{"id":2466,"date":"2023-10-21T12:56:23","date_gmt":"2023-10-21T10:56:23","guid":{"rendered":"https:\/\/ispirazionesportiva.com\/?p=2466"},"modified":"2023-12-05T12:46:16","modified_gmt":"2023-12-05T10:46:16","slug":"giorgio-barbareschi-bisogna-saper-perdere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ispirazionesportiva.com\/index.php\/2023\/10\/21\/giorgio-barbareschi-bisogna-saper-perdere\/","title":{"rendered":"Giorgio Barbareschi: Bisogna Saper Perdere"},"content":{"rendered":"<p>Non ci era mai capitato di riproporre un intero capitolo di un libro. Ma questa volta era troppo bello non riportare il racconto in cui una sconfitta diventa meravigliosa vittoria, quella dell&#8217;amicizia indissolubile, superiore alla guerra ed al clima di odio. E&#8217; uno stralcio del libro che oggi la nostra Biblioteca propone, quello di <strong>Giorgio Barbareschi: Bisogna Saper Perdere, le dieci sconfitte pi\u00f9 incredibili, epiche e devastanti della storia dello sport.<\/strong><\/p>\n<p>Barbareschi, <strong>mente e co-autore del libro Dinastie, le franchigie che hanno fatto la storia dello sport americano<\/strong> (<em>ammettiamolo, qua siamo di parte e Giorgio lo ringrazieremo all&#8217;infinito<\/em>), racconta con semplicit\u00e0 il rapporto con la sconfitta, perch\u00e9 la sconfitta pu\u00f2 anche essere rock, pu\u00f2 e deve insegnare pi\u00f9 di una vittoria, ed il sentimento che crea dura maggiormente rispetto ad una vittoria, tra rammarico e voglia di rivincita.<\/p>\n<p>Il libro, oltre che super consigliato, \u00e8 veramente bello, dove l&#8217;autore spiega anche termini tecnici a noi sconosciuti, come ad esempio nel golf, rendendo pi\u00f9 comprensibile ci\u00f2 che si legge.<\/p>\n<p>Per questo, d&#8217;accordo con il mitico Giorgio, riproponiamo una delle 10 sconfitte. Dove di sconfitta forse proprio non c&#8217;\u00e8 traccia.<\/p>\n<p>Atletica &#8211; Il Bianco e il Nero<\/p>\n<p><strong><em>&#8220;Parla a mio figlio dell\u2019epoca in cui la guerra <\/em><\/strong><strong><em>non ci separava e digli che le cose possono essere diverse fra gli uomini su questa terra&#8221;.<\/em><\/strong><br \/>\n<em>Luz Long<\/em><\/p>\n<p>Alle <strong>Olimpiadi di Berlino del 1936<\/strong>, due straordinari atleti hanno lasciato all\u2019umanit\u00e0 un indimenticabile esempio di sportivit\u00e0 e amicizia. <strong>Uno di questi ha vinto quattro medaglie d\u2019oro<\/strong>, stabilito tre record mondiali, un record olimpico, ed \u00e8 passato alla storia come uno dei pi\u00f9 grandi sportivi del ventesimo secolo. <strong>L\u2019altro invece potr\u00e0 anche aver perso la sfida in pista<\/strong> e il suo nome essere ricordato oggi soltanto da un ristretto numero di appassionati, ma con le parole e soprattutto le azioni ha conquistato un trofeo persino pi\u00f9 grande.<br \/>\n<strong>Carl Ludwig Hermann Long<\/strong>, detto <em>Luz<\/em> o <em>Lutz<\/em> a seconda della grafia, <strong>nasce il 27 aprile del 1913<\/strong> in una famiglia della media borghesia di <strong>Lipsia<\/strong> che, pur nella profonda recessione tedesca che segue la conclusione della Prima guerra mondiale, riesce comunque a garantirgli un\u2019infanzia serena e moderatamente agiata.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2474\" src=\"https:\/\/ispirazionesportiva.com\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Jesse-Owens-in-corsa-a-berlino-203x300.jpg\" alt=\"\" width=\"203\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/ispirazionesportiva.com\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Jesse-Owens-in-corsa-a-berlino-203x300.jpg 203w, https:\/\/ispirazionesportiva.com\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Jesse-Owens-in-corsa-a-berlino.jpg 540w\" sizes=\"auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px\" \/><\/p>\n<p>Al <em><strong>Neue Nikolaischule Gymnasium<\/strong><\/em> il giovane Luz comincia a interessarsi all\u2019atletica e dimostra un talento che gli allenatori non faticano a notare. Terminate le scuole superiori, Long entra nel <em>Leipziger Sport Club<\/em>, dove prosegue gli allenamenti e comincia a specializzarsi nella disciplina del salto in lungo.<\/p>\n<p>A poco pi\u00f9 di vent\u2019anni, <strong>ai primi Campionati europei di atletica leggera che si svolgono a Torino nel 1934 Long vince la medaglia di bronzo<\/strong> con la misura di 7,25 metri, dietro al connazionale <strong>Wilhelm Leichum<\/strong> e al norvegese<strong> Otto Berg<\/strong>.<\/p>\n<p>Si iscrive poi alla <strong>facolt\u00e0 di legge dell\u2019Universit\u00e0 di Leipzig, dove nel 1938 si laureer\u00e0 avvocato<\/strong>, ma nel frattempo continua ad allenarsi nel lungo e a migliorare i risultati in pedana, diventando ben presto il <strong>miglior saltatore europeo<\/strong> degli anni Trenta.<\/p>\n<p>Alle <strong>Olimpiadi di Berlino del 1936<\/strong>, che il <em>F\u00fchrer<\/em> <strong>Adolf Hitler<\/strong> e il ministro della propaganda Joseph Goebbels hanno voluto per celebrare il rinascimento della nuova Germania nazista e la superiore organizzazione del <strong>Terzo Reich<\/strong>, <strong>Luz Long \u00e8 la pi\u00f9 grande speranza tedesca nell\u2019atletica su pista<\/strong>. Gli atleti teutonici sono infatti favoriti in molte delle discipline di lancio <em>(vinceranno cinque ori tra maschile e femminile nel peso, disco, martello e giavellotto)<\/em>, ma nel resto delle competizioni sono ben poche le specialit\u00e0 in cui gli alfieri di casa possono realisticamente puntare alle medaglie.