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Figli di Eupalla: Gaetano Scirea. Lo stile dei grandissimi

“Scusate dobbiamo interrompere la selezione delle partite di Serie A che verrà comunque ripresa fra poco per una ragione veramente tremenda. E’ morto Gaetano Scirea in un incidente stradale avvenuto in Polonia dove si era recato per seguire la squadra che sarà prossima avversaria della sua Juventus nella coppa. E’ inutile spendere parole su un uomo che si è illustrato da solo per tanti anni su tutti i campi del mondo, che ha conquistato un titolo mondiale con pieno merito e soprattutto era un campione non soltanto di sport ma soprattutto di civiltà. Ognuno di noi ha ricordi personali legati alla sua figura e pensiamo in particolare a Marco (Tardelli era ospite in studio in quel momento) che è stato suo compagno di squadra per tanti anni”. 

Con queste improvvise parole di Sandro Ciotti l’Italia che guardava La Domenica Sportiva si paralizzò, era il 3 settembre 1989. Non esisteva più fede calcistica davanti al dolore. Gaetano Scirea ci lasciava sgomenti. Non lui, cara morte, lascialo qui con noi, perché al nostro isterismo quotidiano serve il suo intervento, la sua pacatezza, la sua correttezza. Lo stile che appartiene solo ai grandissimi.

Gaetano Scirea fa parte di quei giocatori che nessuno può criticare. Ma non perché non lo si voglia criticare, ma perché non si hanno motivazioni per farlo. Leader silenzioso, umile e gentile, tanto che nelle interviste soleva ringraziare anche l’intervistatore, giocatore di classe mondiale che con Zoff componeva un duo di poche parole, bastavano gli sguardi, perché come si dice spesso gli occhi dicono più del cuore.

Il Guerin Sportivo titolò: Addio Bandiera, il più buono, il più grande. Di colpo, sull’autostrada Varsavia-Katowice era scomparsa una persona che col calcio attuale oggi non avrebbe niente a che fare. E furono subito ondate di ricordi.

Vorrei essere più cattivo. Cattivo con me stesso, deciso, pronto a superare ogni timidezza sul campo disse a Marino Bartoletti prima dei Mondiali del 1978.

Dove la truffa è un dovere non ti ho mai visto truffare” scrisse Damascelli, “Svanito di domenica perché di domenica vivevi”.

Era andato a visionare il Gornik Zabrze, ora che Scirea era il braccio destro di Dino Zoff sulla panchina dei bianconeri. Classe 1953 partecipò a tre campionati del mondo, diventando il libero più forte del mondo in una squadra irripetibile, con comportamenti esemplari e professionali.

Ecco, in un calcio dove il cuore non esiste più, dove il business vuole sostituire la passione, ci vorrebbero tanti Gaetano Scirea.

Ma poi l’amara verità: come Scirea non esisterà mai nessuno.

 

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