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Veronica Vesco – Kimi Raikkonen, Iceman

Anno di pubblicazione: 2019

Editore: KENNESS

126 pagine

La biblioteca di Ispirazione Sportiva presenta oggi il libro Iceman, Kimi Raikkonen, di Veronica Vesco, fenomenale scrittrice di formula uno. Kimi Raikkonen (ma non solo tra le opere dell’autrice) è personaggio a sé, uno di quelli che avrebbe spopolato nel paddock degli anni ’70, uno dalle poche chiacchiere ma da tanta sostanza, quello che a oggi (e non siamo troppo fiduciosi per il futuro) resta l’ultimo campione del mondo con la scuderia del Cavallino Rampante.

Tra le sue opere:

“Ferrari ritorno in testacoda” Kenness gennaio 2019, racconto della stagione 2018
“Kimi Raikkonen Iceman” Kenness ottobre 2019
“Alonso il corridore” Kenness 2020
“James Hunt gloria ribelle” Kenness 2021
“Imola l’autodromo con l’anima” Kenness 2022
“Kimi Raikkonen Iceman” nuova edizione ampliata con prefazione di Alberto Antonini. Kenness 2023

Abbiamo chiacchierato con Veronica Vesco su Kimi (Raikkonen) e ovviamente su Kimi (Antonelli), le sue opinioni:

“Partire da un Kimi, però quale dei due ? Antonelli o Raikkonen? Ah beh, noi siamo qua per parlare di Raikkonen. Comunque direi che in questo periodo merita più di una menzione Kimi Antonelli. Mi sta stupendo proprio la maturità con cui corre perché l’anno scorso ha fatto qualche errore, ma chiaramente nulla di grave rispetto a al suo essere debuttante. Ricordiamoci che un pilota che io attualmente considero in assoluto migliore in griglia come Verstappen all’inizio della carriera ha fatto molteplici incidenti. Quindi Antonelli nel giro di due anni, ma neanche, di un anno e mezzo è maturato tantissimo, ha una visione di gara lucida già da da veterano.

Fondamentalmente perché si è visto anche come gestisce non si fa prendere dall’emozione anche nei momenti più complessi, come abbiamo visto al Madring, che comunque era una pista nuova, potenzialmente molto insidiosa e lui invece è riuscito a mantenere la calma e anche Montecarlo, sembrava fare l’avesse fatto tutta la vita.

In più sta sta umiliando Russell. Cioè Russell, secondo me ci sta capendo più niente, tra l’altro, è un pilota molto solido, comunque ha già maturato un’ottima esperienza, quindi non stiamo parlando proprio di uno che va piano, anche lui è un bel talento, per cui confronto già ottimo ma quando quando poi un pilota perde la motivazione è difficile, poi ritrovare quella cattiveria, quella, cioè probabilmente lui nella sua testa ha già attivato la modalità rinuncia. Ci provo l’anno prossimo, anche se non lo dirà mai, probabilmente quello quello che sente, perché la la risposta in pista è quello che si vede al di là delle fortune e sfortune”.

Su Verstappen:

“Lui ha un modo di correre come un pilota a 360 °, è impegnato anche in altre categorie e per certi versi ricorda i piloti duri e puri di una volta, non questi giovani un po’ moderni o robot. Kimi Antonelli sembra sulla buona strada”.

A proposito di giovani, a Monza c’è stata la firma di Robin Raikkonen in orbita Red Bull:

“Robin proprio nel nel weekend di Monza ha firmato un accordo con con Red Bull, quindi diciamo che promette bene. Io avevo ho seguito un po’ quello che ha fatto nei kart. Se un colosso come Red Bull e che insomma ha tenuto a battesimo tanti talenti, abbia abbia deciso di ingaggiarlo non credo sia solo per il nome del padre, ma perché proprio ci ha visto qualcosa anche perché poi alla fine Raikkonen padre non è che sia poi questa figura che sovrasta gli altri nel paddock, non sembra neanche quel tipo di genitore che sponsorizza il figlio, cioè chiaramente lo accompagna, gli darà consigli, tutto quello che si vuole, ma non non non sembra quel padre ingombrante come come come può essere il padre di Verstappen o come lo è stato in parte il padre di Hamilton nella prima parte della carriera”.