<\/p>\n<p>La figura di Long \u00e8 <strong>la rappresentazione fisica dell\u2019ideale atleta ariano adorato da Hitler<\/strong> e da tutto il direttivo nazista: un metro e ottantaquattro centimetri di altezza, fisico muscoloso ma longilineo, fronte alta e spaziosa, capelli biondi e splendenti occhi azzurri. Sembra un dio vichingo, il perfetto manifesto di quella razza superiore teorizzata dagli ideologi di un movimento assolutista e spietato che di l\u00ec a poco avrebbe dichiarato guerra al mondo intero, lasciando dietro di s\u00e9 una rovinosa scia di morte e distruzione.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 <strong>Long ha una formazione ideologica illuminata, sviluppata grazie da un\u2019educazione liberale<\/strong> trasmessagli dalla famiglia e condivisa da quella parte della societ\u00e0 borghese tedesca che presto Hitler si impegner\u00e0 a spazzare via nel procedere del suo delirio.<br \/>\nMa alla vigilia delle Olimpiadi di Berlino, delle radici sociali di Long al F\u00fchrer interessa ben poco. Conta soltanto che riesca a saltare pi\u00f9 di tutti gli avversari portando gloria al Reich e all\u2019idea degli ariani come razza eletta. <em><strong>Soprattutto perch\u00e9 tra quegli avversari ce n\u2019\u00e8 uno in particolare che sta causando non poca irritazione tra i gerarchi nazisti.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-2475 alignright\" src=\"https:\/\/ispirazionesportiva.com\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/LONG-OWENS-STRETTA-MANO.jpg\" alt=\"\" width=\"296\" height=\"220\" \/><\/p>\n<p><strong>James Cleveland Owens<\/strong>, ribattezzato <strong>Jesse da un insegnante che non riuscir\u00e0 a comprendere correttamente il suo <em>\u00abMy name is J.C.\u00bb<\/em><\/strong> durante il primo appello a scuola, nasce in Alabama nel 1913. La famiglia per\u00f2 capisce ben presto che il contesto sociale del sud degli Stati Uniti agli inizi del Novecento non \u00e8 tra i migliori per crescere un giovane afroamericano, a meno di non volerlo vedere con una gerla carica di cotone attaccata alla schiena per il resto della vita.<\/p>\n<p>Gli Owens si spostano quindi al nord, nella fattispecie a Cleveland, dove Jesse fa conoscenza con la fredda morsa della povert\u00e0 e della fame, ma almeno pu\u00f2 frequentare la scuola e trovare qualche lavoretto come fattorino per i negozi della zona. Soprattutto \u00e8 l\u00ec che il ragazzo scopre la passione per l\u2019atletica leggera, nonch\u00e9 una predisposizione naturale alla velocit\u00e0 mai vista prima <em>(n\u00e9 forse poi, se escludiamo Usain Bolt)<\/em> in un altro essere umano.<\/p>\n<p><strong>Jesse domina tutte le competizioni giovanili<\/strong> e al momento di scegliere il college ha circa una trentina di offerte per borse di studio da tutti<br \/>\ni migliori atenei degli Stati Uniti, ma decide di rimanere in Ohio per stare vicino alla famiglia e di frequentare l\u2019universit\u00e0 statale a Columbus. Al college, Owens vince praticamente ogni gara a cui prende parte, <strong>conquistando un totale di otto titoli NCAA in soli due anni.<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>Ma c\u2019\u00e8 un\u2019occasione in particolare in cui dimostra di essere un atleta davvero straordinario.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Il 25 maggio del 1935, <strong>al meeting della Big Ten di Ann Arbor in Michigan, Owens realizza ben quattro record del mondo<\/strong>: nel salto in lungo con la misura di 8,13 <em>(record clamoroso destinato a durare per oltre venticinque anni e misura che alle Olimpiadi di Rio del 2016 gli sarebbe valsa un\u2019irreale quarta posizione assoluta, a un solo centimetro dalla medaglia di bronzo)<\/em>, nelle 220 yard in rettilineo con il tempo di 20&#8243;3, nelle 220 yard a ostacoli con 22&#8243;6 <em>(primo uomo a scendere sotto i ventitr\u00e9 secondi)<\/em> ed eguagliando quello delle 100 yard con 9&#8243;4. Il tutto in quarantacinque straordinari e irripetibili minuti dall\u2019inizio della prima gara alla conclusione dell\u2019ultima.<\/p>\n<p><strong>Con questo genere di prestazioni la convocazione nella Nazionale americana perle Olimpiadi di Berlino 1936 \u00e8 scontata<\/strong>, ma non lo \u00e8 altrettanto la decisione di Jesse di partecipare all\u2019evento. Nel dicembre del 1935 Owens riceve una lettera dal segretario della NAACP<em> (National Association for the Advancement of Colored People, l\u2019associazione americana per la promozione delle persone di colore)<\/em> Walter Francis White, che <strong>lo invita a boicottare la spedizione olimpica per evitare di nobilitare con la sua partecipazione<\/strong>, e le probabili medaglie che ne sarebbero derivate, una nazione sul cui suolo le persone afroamericane vengono quotidianamente perseguitate e ghettizzate.