Ispirazione Sportiva è lieta di ospitare nella propria pagina Marco Locci, innamorato del pallone, addetto stampa del Cannigione e redattore per Cagliari 1920 News, da oggi il nostro referente per il massimo campionato calcistico.
Gli abbiamo chiesto un parere sull’attuale campionato e lui, alla velocità della luce, ha buttato “2 righe”.
Buona lettura!
Serie A: incertezze e sorprese, ecco i suoi segreti
Questa Serie A è davvero imprevedibile e affascinante. I pronostici cambiano in continuazione e le certezze svaniscono al triplice fischio, rendendo ogni partita una sorpresa.
Il Vertice: Un Tridente d’Élite
In vetta alla classifica troviamo un trio che viaggia a braccetto e promette spettacolo puro. Roma e Inter dettano il passo a quota tredici punti, reduci da quel vibrante 2-2 dell’Olimpico che è servito da manifesto per entrambe: estro da vendere, ma anche evidenti difetti da limare. La Roma di quest’anno impressiona per la sua compattezza (solo tre reti al passivo) e in avanti si aggrappa all’impatto di Koné, alla freschezza di Malen e al genio inesauribile di Paulo Dybala, sempre capace di accendere la luce nei momenti chiave delle partite.
Sull’altra sponda, l’Inter risponde con la consueta, straripante arroganza offensiva. Quindici gol segnati, trascinati dalla premiata ditta Lautaro–Thuram e dall’entusiasmo del giovane Pio Esposito, confermano i nerazzurri come la squadra da battere. Attenzione però: i troppi scricchiolii in fase di non possesso destano ben più di una preoccupazione.
A completare questo podio d’élite c’è la sorprendente Lazio di Gattuso: una squadra ruvida, pragmatica, tenuta a galla dalle prodezze di Mandas tra i pali e dalle accelerazioni brucianti di Frattesi.
La Classe Media al Potere: Le Rivelazioni
Subito dietro le grandi spicca il capolavoro tattico di Pisacane al Cagliari (4° a 12 punti). La sua squadra è lo specchio del suo lavoro: dall’intuizione di Deiola arretrato in difesa, allo strapotere di Mendy, fino alla sostanza di Adopo a centrocampo. A tutto questo si aggiungono la brillantezza di un Daniel Maldini già a quota 3 centri in stagione e una tenuta difensiva da primato: in cinque giornate è la miglior difesa del torneo con solo due gol subiti, frutto di un lavoro maniacale e delle prestazioni di un Super Caprile.
A ruota, a quota dieci, sognano Frosinone e Como. I ciociari di Alvini volano sulle ali dell’entusiasmo, spinti dallo stato di grazia di Calò, dalla sicurezza tra i pali del vivaio Palmisani, dalle intuizioni del georgiano Kvenadze e dal cinismo sotto porta di Raimondo.
Il Como di Fabregas, invece, dimostra le prime scorie da doppio impegno: se in Champions la squadra ha brillato travolgendo 4-1 il RB Lipsia, in campionato sta iniziando a faticare e ad accusare un po’ di stanchezza. I lariani dovranno imparare a gestire la pressione europea aggrappandosi alla classe di Nico Paz, alle reti di Douvikas e all’esperienza del nuovo arrivato Moise Kean.
Grandi in affanno: la lunga rincorsa
Se le squadre provinciali volano, molte grandi del nostro calcio fanno fatica. Il Milan è ancora un cantiere aperto: la fase offensiva non può prescindere da interpreti come Pulisic, Gonçalo Ramos, Rabiot e Saelemaekers, che danno maggiore brio alla manovra e senza i quali la squadra fa fatica. Inoltre, è il momento di dare spazio a Bartesaghi, che ha già dimostrato il suo valore, mentre Estupiñán sembra al momento un pesce fuor d’acqua. Le idee tattiche dell’allenatore portoghese Amorim devono ancora sedimentare, ma l’obiettivo minimo resta comunque la qualificazione in Champions League, fondamentale per rilanciare la squadra dopo l’annata precedente, considerata fallimentare con la sola qualificazione in Europa League.
