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Sandro Mazzola e il mio primo mantello da supereroe del giornalismo

Svegliarsi leggendo della morte di Sandro Mazzola è un colpo al cuore.

Non per il mito, non per il calciatore, perché oggi verrà lodato, giustamente, da più parti. Io perdo la prima persona che mi ha fatto provare l’ebbrezza del sentirmi giornalista.

Riavvolgiamo il nastro al periodo più esaltante, non per l’Inter, visto che naviga tra Mazzarri e Mancini, tra il passaggio di consegne di Moratti nelle mani di Erick Thohir, nato il mio stesso giorno. Il suo unico pregio.

A chi oggi osa contestare Barella voglio ricordare con quali giocatori ho iniziato la carriera che mi porterà al giornalismo: Alvarez, Alvaro Pereira, Belfodil, Carrizo, Guarin (meno peggio quando era in giornata, ma non lo era mai), Jonathan, Juan Jesus, Kovacic e la sua espressione depressa, Kuzmanovic, Mariga, Nagatomo, Rolando, Taider e Wallace.

Ebbene sì, tutti in un’unica squadra che se si va a guardare il blu sbiadito delle maglie pareva listata a lutto.

In quel tempo, mi dividevo tra la vita da ragioniere, gli articoli sull’hockey su ghiaccio e il nulla cosmico. Un giorno, un mio amico mi parla del sito SpazioInter, della loro richiesta nel cercar collaboratori e via dicendo.

Me ne dimentico.

Poi un mio collega, all’epoca l’unico che avevo (anche uno dei migliori mai conosciuti in vita), mi parla di un sito che scriveva dell’Inter e ancora mi fece il nome di SpazioInter. Va bene, inviamo la candidatura, tanto non mi risponderanno.

Invece arrivò il battesimo di fuoco, era per un Cesena-Inter per presentare la sfida. Il mio primo pezzo fu bocciato clamorosamente. Me lo ricordo ancora.

Perché il giornalismo non è saper scrivere in italiano, è saper cosa si sta scrivendo amando profondamente il ruolo. Io ancora non lo sapevo, quindi vista la ramanzina che ne derivò mi feci da parte, avendo il pieno terrore di scrivere e sbagliare scrivendo. Proprio così, avevo paura di scrivere (lo dico ora perché oggi sembra pura follia).

SpazioInter venne poi affidato a chi aveva ascoltato le mie paure, le mie sensazioni, il mio non poter spiegare il calcio. Antonio Caianello, mi prese quasi per mano, lui e la lucida follia di Francesco Milazzo unita alle illuminazioni di Federico Spinelli e i titoli supersonici di Danilo De Robertis (li cito tutti perché oggi la loro pazienza mi ha reso lo stalker che sono) e fu dopo il Live di Milan-Inter, ossia seguire in diretta la partita e riportare al pc a velocità ipergalattica qualsiasi avvenimento mi fece innamorare di quello che stavo per fare.

Un giorno poi il direttore, per il compleanno numero 108 dell’Inter, ci fece una sorpresa. Aveva deciso di affidarci le interviste esclusive dando finalmente libertà alla sua rubrica telefonica (che presumo fosse infinita, non lo ha mai confermato), e se a chi veniva prima di me venne dato il numero telefonico di Francesco Toldo (non vorrei sbagliarmi ma era Toldo), poi fece il nome di Sandro Mazzola.

Sandro Mazzola idolo di mio padre.

Sandro Mazzola il baffo vincente.

Le interviste agli altri (io ero a lavoro nel mentre ma pensavo a Mazzola), non diedero frutti. Nessuno rispondeva.

A quel punto provai io, senza aver preparato niente, senza sapere che cosa volesse dire sentire telefonicamente un mito.

Digitai il numero.

Pronto?“. Cavolo, era la voce di Sandro Mazzola. Era veramente Sandro Mazzola!

Dio mio, iniziai a tremare, poi però pensai una cosa, dovevo parlare del mio argomento preferito: l’Inter.

Fu la mia prima intervista, dove spiegai che al momento facevo il ragioniere ma pensavo al calcio, dove sognavo di diventare giornalista, dove in pratica parlavo io dimenticandomi con chi parlavo, con Sandro Mazzola che diventava una parte di me, una persona che rideva e scherzava, che mi raccontava aneddoti come si possono raccontare ad un nipote.

Ecco la grandezza di Mazzola. Chiuse l’intervista dicendo “Mi memorizzo il numero perché mi ha fatto ridere ragionier Fiori, guardi che presto voglio sapere che è diventato giornalista“.

Io chiusi invece raccontando le parole di Puskas nella finale di Coppa Campioni: “Suo padre sarebbe fiero di Lei, anche il mio ora sarebbe fiero di me perché la sto sentendo“.

Appena chiusa la chiamata un pianto rigò il mio viso, era l’ebbrezza del sentirsi giornalista.

Quell’amicizia continuò tra “Mi chiami per il derby, so il risultato ma a lei non glielo dico“, tra risate per i racconti che facevo a “Zio Sandro” delle mie “non” partite nel paese di Codrongianos, (dove mando un abbraccio al mio presidente-allenatore Salvatore che si ritira dopo 30 anni di passione e presenza nel mondo degli arbitri. Come presidente sei stato il top, mandarmi al bar pur di non vedermi in campo è una medaglia al valore!)  finché non ruppi il mio Iphone (fu colpa di una sveglia e dello schianto contro il libro di Totti).

Non riuscì più a mettermi in contatto con Sandro Mazzola, perché ormai SpazioInter era il capitolo precedente nel libro della mia vita (chiedere alla mia fidanzata dell’epoca, oggi moglie, il perché durante una partita dell’Inter rivolevo i miei Live quasi lacrime agli occhi).

Una missione però era stata compiuta e oggi penso alla risata di Sandro Mazzola, devo sistemare i pezzi per l’Unione Sarda, anche oggi sarà sabato calcistico.

Anche oggi, come all’epoca mi sentì dopo aver intervistato Sandro Mazzola, devo indossare i panni di supereroe del giornalismo.

Ciao Sandro, ancora grazie!

https://www.spaziointer.it/2016/03/09/esclusiva-spazio-inter-mazzola-che-carica-san-siro-ai-miei-tempi-e-icardi-rappresenta-linterismo-percio/

https://www.spaziointer.it/2016/11/17/esclusiva-derby-parla-mazzola/

https://www.spaziointer.it/2026/09/19/inter-e-scomparso-sandro-mazzola-la-leggenda-nerazzurra-aveva-83-anni/

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