Data di pubblicazione: 2002
Gilles Villeneuve è stato un fulmine nella storia della Formula 1. Breve, intenso e dal rumore fortissimo. Andrea Scanzi racconta la vita nel libro Il Piccolo Aviatore, storia del pilota che fece innamorare ferraristi e Ferrari. Era del 1950 ma agli inizi si condonava 2 anni per poter gareggiare, fino a quella maledettissima curva Terlamenbocht di Zolder in quel maledetto 8 maggio del 1982.
In mezzo, Gilles era il fenomeno che distruggeva a 15 anni la Pontiac Grand Parisienne del 1958 del padre, facendo di peggio con una MGA, con incidente e 80 punti in testa. Le motoslitte come primo amore, Joann Barthe come donna della sua vita, un vecchio scuolabus come casa con le ruote, il vecchio Big Bertha, diviso in 2 tra casa e officina. Nel 1975 vinse 32 gare su 36 di motoslitta, nel frattempo la famiglia lo segue senza troppa passione, anzi al figlio Jacques, futuro campione 1997, viene l’emicrania nel guardare il padre.
Firmò con la McLaren come terzo pilota con opzione nel 1978 ma poi gli venne preferito Tambay perché pensava attirasse più sponsor. Al debutto in Gran Bretagna su 169 giri andò in testa coda 20 volte, poi in Ferrari distrusse qualsiasi macchina gli capitasse a tiro, tanto da far infuriare perennemente Forghieri. In Giappone falciò un fotografo e un addetto al circuito volando su una Tyrrell, ma la sua fama cresceva al punto che in Italia, un benzinaio riconobbe lui e non l’amico, che poi era niente meno che Jody Scheckter.
Lo stesso Jody, nell’anno magico 1979, fu campione con 51 punti contro i 47 di Gilles, stando in testa per 170 giri su i 975 stagionali, contro i 308 di Villeneuve che non conosceva bene la frase “agire da ragioniere“, stando in testa per 7 gare su 15 contro le 4 di Jody, ben più attento a portare la macchina all’arrivo.
Poi la disfatta, Pironi come compagno e un tradimento mai superato ad Imola, fino al voler esser più veloce del compagno nella gara successiva, superando Mass nella parte più stretta del circuito belga, con la ruota anteriore a toccare quella posteriore della March, il volo, il sedile che va a staccarsi e un corpo privo di controllo che va a sbattere sull’unico terrapieno.
Gilles ci lasciava l’8 maggio 1982.
Racconta l’autore:
Lo chiamavano “Aviatore”, Gilles Villeneuve, perché passava più tempo in cielo che a terra, e questo libro ne racconta la vita e i voli. Gli esordi sulla neve, le vittorie, in Formula Atlantic. L’approdo in Ferrari, voluto dal Drake contro tutti: lui, uno sconosciuto, chiamato a sostituire Lauda. A quello sconosciuto, Enzo Ferrari vorrà bene come a un figlio. Il rapporto con Joann, con i figli. I testacoda, gli errori voluti. La scelta di non maturare, di rinunciare alla razionalità, per fedeltà insondabile a se stesso. Le vittorie, mai tantissime. L’inguaribile tristezza sul podio. La sua purezza. L’identificazione, oggi impensabile, della gente, che lo amerà come nessun altro. Una vita vissuta con l’acceleratore saldato a terra, come se avesse sempre saputo che per lui il tempo era già in scadenza. Poi, il tradimento di Imola, tredici giorni prima di morire. Una Formula 1 ridotta a mattanza, dove i piloti erano martiri e comparse. La disillusione delle ultime ore, il presagio della fine. L’ultimo volo a Zolder, senza aereo e né armatura. Se n’è andato guardando le stelle, Villeneuve. Se n’è andato chiudendo un’epoca.