<\/p>\n<p>L\u2019invettiva di White \u00e8 diretta anche<strong> verso la Germania<\/strong>, Paese nel quale la discriminazione verso le minoranze etniche raggiunge livelli secondo lui ancora pi\u00f9 intollerabili.<\/p>\n<p>Nei mesi successivi il movimento a favore del boicottaggio degli atleti di colore fa sempre pi\u00f9 proseliti, con Owens che per la prima volta<br \/>\nconsidera davvero di rinunciare alla partenza. Ma le pressioni del presidente del Comitato Olimpico Avery Brundage<em> (tra l\u2019altro dichiaratamente filo-nazista)<\/em>, unite <strong>alla voglia di Jesse di vincere e dimostrare di essere lo sprinter migliore del mondo<\/strong>, lo portano alla fine a decidere di imbarcarsi sulla SS Manhattan, il transatlantico diretto in Europa assieme agli altri atleti statunitensi.<br \/>\nOwens arriva quindi a Berlino, e la prima gara olimpica sono i 100 metri. <strong>Piazza subito un 10\u201d3<\/strong> in batteria, record del mondo <em>(suo)<\/em> eguagliato.<\/p>\n<p>Nei quarti scende a<strong> 10\u201d2<\/strong>, anche se il nuovo primato non viene omologato per l\u2019eccesso di vento a favore. Il giorno dopo, il 3 agosto, Owens si gestisce <em>(per modo di dire)<\/em> <strong>nella semifinale chiusa in 10\u201d4 e poi stampa un altro 10\u201d3 nella finalissima<\/strong>, con cui batte nella corsa all\u2019oro l\u2019altro americano Ralph Metcalf e l\u2019olandese Tinus Osendarp.<\/p>\n<p>Il giorno successivo \u00e8 quello sulla carta pi\u00f9 difficile, perch\u00e9 ci sono le batterie dei 200 metri e tutta la gara<em> (qualificazione e finale)<\/em> del salto in lungo, che \u00e8 anche quella in cui Owens si sente pi\u00f9 a rischio di perdere.<br \/>\nGi\u00e0, <strong>perch\u00e9 se il dominio di Jesse nelle gare di velocit\u00e0 era quanto meno abbastanza pronosticabile<\/strong> (considerando che le sue prestazioni stagionali sui cento e i duecento metri erano le migliori al mondo e che il quartetto americano della velocit\u00e0 non avrebbe perso nemmeno correndo con le scarpe slacciate), <strong>nel salto in lungo la faccenda \u00e8 decisamente diversa.<\/strong><\/p>\n<p>In primo luogo perla qualit\u00e0 degli avversari. C\u2019\u00e8 il <strong>giapponese Naoto Tajima<\/strong>, che qualche giorno pi\u00f9 tardi vincer\u00e0 la medaglia d\u2019oro nel<br \/>\nsalto triplo, stabilendo il nuovo primato mondiale e sfondando per la prima volta nella storia la barriera dei sedici metri. C\u2019\u00e8<strong> l\u2019azzurro<\/strong> <strong>Arturo Maffei<\/strong>, otto volte campione italiano della specialit\u00e0, che prima di passare all\u2019atletica era stato anche portiere di riserva della Fiorentina nella Serie A di calcio.<\/p>\n<p>Ci sono anche due connazionali di Owens, <strong>gli americani Bob Clark e John Brooks<\/strong>, entrambi capaci in carriera di saltare misure superiori ai sette metri e settanta. E infine ci sono i tre tedeschi, beniamini del pubblico di casa ed eletti rappresentanti della nobile razza ariana: <strong>Arthur B\u00e4umle<\/strong> e <strong>Wilhelm Leichum<\/strong>, due ottimi atleti di livello continentale, <strong>ma soprattutto Luz Long<\/strong>.<\/p>\n<p>Il campione di Lipsia \u00e8 in gara a Berlino da titolare del record europeo ed \u00e8 <strong>l\u2019avversario numero uno da battere per Owens<\/strong>, che pur essendo primatista del mondo si \u00e8 allenato poco nella disciplina, preferendo concentrare la preparazione sulla velocit\u00e0 pura.<br \/>\nInoltre,<strong> se la tecnica di Owens nella corsa era pressoch\u00e9 perfetta<\/strong> grazie alla clamorosa predisposizione naturale e alla sapiente guida del <strong>coach Larry Snyder<\/strong>, nel lungo Jesse puntava quasi esclusivamente sulla clamorosa velocit\u00e0, perch\u00e9 lo stile di salto lasciava invece abbastanza a desiderare.<\/p>\n<p><strong>Tutto il contrario di Long<\/strong>, la cui tecnica impeccabile gli permetteva di sfruttare al massimo sia la fase distacco, riducendo al minimo lo spazio tra il piede e il limite della pedana, che quella in aria, grazie a un movimento di braccia e gambe perfettamente sincrono con<br \/>\nla traiettoria del corpo.<\/p>\n<p>Per questi motivi, alla vigilia della gara del lungo <strong>sono in molti a pronosticare il tedesco come possibile vincitore<\/strong>, con Hitler e la Germania intera che trattengono il fiato in attesa della sfida. <strong>Nella fredda mattinata del 4 agosto, con il termometro che segna poco pi\u00f9 di dieci gradi, Owens vince senza problemi la batteria dei 200 metri,<\/strong> ma quando si presenta in pedana per le qualificazioni del salto in lungo le cose si fanno subito pi\u00f9 complicate.<\/p>\n<p>Mentre Long realizza al primo salto la misura di 7,73 che gli vale il nuovo primato olimpico e uno dei sedici posti disponibili perla finale,<br \/>\n<strong>Owens commette un nullo al primo tentativo<\/strong> <em>(peraltro convinto che fosse un salto di prova, come a volte si usava a quel tempo)<\/em> e <strong>poi replica <\/strong><strong>con un altro nullo anche al secondo.<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>Panico.