Mar. Apr 21st, 2026

Data di pubblicazione: 2002

Gilles Villeneuve è stato un fulmine nella storia della Formula 1. Breve, intenso e dal rumore fortissimo. Andrea Scanzi racconta la vita nel libro Il Piccolo Aviatore, storia del pilota che fece innamorare ferraristi e Ferrari. Era del 1950 ma agli inizi si condonava 2 anni per poter gareggiare, fino a quella maledettissima curva Terlamenbocht di Zolder in quel maledetto 8 maggio del 1982.

In mezzo, Gilles era il fenomeno che distruggeva a 15 anni la Pontiac Grand Parisienne del 1958 del padre, facendo di peggio con una MGA, con incidente e 80 punti in testa. Le motoslitte come primo amore, Joann Barthe come donna della sua vita, un vecchio scuolabus come casa con le ruote, il vecchio Big Bertha, diviso in 2 tra casa e officina. Nel 1975 vinse 32 gare su 36 di motoslitta, nel frattempo la famiglia lo segue senza troppa passione, anzi al figlio Jacques, futuro campione 1997, viene l’emicrania nel guardare il padre.

Firmò con la McLaren come terzo pilota con opzione nel 1978 ma poi gli venne preferito Tambay perché pensava attirasse più sponsor. Al debutto in Gran Bretagna su 169 giri andò in testa coda 20 volte, poi in Ferrari distrusse qualsiasi macchina gli capitasse a tiro, tanto da far infuriare perennemente Forghieri. In Giappone falciò un fotografo e un addetto al circuito volando su una Tyrrell, ma la sua fama cresceva al punto che in Italia, un benzinaio riconobbe lui e non l’amico, che poi era niente meno che Jody Scheckter.

Lo stesso Jody, nell’anno magico 1979, fu campione con 51 punti contro i 47 di Gilles, stando in testa per 170 giri su i 975 stagionali, contro i 308 di Villeneuve che non conosceva bene la frase “agire da ragioniere“, stando in testa per 7 gare su 15 contro le 4 di Jody, ben più attento a portare la macchina all’arrivo.

Poi la disfatta, Pironi come compagno e un tradimento mai superato ad Imola, fino al voler esser più veloce del compagno nella gara successiva, superando Mass nella parte più stretta del circuito belga, con la ruota anteriore a toccare quella posteriore della March, il volo, il sedile che va a staccarsi e un corpo privo di controllo che va a sbattere sull’unico terrapieno.

Gilles ci lasciava l’8 maggio 1982.

Racconta l’autore:

Lo chiamavano “Aviatore”, Gilles Villeneuve, perché passava più tempo in cielo che a terra, e questo libro ne racconta la vita e i voli. Gli esordi sulla neve, le vittorie, in Formula Atlantic. L’approdo in Ferrari, voluto dal Drake contro tutti: lui, uno sconosciuto, chiamato a sostituire Lauda. A quello sconosciuto, Enzo Ferrari vorrà bene come a un figlio. Il rapporto con Joann, con i figli. I testacoda, gli errori voluti. La scelta di non maturare, di rinunciare alla razionalità, per fedeltà insondabile a se stesso. Le vittorie, mai tantissime. L’inguaribile tristezza sul podio. La sua purezza. L’identificazione, oggi impensabile, della gente, che lo amerà come nessun altro. Una vita vissuta con l’acceleratore saldato a terra, come se avesse sempre saputo che per lui il tempo era già in scadenza. Poi, il tradimento di Imola, tredici giorni prima di morire. Una Formula 1 ridotta a mattanza, dove i piloti erano martiri e comparse. La disillusione delle ultime ore, il presagio della fine. L’ultimo volo a Zolder, senza aereo e né armatura. Se n’è andato guardando le stelle, Villeneuve. Se n’è andato chiudendo un’epoca.

