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Un gioco da ragazzi: dalla Roma alla Nazionale, il mio calcio di una volta. Bruno Conti

E’ stato l’idolo di Mundial e della Roma giallorossa che cantava: “C’è solo un Bruno Conti“. E allora Bruno conti si racconta nel suo libro: Un gioco da ragazzi, dalla Roma alla Nazionale, il mio calcio di una volta.

Già, il calcio di una volta, fatto con più malizia e leggerezza, con il giovane Bruno che da giovane deve scegliere tra due sport in cui eccelle: il calcio e il… baseball!

Tanto che ad un certo punto ecco il bivio, è l’America che chiama Conti, con i genitori che, quasi scherzando, neanche sanno dove sta. Ma il papà è irremovibile, dall’Italia e da Nettuno a 15 anni è il calcio a esser il futuro, nonostante venga scartato dalla sua Roma e da Helenio Herrera che lo valuta troppo gracile.

Non demorde Bruno, si ripresenta un anno e mezzo dopo e da quel momento parte l’avventura che lo porterà ad essere con Totti (che scrive la prefazione del libro, da Campione a Campione) ad esser l’unico giocatore della Lupa ad esser Campione del Mondo e d’Italia, il tutto condensato in 2 anni strepitosi, dal 1982 col mondiale in Spagna tra noccioline e scherzi vari al titolo con Falcao e i riti scaramantici di Liedholm, arrivando poi ad un altro mondiale, quello del 1986 (e prima ancora la finale di Coppa Campioni persa col Liverpool) fino all’addio al calcio, relegato nel dimenticatoio da Ottavio Bianchi nel 1991, chiudendo infine con l’emozione di esser genitore e nonno con gli occhi di chi sogna sempre.

Il libro è un’avventura continua che lascia molta nostalgia, in un calcio dove l’uomo prevaleva sul campione e sul denaro, un pallone lontano anni luce da quello attuale.

 

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