<\/strong><\/em><\/p>\n<h4><strong>Se Owens<\/strong>, che di norma avrebbe potuto saltare i sette metri e quindici centimetri necessari per la qualificazione anche bendato, <strong>dovesse sbagliare anche il terzo e ultimo tentativo, verrebbe eliminato dalla finale<\/strong> e dalla conseguente possibilit\u00e0 di conquistare un\u2019altra medaglia.<\/h4>\n<h4>Jesse si aggira molto nervoso ai margini della pedana in attesa che arrivi il turno di saltare, <em><strong>quando gli si avvicina proprio Luz Long.<\/strong> \u00abNon <\/em><em>hai bisogno di rischiare un altro nullo arrivando cos\u00ec vicino al limite di stacco\u00bb<\/em> suggerisce l\u2019atleta tedesco in un inglese perfetto seppur fortemente accentato. <em>\u00abSe parti una trentina di centimetri pi\u00f9 indietro avrai sufficiente margine per evitare di sprecare il tuo ultimo salto, pur avendo la certezza di superare la misura necessaria per la qualificazione\u00bb.<\/em><\/h4>\n<p>Il consiglio <strong>viene accompagnato da un asciugamano<\/strong>, che Long appoggia a terra nel punto in cui consiglia a Owens di far partire la prossima rincorsa. <strong>Un\u2019indicazione semplice<\/strong>, quasi banale, ma in quel momento Owens non ha la lucidit\u00e0 necessaria per arrivarci da solo, ed \u00e8 quindi grazie all\u2019intervento di Long che Jesse modifica il punto di partenza, <strong>stacca abbondantemente prima del limite e piazza un comodo <\/strong><strong>(per lui) 7,64 che gli vale la qualificazione alla finale.<\/strong><\/p>\n<p><em>Perch\u00e9? Perch\u00e9 l\u2019alfiere della razza ariana e pupillo di Hitler ha deciso di aiutare proprio l\u2019avversario che sarebbe stato la pi\u00f9 grande minaccia alla medaglia d\u2019oro? Perch\u00e9 Long non ha fatto finta di niente, <\/em><em>sperando piuttosto che il nervosismo di Owens lo portasse a commettere un altro nullo che lo avrebbe eliminato dalla finale del pomeriggio <\/em><em>nella quale, a quel punto, lui sarebbe diventato l\u2019automatico favorito?<\/em><\/p>\n<p><strong>I due non sono amici<\/strong>, in realt\u00e0 non si conoscono per niente e prima di quel giorno non si sono mai rivolti la parola. Long non ha mai gareggiato in America e Owens prima di quelle Olimpiadi non aveva mai messo piede sui territori del Vecchio Continente, quindi al massimo possono aver letto l\u2019uno dell\u2019altro sugli stringatissimi resoconti delle gare sportive disponibili nei giornali dell\u2019epoca.<\/p>\n<p>Ma <strong>il tedesco \u00e8 un uomo d\u2019onore e soprattutto un grandissimo sportivo: vuole scontrarsi contro l\u2019avversario pi\u00f9 forte e farlo sul palcoscenico <\/strong><strong>pi\u00f9 importante<\/strong>.<\/p>\n<p>Per questo lo ha aiutato, ma lo ha fatto soprattutto perch\u00e9 era la cosa pi\u00f9 giusta da fare. Una decisione per lui molto semplice, che per\u00f2, in un mondo che da l\u00ec a poco si divider\u00e0 in modo drammatico tra i paesi dell\u2019Asse guidato dalla Germania nazista e tutti gli altri, soltanto un grande uomo come Luz Long poteva avere la forza di prendere.<\/p>\n<p>Owens ringrazia il rivale, e i due si danno appuntamento al pomeriggio: saranno i sei salti della finale a decidere il vincitore della competizione e chi potr\u00e0 portarsi a casa la medaglia d\u2019oro nel salto in lungo.<\/p>\n<p><strong>Alle 18:30, dopo che Owens ha superato anche il secondo turno dei 200 metri con 21\u201d1<\/strong> <em>(che, tanto per gradire, \u00e8 un altro nuovo record olimpico)<\/em>, comincia la finale del lungo. <strong>Jesse stampa subito un 7,74<\/strong> al primo tentativo che lo porta in testa, superando il 7,54 di Long e il 7,65 di Tajima che avevano saltato entrambi prima di lui.<\/p>\n<p>La gara \u00e8 bellissima: <strong>Long risponde ed eguaglia la misura di Owens<\/strong>, che per\u00f2 piazza subito un 7,87 grazie al quale si riporta al comando. Al terzo salto Long si avvicina con 7,84, mentre Tajima realizza la miglior misura della sua gara, un 7,74 con cui riuscir\u00e0 a superare Leichume l\u2019azzurro Maffei (<em>che con 7.73 firma un primato italiano che rimarr\u00e0 imbattuto per oltre trentadue anni<\/em>) nella lotta per la medaglia di bronzo.<\/p>\n<p><strong>Nelle tre serie decisive la gara per l\u2019oro \u00e8 una sfida a due tra Owens e Long<\/strong>.<strong>Il tedesco<\/strong> atterra ancora a 7,73 sul quarto salto ma soprattutto <strong>vola a 7,87 sul quinto<\/strong>. La stessa misura di Jesse, che per\u00f2 al quarto tentativo ha realizzato un evidente nullo. In base alle vigenti regole della disciplina, che in caso di parit\u00e0 attribuiscono il vantaggio alla seconda miglior misura realizzata, Long passa in testa e i novantamila spettatori dell\u2019Olympiastadion esplodono in un\u2019ovazione. Anche Hitler \u00e8 in estasi e applaude il risultato con entusiasmo, rivolgendo al suo alfiere un benevolo sorriso.<\/p>\n<p><strong>Jesse arriva correndo da Long e si congratula stringendogli la mano<\/strong>. Ha ancora a disposizione due salti per provare a superare il<br \/>\nrivale oppure perder\u00e0 la medaglia d\u2019oro, ma in quel momento l\u2019americano \u00e8 sinceramente felice di potersi confrontare con un avversario<br \/>\ncos\u00ec forte, e il gesto compiuto dal tedesco quella mattina non \u00e8 stato certo dimenticato.