Di Francesco Fiori

Francesco Fiori è un giornalista sardo, classe 1983, con la passione per il racconto dello sport. Di tutto lo sport. Aveva 6 anni quando, sicuramente errore o destino, ebbe in regalo una semplice radio, senza pensare alle conseguenze successive del pianeta sportivo. Una domenica, finiti i compiti, giocando con quel mezzo, captò la voce roca di Sandro Ciotti. Aveva appena scoperto l’esistenza di Tutto il calcio minuto per minuto. La prima sfida arriva nella stagione calcistica 90/91, quando lo zio, incredibile giornalista locale, gli diede come compito raccontare la giornata calcistica appena conclusa. Quel tema, ad appena 7 anni, risultò migliore rispetto alle tabelline, mai entrate volentieri in testa. Il premio fu la presenza alla gara di cartello della squadra del suo paese, il Ploaghe, due settimane più tardi. Destino volle che la morte prese suo zio proprio il mercoledì prima, innescando in Fiori la voglia di diventare giornalista. A scuola alla domanda “Hai solo il calcio in testa?” rispondeva “No, anche il ciclismo” e gli anni di partite contemporanee la domenica e di Tele +2 col calcio estero crearono un piccolo “psicopatico sportivo”. Tra gli sport di cui si innamora c’è l’hockey americano, soprattutto nella mitologica figura di Mario Lemieux. Poco prima della morte del padre, nel febbraio 2001, Fiori trova su La Gazzetta dello Sport proprio un trafiletto con scritto del ritorno sul ghiaccio di Lemieux dopo aver sconfitto una forma tumorale e un ritiro di 3 anni. Da lì altra promessa, qualora arrivi la possibilità di scrivere un articolo, questo sarà su Lemieux il Magnifico. Diventato ragioniere capisce immediatamente che iva e fatture sono molto più noiose del previsto e la prima collaborazione col giornale “Sa Bovida” gli fanno capire le regole basi del giornalismo, cosa che Fiori ignorava ma che rispettava, chiedendo solo la possibilità di scrivere e far colpo. Chiusa la parentesi Sa Bovida per problemi logistici e di salute dell’immenso Antonio Delitala ecco il primo reale colpo di fulmine, il sito di hockey Nhl Playitusa che non ha un articolo su Lemieux. Il direttore, con una mail che Fiori ancora oggi custodisce, risponde: “Beh, perché non provi a scriverne uno tu?” Il resto è la storia scritta al pc dopo averne scritto 5 pagine in un quadernone a quadretti. Un cambio di lavoro, non per sua volontà, spariglia le carte in tavola, col ragazzo che stando fuori casa tutto il tempo deve abbandonare la scrittura, ma peggio ancora va col primo di 3 ictus che colpiscono la mamma proprio in quel periodo. Tempo al tempo e con un altro cambio di lavoro ecco l’opzione che lo colpisce, scrivere della sua amata Inter sul sito SpazioInter. Gli inizi sono complicati, scrivere secondo le regole e non avere carta bianca lo bloccano un pochino, fino all’esplosione che nel sito si chiama Live. Il Live sarebbe il racconto, minuto per minuto e in contemporanea, della partita in tv e a Fiori tocca esordire con Milan-Inter. Quella sera il divertimento raggiunge le stelle, anzi, le supera e da quel momento l’impegno è triplo, con le perle di interviste a Sandro Mazzola (che risate), Gigi Simoni (che gentilezza) e Riccardo Cucchi, suo idolo radiofonico. Il tesserino da giornalista gli fa mantenere la parola data a 6 anni e ancor più sorprendente è la proposta di essere addetto stampa proprio della squadra locale, andare a vedere quelle partite che il destino gli negarono nel 1991. Si chiede spesso se sia il destino a far scherzi oppure se semplicemente la vita va accettata per quella che è. Il 30 gennaio 2021, dopo un ricovero di un mese con tutte le aggravanti possibili, in ospedale viene a mancare la mamma di Francesco. Il colpo è brutale. Il conto è pesantissimo, la mente lontana, lo scrivere, anche solo un piccolo pensiero sulla giornata calcistica, è di una difficoltà che ad oggi è ancora lontana dall'essere superata. Il resto è storia o noia, dipende da che parte si vuol vedere, dagli articoli su Gazzetta Fan News al raccontare qualsiasi sport, perché per Fiori ogni sport ha un suo eroe e perché ora, con IspirazioneSportiva.com, sarà ancor più spettacolare dar libero sfogo a qualsiasi ispirazione, come dice il nome e come gli ha insegnato Riccardo Cucchi: “Nella vita mai smettere di sognare!”. Anzi, scusate il ritardo! Mail: fcroda@yahoo.it Fb: supermariolemieux pec: francesco.fiori@pecgiornalisti.it