Data di pubblicazione: 19/06/2024
Editore: Minerva Edizioni, 160 pagine
“Sulla mia tomba basterebbe scrivere Amburgo, 1974. Tutti capirebbero chi è sepolto lì“. Con queste parole si descrive Jurgen Sparwasser, raccontato in maniera meravigliosa da Giovanni Tosco nel libro: Jurgen Sparwasser, l’eroe che tradì.
Sparwasser è l’uomo che ha segnato una delle reti più importanti nella storia del calcio. Siamo al mondiale 1974 e si sfidano le due rappresentative tedesche, Germania Ovest contro Germania Est, ad Amburgo il 22 giugno 1974. Nessuno dà credibilità alla squadra dell’Est, relegata nella tristezza del muro di Berlino che ne limita la vita. Sparwasser è un grandissimo attaccante che gioca nel Magdeburgo e che non ha paura di niente, neanche di confezionare uno scherzetto ai “cuginetti”.
Fu l’unica volta che le due squadre si affrontarono e l’1-0 che decretò la vittoria dell’Est rappresenta una pietra storica sportiva e di vita. “Accalappiò il pallone con la testa, se lo portò sui piedi, corse di fronte al tenace di Vogts e, lasciandosi dietro perfino Hottges, lo piantò in rete alle spalle di Maier“.
Marco Tardelli a quell’attaccante chiese la maglia, cosa che tuttora ha in salotto e Sparwasser ricorda anche la successiva multa per aver consegnato l’indumento al giocatore italiano: “Lo fece anche un mio compagno ma inquadrarono solo me e pagai solo io, perché agli atleti dell’est era vietato scambiare la maglia con un atleta “capitalista“.
Magdeburgo, 381 partite con 173 gol, tre volte campioni nazionali e nel 1974 addirittura vincendo la Coppa delle Coppe contro il Milan, l’unico trofeo vinto da una squadra della Germania Est. Tutti i giocatori di quella squadra erano nati a Magdeburgo o nel raggio di 40 chilometri.
Coppa che anticipò di un mese la vittoria sulla Germania Ovest, su quell’ovest dove tutti volevano andare, scappando dall’opprimente regime dell’est e al Partito Socialista Unificato che controllava i cittadini attraverso la Stasi. Si narra di una spia ogni 50 persone, proporzione superiore a quella dell’Unione Sovietica perché le fughe dall’altra parte della Germania erano temutissime.
E nel 1988 arriva anche il momento per Sparwasser di cambiare aria. “E’ indescrivibile la sensazione che provai il giorno della fuga con mia moglie Christa. Sapevo che se fossi rimasto sarei impazzito e che era la cosa giusta. Però il rischio fu altissimo“.
Fuga senza la figlia Silke, poiché incinta ma gioia nel rivederla quando cadde il Muro di Berlino, con Sparwasser di ritorno da un allenamento con le giovanili dell’Eintracht Francoforte e l’inizio di una nuova vita piena di luce.
La storia di Sparwasser resta unica al mondo, Giovanni Tosco (dalla sua intervista abbiamo preso spunto) la racconta in maniera minuziosa e pare, al giorno d’oggi, un’epoca che gli attuali giovani non riescono ad immaginare, talmente sia al limite.