<br \/>\n<strong>A Owens per\u00f2 basta il primo salto per chiudere la sfida: trentacinque passi di corsa, lo stacco, il volo, l\u2019atterraggio. Il tabellone segna7,94 metri, nuovo record olimpico<\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-2477 alignright\" src=\"https:\/\/ispirazionesportiva.com\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/images-2.jpeg\" alt=\"\" width=\"256\" height=\"197\" \/><\/p>\n<p><strong><em> \u00abCe l&#8217;hai fatta!\u00bb<\/em><\/strong> gli riconosce Long, prima di tentare un ultimo tentativo che per\u00f2 si riveler\u00e0 un nullo. Owens invece si migliora ancora con il sesto salto, uno straordinario 8,06 che ne certifica ancora di pi\u00f9 la vittoria e la seconda medaglia d\u2019oro in due giorni.<\/p>\n<p><em><strong>Dopo la gara, Owens e Long si abbracciano calorosamente e poi si sdraiano uno accanto all\u2019altro sul prato dello stadio, scherzando e parlando della sfida appena conclusa e di tante altre cose. L\u2019uomo bianco e l\u2019uomo nero in quel momento sono soltanto, come dovrebbe sempre essere, due esseri umani che condividono le reciproche esperienze di vita.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Nel cuore di Long, mentre solleva lo sguardo sulle nuvole che scorrono pigramente nel cielo di Berlino, la delusione per la sconfitta \u00e8 mitigata dalla consapevolezza di aver fatto la cosa giusta. Aiutare il rivale con quel consiglio sulla rincorsa potr\u00e0 forse aver cambiato il colore della medaglia che tra pochi minuti gli verr\u00e0 consegnata dalle autorit\u00e0 naziste, ma l\u2019orgoglio per aver rispettato lo spirito della competizione<br \/>\nolimpica \u00e8 pi\u00f9 forte dell\u2019amarezza per non aver raggiunto l\u2019obiettivo per cui si allenava da quattro anni.<\/p>\n<p><em><strong>Vincere non \u00e8 tutto, pensa. Oggi ho perso, ma mi sono impegnato al massimo delle mie possibilit\u00e0 e sono stato battuto dal migliore. Questo mi basta.<\/strong><\/em>Sul podio della premiazione, il tedesco alza il braccio dell\u2019avversario vincitore. Il sorriso felice di Owens strappa applausi da tutto lo stadio,<br \/>\nconquistato dalla classe e dalla genuinit\u00e0 di quell\u2019atleta tanto lontano dagli ideali professati dal Reich ma comunque capace di scuotere gli<br \/>\nanimi della gente comune.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi Owens dir\u00e0:<em><strong> \u00abIl pubblico di Berlino mi ha regalato i migliori giorni della mia vita\u00bb.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Persino il F\u00fchrer alla fine ha ceduto. Dopo essere sceso dal podio, l\u2019atleta americano passa davanti alla tribuna d\u2019onore per tornare negli<br \/>\nspogliatoi. Hitler lo fissa, si alza e lo saluta con un cenno della mano.<br \/>\nJesse fa altrettanto, prima di proseguire fuori dallo stadio a fianco del nuovo amico Luz.<\/p>\n<p>Molti anni dopo <strong>Siegfried Mischner<\/strong>, giornalista tedesco presente ai Giochi, riveler\u00e0 di aver visto con i suoi occhi Hitler e Owens mentre si<br \/>\nstringevano la mano dietro le quinte dell\u2019Olympiastadion. Si \u00e8 parlato anche di una foto che avrebbe immortalato la scena, ma tale testimonianza non \u00e8 mai stata ritrovata e l\u2019episodio ha finito per assumere i contorni sfocati della leggenda.<br \/>\nParadossalmente, <strong>Owens fu trattato meglio dai nazisti che dai suoi stessi governanti. Al ritorno in patria Jesse si vedr\u00e0 infatti cancellare e <\/strong><strong>mai pi\u00f9 riprogrammare un appuntamento alla Casa Bianca dal presidente Franklin Delano Roosevelt<\/strong>, che era impegnato nella campagna per le elezioni presidenziali del novembre successivo e non voleva compromettere il sostegno degli elettori del Sud accostando la sua immagine a quella di un atleta di colore.<\/p>\n<p>Nei giorni successivi, inframezzati da altre due medaglie d\u2019oro di Jesse nei 200 metri e nella 4&#215;100 <em>(entrambe condite dal record del mondo) <\/em>e dal decimo posto di Luz nella gara del salto triplo, <strong>i due atleti protagonisti di quella emozionante sfida in pedana si incontrano diverse volte al villaggio olimpico e colgono ogni occasione per conoscersi meglio.<\/strong><\/p>\n<p>Long racconta della vita a Lipsia in una Germania che sta ancora faticosamente cercando di risollevarsi dalla disfatta della Prima guerra<br \/>\nmondiale terminata quasi un ventennio prima, mentre Owens ricorda l\u2019infanzia nelle terre del cotone in Alabama e i lavoretti a Cleveland come fattorino e garzone, in fuga dalla povert\u00e0 e dal razzismo della societ\u00e0 americana. Ora che la sfida in pista \u00e8 terminata, Luz e Jesse sono solo due persone comuni che stanno pian piano diventando amici.<\/p>\n<p>Qualche giorno dopo <strong>Long<\/strong> rilascia al <em><strong>\u00abNeue Leipziger Zeitung\u00bb<\/strong><\/em>, il quotidiano della sua citt\u00e0 natale, questa dichiarazione: <em><strong>\u00abLa battaglia <\/strong><\/em><em><strong>dei colori \u00e8 finita. Il nero \u00e8 stato il migliore, impeccabilmente il migliore, arrivando diciannove centimetri davanti al bianco\u00bb.