racconto, minuto per minuto e in contemporanea, della partita in tv e a Fiori tocca esordire con Milan-Inter. Quella sera il divertimento raggiunge le stelle, anzi, le supera e da quel momento l’impegno è triplo, con le perle di interviste a Sandro Mazzola (che risate), Gigi Simoni (che gentilezza) e Riccardo Cucchi, suo idolo radiofonico. Il tesserino da giornalista gli fa mantenere la parola data a 6 anni e ancor più sorprendente è la proposta di essere addetto stampa proprio della squadra locale, andare a vedere quelle partite che il destino gli negarono nel 1991. Si chiede spesso se sia il destino a far scherzi oppure se semplicemente la vita va accettata per quella che è. Il 30 gennaio 2021, dopo un ricovero di un mese con tutte le aggravanti possibili, in ospedale viene a mancare la mamma di Francesco. Il colpo è brutale. Il conto è pesantissimo, la mente lontana, lo scrivere, anche solo un piccolo pensiero sulla giornata calcistica, è di una difficoltà che ad oggi è ancora lontana dall'essere superata. Il resto è storia o noia, dipende da che parte si vuol vedere, dagli articoli su Gazzetta Fan News al raccontare qualsiasi sport, perché per Fiori ogni sport ha un suo eroe e perché ora, con IspirazioneSportiva.com, sarà ancor più spettacolare dar libero sfogo a qualsiasi ispirazione, come dice il nome e come gli ha insegnato Riccardo Cucchi: “Nella vita mai smettere di sognare!”. Anzi, scusate il ritardo! Mail: fcroda@yahoo.it Fb: supermariolemieux pec: francesco.fiori@pecgiornalisti.it