La Juventus mostra segnali di ripresa incoraggianti con una fase offensiva che sta trovando fluidità, grazie soprattutto allo sblocco di Kolo Muani contro il NEC in Europa League nella partita vinta per cinque a zero. L’attacco, supportato da Conceição e Woltemade, promette una crescita costante. In porta, la difesa resta salda nonostante il grave infortunio del secondo portiere, Kamil Grabara, vittima di una lesione al legamento crociato. Inoltre, la vittoria del campionato contro l’Atalanta ha dato un minimo di certezze alla squadra di Spalletti, ma rimane ancora un gap abbastanza ampio con l’Inter e con la Roma.
Ma la vera prova di maturità arriverà solo negli scontri diretti.
A Napoli, la gestione Allegri procede a strappi: la squadra dipende dalle fiammate individuali di Højlund e Politano, ma a pesare come un macigno è soprattutto l’assenza pesantissima di McTominay a centrocampo.
Discorso simile per l’Atalanta di Sarri, ancora lontana dall’esprimere una vera identità corale.
A Torino, sponda granata, Ignazio Abate sorride per un Cacciamani in grande spolvero, ma la gestione tattica di Adams resta, a mio avviso, un errore da matita rossa assieme ad un attacco spuntato poco amalmagamato con Simone messo a predicare nel deserto.
Capitolo a parte merita la Fiorentina, dove il ribaltone in panchina ha pagato dividendi immediati. Via Grosso — forse schiacciato dalle pressioni di una piazza notoriamente complessa e inserito in un contesto troppo grande per lui — e dentro Vanoli, con la musica che è subito cambiata. I colpi di mercato come Mastantuono, Gnonto e Pellegrino garantiscono ora quella qualità necessaria per non far rimpiangere la partenza di Moise Kean verso il Como.
La Lotta nel Fango: Una Coda Pesante
Nei bassifondi, l’aria si fa già irrespirabile. Il Lecce di Di Francesco propone ottime trame di gioco, ma paga lo scotto di una retroguardia troppo permissiva e di un attacco spuntato.
Il Bologna di Palladino sconta pesantemente le dolorose partenze estive di Rowe, Lucumí e Castro. Il Genoa di De Rossi fatica tremendamente in fase di costruzione: tolto un Vásquez molto positivo, pesano l’assenza di Norton-Cuffy e le polveri bagnate delle punte Colombo, Vitinha e Osmajić. Il talento di Baldanzi e Messias, da solo, non può reggere l’urto.
E ancora: il Parma di Cuesta appare disorientato dopo un mercato che lo ha privato di pilastri come Suzuki, Circati e Pellegrino.
Il Sassuolo di Aquilani resta il solito pendolo imprevedibile, croce e delizia, trainato dai colpi di Berardi, Laurienté e Adžić.
Il Monza di Juric respira appena, tenuto a galla da Varela, mentre è desolante la situazione in Friuli: l’Udinese crea occasioni a valanga ma capitalizza zero, finendo per subire reti figlie di amnesie difensive imperdonabili. A complicare i piani si aggiunge la forte apprensione per le condizioni di Keinan Davis.
In fondo al baratro troviamo il Venezia di Stroppa a quota zero punti: il tecnico appare sfortunato e a corto di materiale umano. Senza attaccanti di categoria, sperare nella salvezza è pura utopia.
Prospettive Post-Sosta: Il Segreto della Preparazione
In un torneo così compresso e livellato, il vero spartiacque per chi naviga in acque tranquille è diventato il lavoro estivo. I casi di Alvini a Frosinone e Pisacane a Cagliari dimostrano come una preparazione atletica e tattica curata in modo maniacale possa annullare il gap tecnico con le corazzate, permettendo di mettere in cascina punti vitali per i mesi più duri.
Ora il campionato va in letargo per venti giorni a causa degli impegni delle Nazionali, ma guai ad abbassare la guardia. In piazze come Cagliari la mentalità è quella giusta: si riparte da zero, con la consapevolezza che mancano ancora 28 punti alla fatidica quota salvezza. Realtà come Frosinone e Lecce devono mantenere altissima l’asticella dell’attenzione in una classifica pronta a stravolgersi nel giro di un weekend. Nessun verdetto è ancora scritto in questa Serie A: preparatevi, perché ci sarà ancora molto da divertirsi.