<\/strong><\/em><br \/>\nUna dichiarazione molto coraggiosa se consideriamo la situazione politica dell\u2019epoca, non ancora concretizzatasi nelle leggi razziali contro gli ebrei e nelle deportazioni delle minoranze verso i campi di concentramento ma di certo non particolarmente propensa ad apprezzare<br \/>\nun atleta ariano cos\u00ec aperto a riconoscere la superiorit\u00e0 di un avversario di colore.<\/p>\n<p><strong>Rudolf Hess<\/strong>, uno degli uomini pi\u00f9 vicini a Hitler e tra i pi\u00f9 alti in carica dell\u2019intero Terzo Reich, nei giorni seguenti gli intima di <em>\u00abnon azzardarsi mai pi\u00f9 ad abbracciare uno sporco negro\u00bb<\/em>, <strong>esplicitando un palese fastidio verso quel tipo di atteggiamenti<\/strong> e dando a intendere che lo status di atleta di Luz avrebbe potuto proteggerlo da possibili ritorsioni del regime soltanto fino a un certo punto.<\/p>\n<p>Ma Long non poteva non riconoscere la grandezza e l\u2019umanit\u00e0 di quello straordinario rivale, tanto quanto Owens non dimenticher\u00e0 mai<br \/>\nquell\u2019uomo bianco, quel fratello nello spirito che avrebbe potuto essere soltanto un altro avversario in pedana ma che era ormai diventato, prima di ogni altra cosa, un vero amico.<br \/>\nOwens in seguito dir\u00e0: <em><strong>\u00abC\u2019\u00e8 voluto molto coraggio per comportarsi in quel modo di fronte a Hitler. Si potrebbero fondere tutte le medaglie e <\/strong><\/em><em><strong>le coppe d\u2019oro che ho vinto e non basterebbero comunque a placcare a ventiquattro carati l\u2019amicizia che nacque con Luz in quei giorni di Berlino\u00bb<\/strong><\/em>. Ma Long e Owens, sebbene dopo le Olimpiadi continueranno a scriversi con cadenze regolari, purtroppo non si incontreranno mai pi\u00f9.<\/p>\n<p>Jesse torna in patria con quattro medaglie d\u2019oro al collo, ma gli onori e la fama da esse derivanti durano ben poco. Il razzismo negli Stati<br \/>\nUniti \u00e8 ben lungi dall\u2019essere sconfitto, e <strong>ben presto Owens si ritrova a doversi barcamenare tra un lavoretto in una stazione di servizio<\/strong>, un altro da sorvegliante e qualche esibizione di corsa (anche contro cavalli, cani e motociclette) per racimolare qualche soldo con cui mandare avanti la famiglia.<\/p>\n<p>Nonostante tutti i trionfi, <strong>Jesse \u00e8 solo un altro negro come tanti, e come tutti i suoi simili deve sedere nella parte posteriore degli autobus, <\/strong><strong>utilizzare il montacarichi invece dell\u2019ascensore negli alberghi<\/strong> e frequentare soltanto bagni e ristoranti riservati alla gente di colore.<br \/>\nIn una Germania in cui subito dopo la chiusura dell\u2019appuntamento olimpico cominciano a soffiare i venti di guerra, Long prosegue invece<br \/>\ncon gli studi in legge. Dopo la laurea e il dottorato, il vicecampione olimpico si trasferisce con la famiglia nel 1940 ad Amburgo per lavorare presso la locale corte di giustizia e per un po\u2019sembra poter evitare di dover prendere parte al conflitto che sta dilaniando l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Ma <strong>nell\u2019aprile del 1943, il volgere al peggio delle sorti naziste induce il Reich a chiamare a raccolta ogni soldato disponibile. Tra essi c\u2019\u00e8 anche Long<\/strong>, che dopo un veloce addestramento da caporale viene inviato in Sicilia con la Luftwaffe a combattere nell\u2019Operazione Husky contro l\u2019invasione alleata dell\u2019Italia.<\/p>\n<p><strong><em>Colpito da un proiettile a Gela e lasciato indietro dalla ritirata tedesca, Luz Long muore perle ferite riportate il 14 luglio dello stesso anno <\/em><\/strong><strong><em>in un ospedale da campo inglese nei pressi di Santo Pietro<\/em> <\/strong>(una frazione del Comune di Caltagirone, in provincia di Catania), <strong>non prima per\u00f2 di aver scritto un\u2019ultima lettera<\/strong>, che l\u2019amico Jesse ricever\u00e0 solo qualche mese pi\u00f9 tardi.<\/p>\n<h3><em><strong>\u00abDove mi trovo sembra che non ci sia altro che sabbia e sangue, qui muoiono tanti soldati e sono preoccupato. Non ho paura per me, ma per mia moglie e il mio bambino che non ha mai davvero conosciuto suo padre. Il cuore mi dice che questa potrebbe essere l\u2019ultima lettera\u00a0 che ti scrivo, per cui dopo la fine della guerra vai in Germania, ritrova mio figlio e parlagli di suo padre. Parlagli dell\u2019epoca in cui la guerra non ci separava e digli che le cose possono essere diverse fra gli uomini su questa terra. Tuo fratello, Luz\u00bb.<\/strong><\/em><\/h3>\n<p>Owens terr\u00e0 fede alla richiesta. Tornato in Germania nel 1951 al seguito della squadra di pallacanestro degli Harlem Globetrotters, <strong>Jesse<\/strong><br \/>\n<strong>incontrer\u00e0 ad Amburgo il figlio di Luz, Kai Long<\/strong>, e gli dir\u00e0: \u00ab<em>Tuo padre mi ha costretto a dare il meglio<\/em>\u00bb. In seguito, Jesse parteciper\u00e0 anche al matrimonio di Kai, e ancora oggi i nipoti dei due straordinari atleti si frequentano regolarmente.<\/p>\n<p><strong>Diversi anni dopo, in un cimitero americano vicino a Catania, la Croce Rossa ritrover\u00e0 la salma di Long, sepolto in una fossa comune <\/strong><strong>diventata poi un mausoleo ai caduti di guerra<\/strong>. <strong>Owens non riuscir\u00e0 mai a visitare la tomba dell\u2019amico, perch\u00e9 morir\u00e0 di un cancro ai polmoni <\/strong><strong>nel marzo del 1980 all\u2019et\u00e0 di sessantasei anni.