La Ferrari è a due stagioni dal pareggiare la striscia di stagioni senza titoli, dall’epopea Scheckter-Schumacher:

“Manca veramente poco. Secondo me verrà superata se continuiamo così. Purtroppo chi passa in Ferrari e sta a lungo, si rovina la carriera. Alonso è stato l’esempio più lampante, più chiaro. Cioè un pilota come Alonso che all’epoca era indiscutibilmente il migliore in griglia, ha fatto di tutto, ma proprio di tutto, ad esempio nell’anno 2012 con una macchina palesemente inferiore è riuscito a giocarsi il titolo fino all’ultima gara con Vettel e la Red Bull. Il primo anno di Alonso in Ferrari tutto sommato la macchina era abbastanza buona, era forse la migliore che ha avuto tra le mani, ma quella del 2012 era carente e proprio lui ha sopperito col talento quando ancora era possibile una differenza tra il pilota bravo e quello scarso. Quando davano la possibilità al pilota di di esprimersi sia Alonso che Vettel hanno fatto delle delle magie veramente delle gare incredibili ricordo, anche Vettel quell’anno, il colpo al cuore, il tuffo al cuore. L’ultima gara è stata in Brasile e non so se ricordi addirittura aveva avuto un incidente col nipote di Senna. Si era girato e quindi? E quindi poi ha chiaramente ha rimontato, anche perché Vettel è un gran signor pilota.

Vettel anche a livello proprio umano, comunicativo, è sempre stato un pilota di un’intelligenza incredibile, tra l’altro io ho avuto la fortuna di incontrarlo. Gentile, sì, ma non l’ho incontrato in autodromo, ma in una manifestazione di kart. Chiaramente sono sono quelle le occasioni in cui ha anche la possibilità di parlare e vorresti chiedergli di tutto”.

Nell’integrazione del libro di Raikkonen la prefazione è del grandissimo Alberto Antonini che manca tanto all’autosport.

“Quando io ho scritto la prima edizione del Libro è stata è stata un’idea veramente last minute del mio editore ed è è un libro che è nato anche abbastanza velocemente sull’onda proprio dell’entusiasmo che Kimi mi ha ha sempre generato perché lui aveva questo modo di essere glaciale e nonostante tutto piaceva, piaceva tantissimo proprio per la sua autenticità.

E quindi la prima edizione del libro è un’edizione un po’ più ridotta, dove dove si va appunto a raccontare Kimi Raikkonen, in un modo un po’ particolare, un po’ diverso dal solito proprio perché lui è una persona molto ermetica, molto chiusa. Io ho usato un linguaggio un po’ carico che andasse a sopperire i suoi silenzi e quindi lo racconto in un modo un po’ un po’ pieno, un po’ un po’ barocco. Poi arriviamo al 2023 e visto che il libro era piaciuto e decidiamo di fare un’edizione ampliata e quindi si parla anche degli ultimi anni del rientro di Kimi in Formula Uno con l’Alfa e anche della sua avventura nella parentesi con i rally. E soprattutto soprattutto in quel libro c’è una cosa preziosissima che è la prefazione di Alberto Antonini. Io ho avuto modo di appunto collaborare con lui brevemente. Ci siamo sentiti, lui ha letto il mio libro, ci siamo sentiti per scambiarci qualche opinione e devo dire che per me è stato un momento di grande, grande ricchezza, proprio una di quelle persone estremamente intelligenti che basta sentirlo parlare per due minuti e si percepisce proprio il livello.

Lui aveva già capito dove io andavo a parare per per rendere Kimi un po’ più empatico, un po’ più umano, un po’ diverso da da quello che veniva raccontato normalmente. Ovvio che nel libro ci sono gli aneddoti, anche quelli più divertenti, legati ai suoi eccessi legati alla sua personalità particolare unica. Però comunque c’è anche la la dimensione dell’uomo, la dimensione del Raikkonen familiare e lui lo aveva capito. Solo leggendo le prime righe, quindi parliamo proprio di Alberto come una persona speciale. E si sentiva anche quando parlava su Sky ancora prima di essere nella Ferrari. Quello che diceva non erano le le cavolate urlate di adesso, cioè proprio ti spiegava le cose in maniera normale e tu le capivi”.

Torniamo a Raikkonen, è stato un errore per lei la mancata conferma con Vettel in lizza per il Mondiale?

“Assolutamente, anche perché poi, tra l’altro era una coppia di piloti molto affiatata, si trovavano bene tra di loro. C’era un grande rispetto e di punto in bianco la gestione è stata è stata veramente terrificante. Tra l’altro io ero quel sabato, ero a Monza e quando poi Raikkonen ha siglato la pole quello è stato incredibile, uno dei boati più forti che abbia mai sentito proprio perché nessuno l’aspettava da lui.

A conti fatti avrebbe potuto fare tranquillamente un altro anno in Ferrari”.

E’ possibile che la mossa di prendere Hamilton sia stata fatta per mascherare macchine disastrose?

“Potrebbe essere stato anche un elemento di distrazione, questo sì. Io credo, spero, voglio sperare che l’ingaggio di Hamilton sia stata anche un’idea lungimirante, perché con la sua enorme esperienza poteva ricostruire la Ferrari, un po’ come un po’ come lo stato, con le dovete proporzioni all’epoca di Schumacher, anche se poi Schumacher era molto più giovane e all’epoca era tutto diverso, si poteva costruire qualcosa”.

Ringraziamo la preziosissima Veronica in attesa di leggere anche i suoi altri libri e di riproporli qui su Ispirazione Sportiva!

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