<\/strong> La sua autobiografia, completata solo pochi giorni prima di morire, comincia con questa dedica: <em>\u00abPer due compagni di viaggio incomparabili: mia moglie Ruth e il nazista che ha combattuto con me contro Hitler, Luz Long\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>La storia dell\u2019amicizia tra Owens e Long \u00e8 diventata un simbolo della fratellanza sportiva, di un\u2019amicizia tra due persone che avrebbero<br \/>\ndovuto essere agli estremi opposti in un momento storico di grande tensione ma che scelsero invece di essere fratelli, impedendo che l\u2019odio<br \/>\ne la politica inquinassero l\u2019onesta competizione che sta alla base del vero spirito olimpico.<\/p>\n<p>Qualche anno fa, i<strong>l gesto di sportivit\u00e0 e umanit\u00e0 compiuto da Long verso Owens in quell\u2019agosto del 1936 \u00e8 stato celebrato dal Comitato <\/strong><strong>Olimpico Internazionale come esempio di pace e fratellanza tra i popoli<\/strong>, secondo la fiamma originaria dei Giochi Olimpici e lo spirito del barone Pierre de Coubertin.<br \/>\n<em><strong>Per questo e per mille altri motivi, nonostante la sconfitta contro l\u2019imbattibile Jesse Owens, quella di Luz Long rimarr\u00e0 per sempre una <\/strong><\/em><em><strong>delle pi\u00f9 grandi vittorie nella storia dello sport.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Giorgio Barbareschi<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2476 aligncenter\" src=\"https:\/\/ispirazionesportiva.com\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Jesse-Owens-et-Luz-Long-300x231.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"231\" srcset=\"https:\/\/ispirazionesportiva.com\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Jesse-Owens-et-Luz-Long-300x231.jpg 300w, https:\/\/ispirazionesportiva.com\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Jesse-Owens-et-Luz-Long-768x592.jpg 768w, https:\/\/ispirazionesportiva.com\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Jesse-Owens-et-Luz-Long.jpg 960w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non ci era mai capitato di riproporre un intero capitolo di un libro. 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Di tutto lo sport. Aveva 6 anni quando, sicuramente errore o destino, ebbe in regalo una semplice radio, senza pensare alle conseguenze successive del pianeta sportivo. Una domenica, finiti i compiti, giocando con quel mezzo, capt\u00f2 la voce roca di Sandro Ciotti. Aveva appena scoperto l\u2019esistenza di Tutto il calcio minuto per minuto. La prima sfida arriva nella stagione calcistica 90\/91, quando lo zio, incredibile giornalista locale, gli diede come compito raccontare la giornata calcistica appena conclusa. Quel tema, ad appena 7 anni, risult\u00f2 migliore rispetto alle tabelline, mai entrate volentieri in testa. Il premio fu la presenza alla gara di cartello della squadra del suo paese, il Ploaghe, due settimane pi\u00f9 tardi. Destino volle che la morte prese suo zio proprio il mercoled\u00ec prima, innescando in Fiori la voglia di diventare giornalista. A scuola alla domanda \u201cHai solo il calcio in testa?\u201d rispondeva \u201cNo, anche il ciclismo\u201d e gli anni di partite contemporanee la domenica e di Tele +2 col calcio estero crearono un piccolo \u201cpsicopatico sportivo\u201d. Tra gli sport di cui si innamora c\u2019\u00e8 l\u2019hockey americano, soprattutto nella mitologica figura di Mario Lemieux. Poco prima della morte del padre, nel febbraio 2001, Fiori trova su La Gazzetta dello Sport proprio un trafiletto con scritto del ritorno sul ghiaccio di Lemieux dopo aver sconfitto una forma tumorale e un ritiro di 3 anni. Da l\u00ec altra promessa, qualora arrivi la possibilit\u00e0 di scrivere un articolo, questo sar\u00e0 su Lemieux il Magnifico. Diventato ragioniere capisce immediatamente che iva e fatture sono molto pi\u00f9 noiose del previsto e la prima collaborazione col giornale \u201cSa Bovida\u201d gli fanno capire le regole basi del giornalismo, cosa che Fiori ignorava ma che rispettava, chiedendo solo la possibilit\u00e0 di scrivere e far colpo. Chiusa la parentesi Sa Bovida per problemi logistici e di salute dell\u2019immenso Antonio Delitala ecco il primo reale colpo di fulmine, il sito di hockey Nhl Playitusa che non ha un articolo su Lemieux. Il direttore, con una mail che Fiori ancora oggi custodisce, risponde: \u201cBeh, perch\u00e9 non provi a scriverne uno tu?\u201d Il resto \u00e8 la storia scritta al pc dopo averne scritto 5 pagine in un quadernone a quadretti. Un cambio di lavoro, non per sua volont\u00e0, spariglia le carte in tavola, col ragazzo che stando fuori casa tutto il tempo deve abbandonare la scrittura, ma peggio ancora va col primo di 3 ictus che colpiscono la mamma proprio in quel periodo. Tempo al tempo e con un altro cambio di lavoro ecco l\u2019opzione che lo colpisce, scrivere della sua amata Inter sul sito SpazioInter. Gli inizi sono complicati, scrivere secondo le regole e non avere carta bianca lo bloccano un pochino, fino all\u2019esplosione che nel sito si chiama Live. Il Live sarebbe il racconto, minuto per minuto e in contemporanea, della partita in tv e a Fiori tocca esordire con Milan-Inter. Quella sera il divertimento raggiunge le stelle, anzi, le supera e da quel momento l\u2019impegno \u00e8 triplo, con le perle di interviste a Sandro Mazzola (che risate), Gigi Simoni (che gentilezza) e Riccardo Cucchi, suo idolo radiofonico. Il tesserino da giornalista gli fa mantenere la parola data a 6 anni e ancor pi\u00f9 sorprendente \u00e8 la proposta di essere addetto stampa proprio della squadra locale, andare a vedere quelle partite che il destino gli negarono nel 1991. 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Di tutto lo sport. Aveva 6 anni quando, sicuramente errore o destino, ebbe in regalo una semplice radio, senza pensare alle conseguenze successive del pianeta sportivo. Una domenica, finiti i compiti, giocando con quel mezzo, capt\u00f2 la voce roca di Sandro Ciotti. Aveva appena scoperto l\u2019esistenza di Tutto il calcio minuto per minuto. La prima sfida arriva nella stagione calcistica 90\/91, quando lo zio, incredibile giornalista locale, gli diede come compito raccontare la giornata calcistica appena conclusa. Quel tema, ad appena 7 anni, risult\u00f2 migliore rispetto alle tabelline, mai entrate volentieri in testa. Il premio fu la presenza alla gara di cartello della squadra del suo paese, il Ploaghe, due settimane pi\u00f9 tardi. Destino volle che la morte prese suo zio proprio il mercoled\u00ec prima, innescando in Fiori la voglia di diventare giornalista. A scuola alla domanda \u201cHai solo il calcio in testa?\u201d rispondeva \u201cNo, anche il ciclismo\u201d e gli anni di partite contemporanee la domenica e di Tele +2 col calcio estero crearono un piccolo \u201cpsicopatico sportivo\u201d. Tra gli sport di cui si innamora c\u2019\u00e8 l\u2019hockey americano, soprattutto nella mitologica figura di Mario Lemieux. Poco prima della morte del padre, nel febbraio 2001, Fiori trova su La Gazzetta dello Sport proprio un trafiletto con scritto del ritorno sul ghiaccio di Lemieux dopo aver sconfitto una forma tumorale e un ritiro di 3 anni. Da l\u00ec altra promessa, qualora arrivi la possibilit\u00e0 di scrivere un articolo, questo sar\u00e0 su Lemieux il Magnifico. Diventato ragioniere capisce immediatamente che iva e fatture sono molto pi\u00f9 noiose del previsto e la prima collaborazione col giornale \u201cSa Bovida\u201d gli fanno capire le regole basi del giornalismo, cosa che Fiori ignorava ma che rispettava, chiedendo solo la possibilit\u00e0 di scrivere e far colpo. Chiusa la parentesi Sa Bovida per problemi logistici e di salute dell\u2019immenso Antonio Delitala ecco il primo reale colpo di fulmine, il sito di hockey Nhl Playitusa che non ha un articolo su Lemieux. Il direttore, con una mail che Fiori ancora oggi custodisce, risponde: \u201cBeh, perch\u00e9 non provi a scriverne uno tu?\u201d Il resto \u00e8 la storia scritta al pc dopo averne scritto 5 pagine in un quadernone a quadretti. Un cambio di lavoro, non per sua volont\u00e0, spariglia le carte in tavola, col ragazzo che stando fuori casa tutto il tempo deve abbandonare la scrittura, ma peggio ancora va col primo di 3 ictus che colpiscono la mamma proprio in quel periodo. Tempo al tempo e con un altro cambio di lavoro ecco l\u2019opzione che lo colpisce, scrivere della sua amata Inter sul sito SpazioInter. Gli inizi sono complicati, scrivere secondo le regole e non avere carta bianca lo bloccano un pochino, fino all\u2019esplosione che nel sito si chiama Live. Il Live sarebbe il racconto, minuto per minuto e in contemporanea, della partita in tv e a Fiori tocca esordire con Milan-Inter. Quella sera il divertimento raggiunge le stelle, anzi, le supera e da quel momento l\u2019impegno \u00e8 triplo, con le perle di interviste a Sandro Mazzola (che risate), Gigi Simoni (che gentilezza) e Riccardo Cucchi, suo idolo radiofonico. Il tesserino da giornalista gli fa mantenere la parola data a 6 anni e ancor pi\u00f9 sorprendente \u00e8 la proposta di essere addetto stampa proprio della squadra locale, andare a vedere quelle partite che il destino gli negarono nel 1991. Si chiede spesso se sia il destino a far scherzi oppure se semplicemente la vita va accettata per quella che \u00e8. Il 30 gennaio 2021, dopo un ricovero di un mese con tutte le aggravanti possibili, in ospedale viene a mancare la mamma di Francesco. Il colpo \u00e8 brutale. Il conto \u00e8 pesantissimo, la mente lontana, lo scrivere, anche solo un piccolo pensiero sulla giornata calcistica, \u00e8 di una difficolt\u00e0 che ad oggi \u00e8 ancora lontana dall'essere superata. Il resto \u00e8 storia o noia, dipende da che parte si vuol vedere, dagli articoli su Gazzetta Fan News al raccontare qualsiasi sport, perch\u00e9 per Fiori ogni sport ha un suo eroe e perch\u00e9 ora, con IspirazioneSportiva.com, sar\u00e0 ancor pi\u00f9 spettacolare dar libero sfogo a qualsiasi ispirazione, come dice il nome e come gli ha insegnato Riccardo Cucchi: \u201cNella vita mai smettere di sognare!\u201d. Anzi, scusate il ritardo! 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